Rimini, 24 agosto 2025 – Un bene primario, un diritto, ma anche un problema che in Italia e in Europa è diventato una vera emergenza. La casa è tornata al centro del dibattito pubblico e politico. All’incontro del Meeting di Rimini “Ri-costruire. La città come luogo di vita”, protagonisti di istituzioni, finanza e impresa si sono confrontati su un tema che riguarda la vita quotidiana di milioni di cittadini: l’accessibilità abitativa, la rigenerazione urbana, la desertificazione dei borghi e il ruolo del pubblico e del privato nella creazione di città più sostenibili. Sul palco Mario Abbadessa (Hines Italy), Lucia Albano (MEF), Jacques Moscianese (Intesa Sanpaolo), Marco Osnato (Camera dei Deputati) e Irene Tinagli (Parlamento europeo), moderati dall’architetto Lorenzo Margiotta.
Affordable housing, rigenerazione e borghi desertificati
Tutti gli interventi hanno mostrato con chiarezza la complessità della sfida. Mario Abbadessa, senior managing director di Hines, ha indicato tre priorità: Accessibilità economica: «L’affordable housing è straordinariamente importante. Servono meccanismi che consentano di acquistare o affittare case a prezzi ragionevoli, in linea con la capacità economica delle persone. Non possiamo permetterci un modello Barcellona, dove la casa è diventata inaccessibile». Rigenerazione urbana: «Il 70% del patrimonio edilizio italiano è inefficiente. Gli obiettivi europei sulla trasformazione ecologica richiedono investimenti massicci per riqualificare gli edifici e ridurre l’impatto ambientale». Borghi e patrimonio familiare: «In Abruzzo, come in tante regioni d’Italia, i borghi si sono desertificati. Case che dieci anni fa valevano 10 oggi valgono 1. È intollerabile: la ricchezza privata degli italiani si fonda sulla casa, non possiamo accettare che questo patrimonio si dissolva». Per Abbadessa, la soluzione passa da una collaborazione stabile: «Istituzioni e operatori privati devono sedere a tavoli comuni. Solo così possiamo costruire risposte di lungo periodo».
Milano, le grandi città e la domanda abitativa
Sempre Abbadessa ha ricordato tre “punti fermi” che non possono essere ignorati: la domanda abitativa non è comprimibile ma solo canalizzabile; le energie e gli investimenti si concentrano inevitabilmente nei grandi centri urbani; anche l’housing sociale deve garantire una redditività, diversa dalla speculazione ma comunque sostenibile. «L’investimento sociale – ha spiegato – è interessante perché garantisce un flusso di cassa stabile nel tempo. Per questo abbiamo scelto di puntare su studentati, case a canone calmierato e residenze per anziani. Ma serve una normativa chiara e tempi rapidi: in Italia siamo ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei».
Il piano dell’abitare e il patrimonio pubblico
Lucia Albano, sottosegretario al MEF, ha sottolineato l’importanza di parlare non solo di “piano casa”, ma di un più ampio “piano dell’abitare”: «Abitare significa non solo avere un tetto, ma disporre di servizi, infrastrutture, luoghi di socialità. È un concetto più articolato della semplice casa». Ha ricordato il lavoro dell’Agenzia del Demanio, che ha incrementato del 150% gli investimenti nella rigenerazione urbana: «Nei prossimi anni arriveremo a 50 Piani Città, con la valorizzazione del patrimonio pubblico come leva per rigenerare quartieri e comunità». Accanto all’economia, Albano ha richiamato anche il valore educativo della bellezza: «Rigenerare significa restituire bellezza ai luoghi. La bellezza è educativa, genera valore sociale, non possiamo permetterci di perderla».
Milano, un modello sotto pressione
Il dibattito si è poi spostato su Milano, città che negli ultimi 25 anni è stata considerata un modello di attrattività per gli investimenti ma che oggi deve affrontare gli effetti collaterali del suo successo. Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale UE sulla crisi degli alloggi, ha evidenziato come «una città che cresce porta con sé anche pressioni enormi, ad esempio sui prezzi delle case. Questo ha generato processi di esclusione, non per volontà, ma per disallineamento tra crescita locale e politiche sociali e salariali». Tinagli ha proposto di gestire meglio la domanda, ad esempio regolando il fenomeno degli affitti turistici: «A Milano ci sono oltre 30.000 alloggi su Airbnb. Non si tratta di eliminare, ma di gestire, come fanno altre grandi città. Serve un piano diverso che distingua l’offerta turistica da quella residenziale». Accanto al mercato, è necessario rilanciare il ruolo del terzo settore e dell’imprenditoria sociale: «Ci sono esperienze straordinarie, ma spesso lavorano in solitudine. Dobbiamo dare loro più spazio e risorse, perché possono garantire housing accessibile per la classe media, che è la fascia più colpita».
Scelte politiche e libertà dell’individuo
Per Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, la questione è politica: «Vienna investe 250 milioni l’anno in housing sociale. Anche in Italia, con la GESCAL, erano state fatte scelte simili. Poi si è deciso di non avere più una fiscalità dedicata all’edilizia sociale: sono scelte politiche, legittime, ma con conseguenze evidenti». Osnato ha richiamato la necessità di un nuovo piano casa che parta da una priorità, la libertà dell’individuo. «Non si deve essere costretti ad andare a vivere fuori città per mancanza di alternative. Oggi i cittadini hanno contribuito con le tasse a costruire servizi nelle grandi città: devono poterci vivere, non essere spinti altrove».
Impatto sociale e gioco di squadra
Dal mondo della finanza, Jacques Moscianese di Intesa Sanpaolo ha ribadito il valore del “gioco di squadra”: «Lo sviluppo delle città nasce da una collaborazione fra pubblico e privato. È fondamentale includere anche chi è escluso dai circuiti economici e culturali». Intesa Sanpaolo ha lanciato il programma Opere Sociali, con 1,5 miliardi di euro di risorse dedicate al periodo 2023-2028: «È il più grande programma privato italiano di impatto sociale. Puntiamo a sostenere progetti che abbiano effetti diretti sulla vita delle persone e sullo sviluppo urbano. Il volontariato, che qui al Meeting vediamo in azione, è un motore straordinario: va sostenuto e strutturato».
Regole chiare per costruire insieme
Servono regole chiare e omogenee per facilitare la collaborazione tra pubblico e privato. «Non è in crisi il rapporto tra le parti – ha detto Abbadessa – ma il metodo. Se ci sono regole semplici e trasparenti, i risultati arrivano». Un messaggio che si collega al senso profondo del Meeting: anche il Meeting è una città da costruire e sostenere, un luogo che vive grazie ai contributi di tutti.







