Rimini, 22 agosto 2025 – La 46ª edizione del Meeting di Rimini ha ospitato uno degli interventi più attesi: quello dell’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha accettato l’invito a offrire le sue riflessioni sul futuro dell’Europa. In un contesto segnato da crisi geopolitiche, sfide economiche e tensioni sociali, le sue parole hanno tracciato una visione lucida e concreta per l’Unione Europea, chiamata a ridefinire il proprio ruolo sulla scena internazionale.
Il valore dei diritti e la fragilità delle conquiste europee
Bernard Scholz, presidente della fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, ha introdotto l’intervento di Draghi ricordando che l’Unione è l’unico grande spazio al mondo dove convivono diritti umani, stato di diritto, democrazia, economia sociale e welfare universale. Ma queste conquiste non sono scontate: “Darli per acquisiti significa condannarli al declino. Essi dipendono da una società civile responsabile e hanno bisogno di essere continuamente rinnovati”. Le radici culturali dell’Europa – greche, romane, ebraico-cristiane – restano fondamentali per dare linfa al presente, ma richiedono un confronto aperto con le sfide di oggi.
La fine delle illusioni geopolitiche
Uno dei passaggi più significativi è stato l’analisi delle trasformazioni globali: “Per anni l’Unione Europea ha creduto che la sola dimensione economica, con i suoi 450 milioni di consumatori, garantisse potere geopolitico. Oggi sappiamo che non è così”. L’Europa ha dovuto affrontare dazi commerciali dagli Stati Uniti, una guerra alle porte con la Russia sostenuta dalla Cina, e una marginalità nei negoziati internazionali che ha messo a nudo la debolezza politica dell’Unione. Di fronte all’emergere di queste sfide, Draghi sostiene che sia scaturito un generale scetticismo nei confronti dell’Unione europea rispetto alla capacità di questa di difendere i propri valori fondativi.
Adattarsi a un nuovo mondo
L’ex presidente della Bce ha sottolineato che l’UE nacque per rispondere ai fallimenti degli Stati nazionali nella prima metà del Novecento. Oggi, in un contesto dominato da geo-economia, conflitti e crisi energetiche, l’Unione deve trasformarsi ancora: “Distruggere l’integrazione europea per tornare alle sovranità nazionali significherebbe solo esporci di più al volere delle grandi potenze”. Invece è necessario dare inizio a una nuova fase di integrazione politica ed economica per rispondere alle grandi sfide del presente.
Il mercato unico e le tecnologie critiche
Grande attenzione è stata dedicata a due leve decisive: il completamento del mercato interno e gli investimenti comuni nelle tecnologie strategiche. Draghi ha citato gli ostacoli ancora presenti negli scambi tra Stati membri, che equivalgono a tariffe implicite altissime: “La loro rimozione avrebbe un impatto sostanziale sulla produttività e sulla competitività”. Sul fronte tecnologico, il richiamo è stato alla necessità di unire risorse e capacità industriali: “Nessun Paese europeo, da solo, può sviluppare le tecnologie critiche necessarie a garantire prosperità e sovranità”.
Tra le soluzioni individuate da Draghi quella del c.d. “Ventottesimo regime”, l’introduzione dello stesso regime giuridico per la disciplina delle piccole imprese in tutti i paesi europei: sarebbe un modo per realizzare una maggiore integrazione sul piano industriale.
Debito buono e investimenti comuni
Riprendendo un tema caro già presentato in altre occasioni, Draghi ha distinto tra debito buono e debito cattivo: “Il debito cattivo finanzia sprechi e consumi correnti. Il debito buono finanzia investimenti produttivi, capaci di generare crescita e ripagarsi”. Ma oggi, ha aggiunto, molti investimenti non sono più sostenibili solo a livello nazionale: “Solo forme di debito comune possono sostenere progetti europei di grande ampiezza, come la difesa, l’energia e la ricerca”.
Corpi intermedi e società civile: il ruolo insostituibile
L’ex presidente del Consiglio ha poi evidenziato il pericolo di una società europea sempre più frammentata e atomizzata: “In questa società i corpi intermedi sono fondamentali, perché avvicinano le istituzioni alle persone. Oggi sono uno strumento indispensabile per costruire un’Europa che risponda ai bisogni dei cittadini”. La loro vocazione, anche transnazionale, può offrire un contributo decisivo alla nuova stagione europea.
Un europeismo pragmatico
Infine Draghi, rispondendo alla domanda di Bernhard Scholz, ha raccontato il percorso che lo ha portato ad abbracciare un convinto europeismo: da giovane critico dell’idea di moneta unica a protagonista del “Whatever it takes” che salvò l’euro nel 2012. “Non è un europeismo nato da grandi visioni astratte, ma da scelte pragmatiche, maturate nella consapevolezza che solo insieme possiamo affrontare sfide che nessun Paese da solo è in grado di reggere”.
L’intervento si è concluso con un appello diretto al pubblico di Rimini e a tutti i cittadini europei: “Trasformate il vostro scetticismo in azione. L’Unione europea è la nostra migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza e solidarietà. È una democrazia: siamo noi, i cittadini europei, a deciderne le priorità”. Un messaggio che ha trovato eco nell’intero Meeting, confermando la centralità del tema europeo come crocevia per il futuro comune dei popoli e delle istituzioni.







