Rimini, 24 agosto 2026. L’inclusione dei minori stranieri non accompagnati non è un intervento isolato, ma un investimento nel futuro che richiede responsabilità condivisa.
È il messaggio emerso al Meeting di Rimini dall’incontro “Crescere insieme. Seminare il futuro con i minori migranti”, promosso in collaborazione con Save the Children. Moderati da Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia, sono intervenuti Meissa Ba e Aly Berete, rappresentanti del progetto CivicoZero; Alessandro Battilocchio, deputato e presidente della Commissione parlamentare sulle periferie; Alpaslan Deliloglu, CEO di IKEA Italia; Kristian Gianfreda, assessore alla Protezione Sociale del Comune di Rimini; Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Il viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci ha inviato un videomessaggio.
Fatarella ha ricordato che nel mondo 300 milioni di persone vivono fuori dal proprio Paese, mentre nel 2025 sono giunte in Italia 66 mila persone e oggi i minori stranieri non accompagnati sono poco più di 13 mila: prima di ogni altra definizione, sono minori titolari del diritto alla protezione. Perché l’inclusione sia reale servono un ambiente accogliente, procedure che agevolino i percorsi, istruzione, formazione, lavoro dignitoso e appartenenza alla comunità. Non un costo, dunque, ma un investimento in una società più equa, giusta e sostenibile. «Non è una questione di scegliere tra le porte aperte e le porte chiuse, ma serve il coraggio di costruire le porte giuste», ha sintetizzato Fatarella, indicando un ecosistema nel quale politica, scuola, imprese, terzo settore e cittadini mettano in comune competenze e responsabilità.
Scholz: esperienze concrete per una speranza reale
Scholz ha spiegato di aver voluto portare al Meeting esperienze capaci di sottrarre il tema dell’immigrazione sia alle contrapposizioni ideologiche sia agli appelli formulati al condizionale. L’incontro con giovani immigrati impegnati nel lavoro gli ha mostrato una freschezza che costituisce un bene per loro e per la società italiana. «Ciò che muove — a proposito del muovere — sono testimonianze di persone che raccontano come siano riuscite a realizzare qualcosa di nuovo, di diverso, di utile, di bello», ha affermato. Portare esempi riusciti non significa nascondere gli ostacoli: i problemi devono essere chiamati con il loro nome, perché realismo e trasparenza generano fiducia. Non basta osservare il punto di arrivo; occorre conoscere il cammino e le difficoltà attraversate. Per questo, ha aggiunto Scholz, «dobbiamo andare avanti con una speranza reale che si scontra con tutte le problematiche e cerca, passo dopo passo, di costruire qualcosa di diverso». Le testimonianze dei giovani di CivicoZero hanno dato sostanza a questo metodo: non promesse astratte, ma vite nelle quali accompagnamento, opportunità e responsabilità personale hanno prodotto risultati verificabili.
Meissa Ba: studio, lavoro e una stabilità da costruire
Meissa Ba, senegalese di 19 anni, è arrivato in Italia due anni fa, pochi giorni prima del diciassettesimo compleanno, dopo essere partito a sedici anni e aver raggiunto la Spagna in barca. A Torino non conosceva nessuno e non parlava italiano. L’Ufficio Minori gli ha indicato CivicoZero, dove ha trovato persone capaci di ascoltarlo, un luogo da frequentare ogni giorno e il primo sostegno per imparare la lingua. Con la riapertura delle scuole ha seguito un corso di italiano e ha conosciuto il tutore volontario Diego, che lo ha accolto nella propria famiglia e accompagnato nelle necessità quotidiane. La comunità gli ha consentito di frequentare un corso della Cisco Networking Academy, concluso con un certificato. Nel giugno 2025 ha affrontato insieme l’esame di terza media, il primo lavoro, il cambio di casa e il passaggio alla maggiore età. CivicoZero lo ha aiutato a iniziare un tirocinio come magazziniere da Eataly e a prepararsi per la patente. Dopo aver aggiornato il curriculum e cercato un impiego nel settore informatico, ha sostenuto un colloquio in un’azienda dell’alluminio: la proposta iniziale prevedeva sei mesi di tirocinio e poi l’apprendistato, ma il suo percorso ha convinto l’impresa ad assumerlo a tempo indeterminato, con un contratto firmato a luglio. Rimane però aperta la difficoltà del permesso di soggiorno, atteso da oltre un anno nonostante la richiesta di prosieguo amministrativo. Meissa sogna una casa e di poter riunire in Italia la madre e la sorella. «Voglio rimanere in Italia, non mi vedo in un altro Paese», ha detto, sottolineando quanto siano decisivi documenti, lavoro e abitazione. Il sostegno fino ai 21 anni gli offre il tempo necessario per orientarsi: a diciotto o diciannove anni, ha osservato, è molto difficile costruire da soli la propria strada.
