Rimini, 25 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato l’incontro “Salute pubblica, stili di vita e sostenibilità economica dei sistemi sanitari”, trasmesso in diretta su IlSussidiario Tv. Sono intervenuti Mattia Altini, direttore generale dell’Azienda USL di Modena; Manuela Borella, vicepresidente Nutrizione Specializzata Danone Italia e Grecia; Maurizio Lupi, presidente del gruppo Noi Moderati; Francesco Moscone, professore di Economia Pubblica all’Università Ca’ Foscari di Venezia; Andrea Giuseppe Tiberti, presidente nazionale della Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo ETS. Ha moderato il dibattito Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Aprendo i lavori, Vittadini ha richiamato l’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. «Il nostro sistema sanitario nazionale, nato nel 1978, è uno dei cardini dello Stato sociale. Ma oggi vive una crisi profonda: mancano 100.000 posti letto negli ospedali, 12.000 di terapia intensiva, 70.000 infermieri. In 12 regioni su 21 non sono garantiti i livelli essenziali di assistenza». La natura della crisi, ha osservato, richiede non solo più risorse, ma «nuovi assetti organizzativi e una visione complessiva». Da qui il doppio tema del panel: da un lato la sostenibilità economica del sistema, dall’altro il ruolo cruciale degli stili di vita e della responsabilità personale.
Prevenzione e sostenibilità economica: i dati
Francesco Moscone ha portato la prospettiva dell’economista: «Più salute significa maggiore produttività, migliore qualità della vita in una società che invecchia, e minori costi per lo Stato». La prevenzione, ha spiegato, può avvenire dentro e fuori il sistema sanitario, anche attraverso incentivi al consumo responsabile. Moscone ha fatto l’esempio del tabacco: «Il fumo costa allo Stato miliardi di euro. Se i consumatori passassero dai prodotti tradizionali a quelli a ridotto rischio, il risparmio sarebbe superiore a un miliardo ogni anno solo nei costi diretti. Se includiamo i costi indiretti, si tratterebbe di cifre pari a una manovra finanziaria». Ha criticato la proposta di riforma europea che punta ad aumentare drasticamente le accise: «Un rialzo aggressivo dei prezzi rischia di alimentare il mercato nero e ridurre le entrate fiscali. L’Italia e altri Paesi si sono già opposti». Per Moscone la strada è «un aumento progressivo e differenziato delle tasse, accompagnato da educazione e prevenzione, per orientare i comportamenti dei consumatori». E ha aggiunto: «Non possiamo basare le politiche su statistiche gonfiate. La prevalenza di consumo di nicotina in Italia non è del 32%, ma del 27%, perché spesso i “dual user” vengono contati due volte. Serve più rigore nei dati per valutare l’efficacia delle politiche».
Determinanti di salute: non solo sanità
Mattia Altini ha sottolineato che salute e sanità non sono sinonimi: «I determinanti di salute sono multifattoriali: servizi sanitari, condizioni di vita, reddito e protezione sociale, capitale sociale, istruzione, lavoro. Il sistema delle cure pesa solo per il 9% sul benessere complessivo. Il reddito vale il 43%, le condizioni di vita il 22%, il capitale sociale il 15%, l’occupazione l’11%». Da qui l’importanza di politiche integrate: «Chi ha solo la licenza elementare ha bisogni sanitari insoddisfatti sette volte superiori a un laureato. Le disuguaglianze territoriali e sociali pesano enormemente sulla salute». Altini ha richiamato anche il tema della rinuncia alle cure: «Quattro milioni di italiani rinunciano a curarsi, soprattutto per motivi economici e per le liste d’attesa. Questo è inaccettabile in un sistema universalistico». Ha poi insistito sull’uso appropriato delle risorse: «Consumiamo prestazioni in modo iniquo. Ogni esame fatto senza necessità sottrae risorse a chi ne ha bisogno. L’educazione alla salute e la fiducia comunitaria possono essere più efficaci e meno costose dei farmaci. Un gruppo di pazienti diabetici che cammina insieme riduce la glicemia senza ipoglicemizzanti: significa salute e risparmio».
