Ripensare l’umano oggi

Redazione Web

Rimini, 22 agosto 2025 – Nel cuore del Meeting 2025, l’incontro “Ripensare l’umano oggi” ha offerto uno sguardo di rara profondità sul tema centrale dell’esperienza umana. Il professor Carmine Di Martino e lo psicoanalista Nicolò Terminio hanno dialogato con la moderazione di Giorgia Pinelli, creando un percorso che ha interrogato la filosofia e la psicoanalisi sulle sfide del nostro tempo. La riflessione si è subito posta al crocevia tra etica, cultura, scienza e società.

Il contesto culturale contemporaneo

Il dibattito ha preso avvio dalla constatazione che la nostra epoca vive una condizione di “quasi indeterminatezza”, dove l’idea di umano rischia di dissolversi in un campo libero di possibilità. Pinelli ha sottolineato come, dietro la facciata di libertà illimitata, si nasconda il pericolo dell’isolamento e della perdita di senso: «Se l’altro diventa un ostacolo al mio progetto, allora la libertà stessa rischia di ridursi a guscio vuoto».

La prospettiva di Nicolò Terminio

Nicolò Terminio ha raccontato l’esperienza clinica dello psicoanalista: «Io passo le giornate ad ascoltare sintomi, sofferenze e rinascite. La psicosi mostra cosa significa perdere l’umano: è come non avere più il pavimento sotto i piedi». Ha quindi illustrato i quattro modi attraverso cui l’uomo può smarrire la propria umanità: psicosi, trauma, psicopatia e nevrosi. Ognuno di questi non è solo un termine clinico, ma un frammento di verità sulla fragilità dell’essere umano.

Il dramma del trauma e la tentazione della violenza

Il relatore ha portato esempi concreti di vite segnate dal dolore: «Nella psicosi manca la meraviglia dell’altro, nel trauma invece l’altro non protegge ma ferisce. Nell’abuso l’altro diventa persecutore, e così la vittima impara a vivere senza sicurezza, a considerarsi uno scarto». Ha sottolineato come il trauma generi spesso dipendenze, autolesionismo e violenza: «Il traumatizzato che non elabora il dolore diventa carnefice, trasformando gli altri in strumenti del proprio dominio».

Il silenzio come luogo di rigenerazione

Un passaggio particolarmente toccante ha riguardato il valore del silenzio, l’idea che il silenzio non sia assenza, ma presenza capace di trasformare: «Il silenzio non è vuoto – ha detto Terminio – ma possibilità di incontro con l’alterità radicale. È lì che impariamo ad amare con la parte di noi che ama e non con la parte che vuole essere amata».

Carmine Di Martino: la via della relazione per guadagnare l’umano

Carmine Di Martino ha ripreso il filo della riflessione per affrontare il tema del guadagnare la propria umanità. «Siamo tutti incancellabilmente figli – ha affermato –. La vita ci è stata donata, non ce la siamo data da soli». Ha così smontato due miti della modernità: l’individualismo radicale e la libertà intesa come arbitrio assoluto. Per Di Martino, l’uomo non si costruisce da solo ma attraverso la relazione, che è la condizione della sua umanizzazione.

Il neonato e la domanda originaria di senso

Per rendere concreta la sua tesi, Di Martino ha richiamato l’esperienza del neonato: «Il bambino chiede non solo nutrimento, ma sguardo, parola, stupore. Se non viene guardato, muore dentro anche se sopravvive fisicamente». Con questo esempio ha confutato l’idea dell’uomo come tabula rasa, sostenendo che ognuno porta in sé una domanda di amore e di senso che precede ogni cultura.

Il ruolo della comunità

 Secondo Di Martino, nessuno può umanizzarsi da solo: «Abbiamo bisogno di comunità, di luoghi di amicizia, di realtà che ci sostengano e ci affermino per ciò che siamo». Ha aggiunto che l’individualismo isolante indebolisce, mentre la comunità genera fiducia e speranza. «La vita si accende quando incontra qualcuno in cui la vita è già accesa», ha affermato.

Evento e incontro: l’umano che si rinnova

Il dialogo si è acceso sul tema dell’“evento”. Terminio ha distinto gli eventi “senza l’altro” – consumati e incapaci di trasformare – dagli eventi “dell’altro”: «Solo la relazione con l’altro genera un prima e un dopo, capace di trasformare la vita». Di Martino ha completato la riflessione: «L’altro è l’evento supremo, irriducibile e non dominabile. Solo l’altro apre la vita a una vera novità».

Un laboratorio di umano

Giorgia Pinelli ha chiuso l’incontro sottolineando il valore della comunità come luogo di fioritura dell’umano. «Il Meeting – ha detto – è l’esempio concreto che l’umano cresce nella relazione, nell’incontro, nel dialogo. Per questo ripensare l’umano non è esercizio accademico, ma esigenza vitale». Con un lungo applauso, il pubblico ha riconosciuto la profondità di un dialogo che non si limita a interpretare il presente, ma apre alla speranza di un futuro in cui l’umano possa ritrovare le sue radici autentiche.

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