Rimini, 24 agosto 2025 – Ma quale tipo di “mattone” può essere una Pubblica amministrazione? Se ne è parlato al Meeting nel panel «Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare», moderato da Salvatore Taormina, coordinatore del Dipartimento Istituzioni e Amministrazione Pubblica della Fondazione per la Sussidiarietà.
L’incontro ha fatto un interessante focus sui nodi irrisolti della pubblica amministrazione italiana, sui rischi derivanti dall’invecchiamento del personale, sulle sfide poste dal calo demografico, le opportunità legate al PNRR e la digitalizzazione.
Sul palco, Stefano Bonaccini, europarlamentare; Gigi De Palo, direttore generale della Fondazione Angelini; Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo ECR; Marcello Fiori, direttore generale INAIL; Paolo Maggioli, amministratore delegato del Gruppo Maggioli; Bernardo Giorgio Mattarella, professore di Diritto amministrativo alla Luiss “Guido Carli”.
La cornice del dibattito
Il punto di partenza è stato il volume «Governare le fragilità», scritto a quattro mani da Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella. Il libro affronta con rigore i limiti cronici della Pubblica Amministrazione italiana per la quale il vulnus principale non è la mancanza di leggi, ma la loro attuazione concreta.
Altra fragilità del sistema è che, nonostante un apparato amministrativo numericamente più ridotto rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia si trova ad affrontare sfide che vanno oltre la mera dimensione quantitativa: calo demografico, digitalizzazione lenta, carenza di capitale umano qualificato, necessità di semplificazione normativa e continuità delle politiche pubbliche.
L’analisi di Bernardo Giorgio Mattarella
«Un problema strutturale che condizionerà tutti i settori della vita pubblica»: così il professore Mattarella ha presentato il calo demografico, fenomeno che si riflette su scuola, sanità, sostenibilità, sistema pensionistico.
Il numero ridotto di nascite porterà inevitabilmente a un minor numero di lavoratori qualificati: «Se oggi non interveniamo con politiche di lungo periodo, tra vent’anni avremo un capitale umano insufficiente per reggere le sfide globali», ha detto Bernanrdo Mattarella che ha evidenziato la discontinuità normativa come una delle fragilità tipiche italiane.
«Ogni nuovo governo tende a riscrivere le regole, dimenticando il lavoro di chi lo ha preceduto. In questo modo si vanificano gli sforzi e si compromette l’attuazione delle riforme», ha detto.
La natalità come questione sociale
Gigi De Palo ha colto l’assist del professore Mattarella per ribadire che la natalità è ormai la più grande questione sociale: «Non possiamo pensare a una Pubblica Amministrazione efficiente se mancano i cittadini del futuro. La natalità è la materia prima del Paese. Senza nuove generazioni, il welfare collassa».
De Palo ha ricordato che i giovani esprimono ancora un forte desiderio di matrimonio e di figli, ma che la mancanza di politiche strutturali impedisce loro di realizzare i propri progetti di vita. Da qui la proposta di istituire un’Agenzia nazionale per la natalità, capace di garantire continuità alle politiche familiari al di là dei cambi di governo: «Oggi i giovani chiedono di avere la possibilità di costruire famiglie e carriere. Non è un’utopia: è una sfida concreta, che riguarda la tenuta del sistema Paese».
Digitalizzazione e investimenti: la prospettiva imprenditoriale
Paolo Maggioli ha rimarcato l’importanza della digitalizzazione come strumento di modernizzazione. «Non esiste crescita economica senza una Pubblica amministrazione efficiente. Occorre una strategia di lungo termine che faccia dell’innovazione digitale una politica strutturale». Maggioli ha sottolineato che il settore privato è pronto a collaborare con il pubblico, come dimostrato dal successo dei progetti di migrazione al cloud e dalle nuove piattaforme di gestione documentale: «Abbiamo dimostrato che quando pubblico e privato collaborano, i risultati arrivano. Ora serve continuità», ha rimarcato.
Marcello Fiori: risorse umane e volontariato
Il direttore generale dell’INAIL ha posto al centro il tema delle risorse umane: «Oggi l’età media nella Pubblica amministrazione è superiore ai 50 anni. Abbiamo perso due cicli universitari di giovani che avrebbero potuto portare competenze digitali. Formare un cinquantenne sull’uso di uno smartphone non è la stessa cosa che assumere un venticinquenne nativo digitale». Fiori ha insistito sulla necessità di valorizzare il volontariato: «Cinque milioni di volontari non sono un patrimonio privato, ma una risorsa pubblica. Servono strumenti normativi che facilitino la collaborazione tra amministrazioni e terzo settore, nel rispetto delle regole e della trasparenza».
Bonaccini: il capitale umano come priorità
Stefano Bonaccini ha sottolineato come la denatalità e la carenza di capitale umano siano le vere emergenze del futuro: «Se nel 2050 avremo più pensionati che lavoratori, il sistema collasserà. Servono politiche coraggiose sulla natalità, sull’istruzione e sulla formazione». Bonaccini ha richiamato l’attenzione anche sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie, che «possono aiutare la sanità e il welfare, ma non sostituiranno mai l’umanità di medici e infermieri».
Carlo Fidanza: meno burocrazia e più competitività
Carlo Fidanza ha offerto una prospettiva europea, ricordando che oltre il 70% delle norme italiane deriva da direttive europee. «Non possiamo pensare che la competitività si costruisca aggiungendo regole su regole. L’Europa deve semplificare e garantire tempi decisionali più rapidi. Un eccesso di norme soffoca imprese e cittadini». Fidanza ha ribadito il valore della sussidiarietà come criterio per distinguere ciò che deve essere gestito a livello europeo e ciò che deve rimanere in capo agli Stati nazionali.
Conclusioni
Il dibattito ha evidenziato una visione corale: la Pubblica Amministrazione deve essere ripensata non come apparato distante e burocratico, ma come infrastruttura sociale capace di accompagnare cittadini e imprese nelle sfide del presente.