Aly Berete: il diritto al tempo, alla fiducia e a un lavoro dignitoso
Aly Berete, 19 anni, viene dalla Guinea Conakry. Quando il padre è andato in pensione e la famiglia non ha più potuto sostenere gli studi di entrambi i figli, ha scelto di lasciare alla sorella minore la possibilità di continuare la scuola e a quattordici anni è partito verso l’Europa. È arrivato in Sicilia nel 2024, a sedici anni, ma l’assenza di scuola e prospettive lo ha spinto a proseguire fino a Torino. Qui, dopo aver trascorso due notti all’aperto, è stato inserito in una struttura di prima accoglienza. Durante l’estate ha cominciato a studiare italiano a CivicoZero e, dopo quasi tre mesi, ha incontrato la tutrice volontaria Daniela. Privo di documenti che attestassero l’età, grazie a lei ha potuto contattare il fratello e ottenere il certificato di nascita. Ha poi conseguito la terza media e partecipato a laboratori e corsi di informatica, pasticceria e cucina. La mancanza del permesso di soggiorno gli ha impedito di svolgere lo stage del progetto Youth in Food e ha rallentato il suo cammino anche dopo i diciotto anni. La tutrice lo ha affiancato nella richiesta di prosieguo amministrativo e nella ricerca di una scuola. «Per stare bene e tranquilli è importante avere una persona di cui ti fidi, che ti ascolta e non ti lascia solo», ha spiegato. Aly frequenta ora un corso biennale per diventare cuoco; dopo uno stage in un ristorante ha rifiutato un tirocinio pagato 200 euro, giudicandolo non dignitoso, e con CivicoZero sta cercando un nuovo lavoro. Per studiare, integrarsi e raggiungere l’autonomia servono tempo, una casa e documenti. Il suo progetto è concreto: aprire un ristorante che unisca cucina italiana e guineana e avere vicino la sorella. Le storie di Aly e Meissa, ha commentato Fatarella, mostrano non soltanto vulnerabilità, ma talento, coraggio e il diritto di sognare in grande.
Istituzioni e periferie: autonomia, scuola e presidi socio-educativi
Nel videomessaggio Bellucci ha ricordato che l’Italia ospita oltre un milione di minori stranieri e circa 14 mila minori non accompagnati: dietro ogni numero vi sono un volto, una storia e un futuro dai quali deve partire la politica pubblica. «L’integrazione non nasce per decreto, si costruisce attraverso la scuola, il lavoro, lo sport, il rispetto delle regole e la partecipazione alla vita della comunità», ha affermato. Tra le misure richiamate, il programma PUOI Plus mette a disposizione oltre 6.200 percorsi di orientamento, formazione e inserimento lavorativo per rifugiati, minori non accompagnati e giovani giunti soli in Italia. Battilocchio ha portato il lavoro della Commissione parlamentare sulle periferie, istituita all’unanimità e presente finora in 45 missioni territoriali. Il 13,8 per cento dei minori vive in povertà assoluta, oltre il 16 per cento nelle città metropolitane; la dispersione scolastica è al 9,8 per cento e risale all’11 per cento nelle aree metropolitane, mentre quella implicita passa dall’8,5 al 9,7 per cento. Per gli studenti con background migratorio quest’ultima raggiunge il 21,5 per cento e un quarto non completa gli studi. Tuttavia le periferie non sono luoghi di rassegnazione: scuole e reti educative sono diventate piazze di comunità. Con Save the Children è stata presentata, con la firma di tutti i gruppi politici, una proposta di legge per istituire presidi socio-educativi nelle periferie e potenziare l’offerta culturale, sociale, sportiva e ricreativa per i minorenni; l’esame entrerà nel vivo in autunno.
Rimini e IKEA: formazione e impresa generano appartenenza
Gianfreda ha descritto la scelta del Comune di Rimini di investire nel progetto SAI per minori, individuando nella cura e nella formazione uno spiraglio di speranza per i ragazzi e per il territorio. Sedici giovani hanno appena concluso un corso per pizzaioli, rispondendo nel contempo alla domanda di lavoro di un territorio che conta 1.500 alberghi. «Ma questi sono i nostri ragazzi». Sono investimenti nella comunità, nella sicurezza e nelle attività produttive, sostenuti dalla collaborazione con associazioni e cittadini. Deliloglu ha collegato questa esperienza alla responsabilità delle imprese. Partendo dal programma sviluppato da IKEA in Svizzera durante la crisi dei rifugiati siriani, ha indicato tre ostacoli principali: lingua, adattamento culturale e procedure amministrative. Il percorso IKEA, della durata da tre a sei mesi, offre lingua, competenze professionali di base, conoscenza della cultura del Paese e un certificato finale spendibile anche in altre aziende. Tra il 2019 e il 2024 ha coinvolto 3.700 persone in 22 Paesi; l’obiettivo è accoglierne altre 3 mila entro il 2027. Più di 400 imprese hanno utilizzato gli strumenti condivisi e l’iniziativa ha aiutato 8 mila famiglie. In Italia il programma è attivo dal 2021 e ha coinvolto 170 persone. «Non chiedono assistenza, chiedono opportunità, l’opportunità di essere parte della società», ha sottolineato Deliloglu.
Un ecosistema di lungo periodo per diventare parte della comunità
I documenti che non arrivano, la brusca soglia dei diciotto anni, la difficoltà di trovare casa e il rischio di un lavoro precario possono interrompere percorsi già avviati; tutori volontari, prosieguo amministrativo, spazi educativi, istituzioni coordinate e imprese disponibili possono invece renderli possibili. Scholz ha riconosciuto nelle testimonianze, nell’impegno del Comune, nella proposta parlamentare e nel metodo aziendale ragioni concrete di speranza, chiedendo ai partecipanti di portare questo messaggio nei propri ambienti. Deliloglu ha riassunto il compito delle imprese e della società: «Sono tutti esseri umani che desiderano essere accolti per diventare parte di qualcosa, e noi tutti possiamo contribuire a rendere reale il loro percorso». Fatarella ha affidato alla conclusione tre criteri — talento e non vulnerabilità, investimento e non costo, ecosistema — ribadendo la necessità di nominare gli ostacoli e portare su scala le pratiche che funzionano. L’integrazione è infatti un processo di lungo periodo nel quale nessun soggetto basta a sé stesso. La richiesta finale abbandona il linguaggio delle intenzioni e chiama ciascuno all’azione: «Facciamo insieme: è il tempo della responsabilità». Al centro rimane la persona, prima delle categorie, e la possibilità che l’incontro tra talento e opportunità faccia crescere insieme i giovani arrivati soli e la comunità che li accoglie.