Il ruolo delle imprese: la nutrizione come terapia
Manuela Borella ha portato la testimonianza di Danone: “Di fronte a una transizione demografica sempre più marcata, segnata dall’invecchiamento della popolazione e da un aumento delle fragilità, è urgente adottare un nuovo approccio alla salute. In questo contesto, la nutrizione rappresenta una leva strategica di salute pubblica, capace di favorire una longevità in salute e di sostenere efficacemente il percorso terapeutico dei pazienti, soprattutto in ambito oncologico, ma non solo, dove la malnutrizione può compromettere l’efficacia delle cure. Per questo, come Danone Nutricia, siamo impegnati a promuovere la conoscenza e l’accesso agli Alimenti a Fini Medici Speciali, fondamentali per garantire un adeguato apporto nutrizionale a chi non può soddisfare i propri fabbisogni con la sola alimentazione tradizionale. Un impegno che punta a migliorare la qualità della vita dei pazienti e anziani fragili e a rafforzare equità e sostenibilità del Sistema Sanitario». La nutrizione clinica è una terapia complementare che «migliora gli esiti, riduce i giorni di ospedalizzazione e abbassa i costi». Ha citato dati di farmaco-economia: «Un anziano con frattura al femore costa al sistema 1.400 euro in meno se riceve supplementi nutrizionali orali, perché viene dimesso prima. Nei pazienti oncologici, la terapia nutrizionale aumenta l’efficacia delle cure e la sopravvivenza. Eppure in Italia questi prodotti non fanno parte dei LEA, mentre in quasi tutta Europa sì». Un esempio positivo viene dalla Lombardia: «Dal 2025 la Regione li eroga gratuitamente ai pazienti oncologici in terapia attiva. È un modello da estendere».
Mutuo soccorso: una tradizione che ritorna
Andrea Giuseppe Tiberti ha richiamato la storia delle società di mutuo soccorso, nate nell’Ottocento per affrontare collettivamente i bisogni di salute, alimentazione e istruzione: «Oggi ci troviamo a rivivere temi simili. È triste che un sistema nato per superare le carenze dello Stato debba tornare centrale, ma siamo pronti a fare la nostra parte». Ha ricordato che le mutue non sono alternative al sistema pubblico, ma integrative: «Il SSN è una grande mutua che include tutti. Noi vogliamo sostenerlo, non sostituirlo». Ha denunciato le disuguaglianze territoriali e le difficoltà di accesso alle cure: «Un cittadino non può aspettare sei mesi per un esame urgente. E chi non ha risorse economiche resta escluso». Per Tiberti la strada è «un’alleanza tra pubblico, privato e terzo settore, evitando di depotenziare il sistema pubblico ma integrandolo con strumenti flessibili e vicini alle persone».
La politica: dignità della persona e coesione sociale
Maurizio Lupi ha chiuso il dibattito, partendo da una riflessione: «Il primo compito della politica è osservare la realtà. Se si legifera solo sull’emergenza si sprecano risorse. La legge deve indicare una strada, non inseguire l’emotività». Ha ricordato come la percezione della salute cambi nel tempo: «Negli anni ’80 una campagna pubblica invitava a consumare più zucchero. Oggi sappiamo che è un fattore di rischio. Questo ci dice che dobbiamo aggiornare continuamente le politiche sugli stili di vita». Lupi ha insistito sulla centralità della prevenzione e della psiche: «Dopo il Covid ci siamo accorti che la salute mentale è parte integrante della salute. Ma in molte regioni lo psicologo non è coperto dal servizio pubblico. È una grave lacuna». Sulle politiche sanitarie ha osservato: «Il sistema ospedalocentrico ha mostrato i suoi limiti. Serve rafforzare la medicina territoriale e ridare dignità ai medici di base. E quando le regioni non garantiscono i livelli essenziali di assistenza, lo Stato deve avere il coraggio di intervenire anche con poteri commissariali».
Vittadini, concludendo, ha richiamato il valore della sussidiarietà: «La società esiste, contro ogni slogan che la nega. La politica deve essere capace di liberare le energie della società e orientarle al bene comune. Solo così il nostro sistema sanitario potrà restare universale, equo e sostenibile».







