Quale autonomia serve al territorio?

Redazione Web

Rimini, 23 agosto 2025 – Il dibattito “Quale autonomia serve al territorio”, moderato da Lorenza Violini (Università degli Studi di Milano), ha visto confrontarsi voci di primo piano delle istituzioni italiane: Federico Freni (sottosegretario al MEF), Gaetano Manfredi (presidente ANCI), Roberto Occhiuto (presidente Regione Calabria), Stefania Proietti (presidente Regione Umbria) e Francesco Rocca (presidente Regione Lazio). «L’articolo 5 della Costituzione ci ricorda che la Repubblica è una e indivisibile, ma riconosce e promuove le autonomie locali», ha aperto Violini. «Il punto è comprendere come tradurre questo principio in una reale capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, evitando sovrapposizioni e inefficienze».

Francesco Rocca: autonomia come responsabilità verso i cittadini

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha richiamato la centralità dei diritti fondamentali dei cittadini: «L’autonomia non deve mai diventare un ostacolo, ma uno strumento che favorisca l’ascolto dei territori». Ha citato l’esempio delle energie rinnovabili: «Nella provincia di Viterbo l’80% degli impianti si concentra in un’unica area, devastando il paesaggio. Noi, come Regione, mettiamo dei limiti che però le imprese aggirano rivolgendosi direttamente al Ministero. È una frustrazione: la pianificazione regionale deve contare». Per Rocca, «autonomia significa responsabilità, ma serve un modello di leale collaborazione costante con lo Stato. Il tema dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) sarà decisivo: senza LEP garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, rischiamo squilibri insostenibili».

Stefania Proietti: equità e ingranaggi che devono funzionare

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, già sindaco di Assisi e presidente della provincia di Perugia, ha ricordato che «il sindaco è l’avamposto dello Stato, come disse il presidente Mattarella. Ma più si sale, più è difficile governare dinamiche complesse. Il punto di riferimento deve restare il cittadino». Ha insistito sul tema delle aree interne: «In Umbria la maggioranza dei comuni non è in aree metropolitane, ma in zone montane, con molte fragilità. Autonomia significa garantire i diritti anche lì: dall’integrazione socio-sanitaria ai trasporti». Proietti, laureata in Ingegneria meccanica, ha paragonato il sistema istituzionale ad «un meccanismo complesso. Se un solo ingranaggio si ferma, si ferma tutto. Le province, ad esempio, erano enti di area vasta: l’averle eliminate parzialmente ha indebolito il meccanismo».

Roberto Occhiuto: sussidiarietà e riforme, non solo risorse

Collegato da remoto, il presidente della Calabria Roberto Occhiuto ha sottolineato: «L’autonomia è un valore, ma senza coordinamento nazionale e senza LEP diventa un disvalore che aumenta gli squilibri». Ha portato un esempio concreto: «In Calabria ho dovuto assumere medici da Cuba per non chiudere ospedali. Immaginate cosa succederebbe se l’autonomia permettesse ad altre regioni, più ricche, di offrire salari più alti: regioni come la mia sarebbero destinate a soccombere». Occhiuto ha avvertito: «In Italia si parla troppo di risorse e troppo poco di riforme. Mettere soldi in un motore che non funziona non serve. Serve riformare la remunerazione dei medici, la medicina territoriale, l’inquadramento dei giovani specializzandi». Ha lanciato anche una proposta di welfare innovativo: «Nei borghi che si spopolano, pensiamo a modelli di sussidiarietà orizzontale per assistere gli anziani a casa loro, invece di mandarli in RSA. Costerebbe meno e garantirebbe più dignità».

Gaetano Manfredi: i Comuni come primo presidio dei cittadini

Il presidente ANCI e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha richiamato la prospettiva dei Comuni: «I cittadini non distinguono se un servizio viene dal Comune, dalla Regione o dallo Stato: vogliono che il servizio ci sia. L’autonomia deve essere uno strumento per garantire equità». Ha denunciato gli squilibri nei finanziamenti: «I Comuni sostengono servizi fondamentali come l’assistenza ai disabili o ai minori non accompagnati, ma i trasferimenti statali coprono spesso solo il 20-30% dei costi. Così i Comuni devono togliere risorse ad anziani e poveri: è una guerra tra marginalità che non fa onore al Paese». Manfredi ha ricordato i divari interni alle città: «A Napoli la differenza tra Scampia e Posillipo, in termini di reddito e servizi, è più grande di quella tra Nord e Sud Italia. La coesione sociale si spezza se non riduciamo questi divari».

Federico Freni: autonomia come certezza dei diritti

Il sottosegretario al MEF Federico Freni ha scelto una metafora familiare: «Spiegando alle mie figlie cos’è l’autonomia, ho detto che se serve un quaderno per i compiti, non importa chi lo compra, papà, mamma o la tata: l’importante è che il quaderno ci sia. Così è per i diritti: il cittadino deve sapere che li avrà, a prescindere dal livello istituzionale». Ha ribadito: «L’Italia resta una e indivisibile. L’autonomia non può diventare fattore di divisione Nord-Sud. Deve significare più responsabilità per chi la esercita e più capacità di programmazione e gestione». Sulle prospettive, ha affermato: «Dobbiamo attuare la Costituzione per i bisogni di oggi. Autonomia vuol dire avvicinare i diritti ai cittadini, senza aumentare le diseguaglianze. Se il modello Giubileo di Roma ha funzionato, perché non farne un metodo ordinario di collaborazione tra Stato, Regioni e Comuni?».

Autonomia come collaborazione, non divisione

Dagli interventi è emersa una linea condivisa: l’autonomia non deve essere bandiera ideologica, ma strumento concreto per rendere più efficaci i servizi. Per Rocca, «serve trasformare il modello Giubileo in metodo ordinario di lavoro». Proietti ha ribadito che «nessun vagone della locomotiva Italia deve essere sganciato». Occhiuto ha chiesto «meno retorica e più riforme vere». Manfredi ha invocato «più risorse per i Comuni e meno conflitti istituzionali». Freni ha sintetizzato: «Il quaderno deve arrivare a tutti: questo è il senso dell’autonomia».

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