Per quale futuro si innova?

Redazione Web

Rimini, 26 agosto 2025 – «Ogni impresa nasce da un sogno, ma crescere richiede molto di più: ascolto, coraggio, relazioni vere». Con queste parole si è aperto l’incontro “Per quale futuro si innova?”, ospitato all’Arena Cdo C1 del Meeting di Rimini e trasmesso in diretta da Rai News. Organizzato da Compagnia delle Opere, Fabbrica per l’Eccellenza e Cdo Informatica, l’appuntamento ha visto la partecipazione di Jason Cox (IKEA), Enrico Loccioni (Loccioni Group), Benedetta Giovanola (Università di Macerata), moderati da Tommaso Minola, docente di Ingegneria Economico-Gestionale all’Università di Bergamo. La domanda al centro del confronto, “Per quale futuro si innova?”, ha guidato un dialogo ricco di esperienze e riflessioni, che ha intrecciato etica, impresa e persone.

Giovanola: innovazione buona solo se orientata al fine

Per Benedetta Giovanola, filosofa e docente di Etica: «L’innovazione non è buona in sé: è buona se orientata a un fine che valorizzi la persona. Troppo spesso ci chiediamo che cosa innovare o come innovare, ma la domanda decisiva è perché innovare. È la bussola che ci orienta». Ha sottolineato l’importanza di coerenza tra valori dichiarati e pratiche concrete: «Una carta dei valori serve a poco se non diventa vita quotidiana. La buona innovazione è quella che mantiene il lavoro dotato di senso e rafforza le relazioni».

Cox (IKEA): il “purpose” come termometro dell’innovazione

Jason Cox, responsabile leadership di IKEA Italia, ha posto al centro il tema del “purpose”:
«Il modo migliore per capire se un’innovazione è buona è verificare se rafforza il “purpose” dell’organizzazione, cioè la sua ragione profonda di esistere. In IKEA il nostro “purpose” è creare una vita quotidiana migliore per la maggioranza delle persone. Ogni innovazione deve essere fedele a questo». Cox ha portato esempi iconici della storia aziendale, come la nascita del self-service e del pacco piatto, entrambi frutto di intuizioni nate dal lavoro quotidiano delle persone: «L’innovazione non è mai un atto solitario, ma un processo collettivo. Serve uno spazio sicuro in cui le idee possano circolare».

Loccioni: l’innovazione come comportamento, non adempimento

Enrico Loccioni ha raccontato l’esperienza del suo gruppo, nato nelle Marche e oggi attivo a livello globale: «Abbiamo imparato che l’innovazione non è un adempimento burocratico, ma un comportamento quotidiano. È il frutto di un lavoro in cui ingegneri, economisti e umanisti collaborano insieme. Da soli, i tecnici rischiano di fare danni: servono visioni integrate». Loccioni ha sottolineato l’importanza di un’impresa come luogo educativo, dove le persone non svolgono mai lo stesso lavoro due giorni di fila e sono chiamate a risolvere problemi reali: «Non rubiamo talenti ad altri: li coltiviamo in casa, dal vivaio dei giovani e dalla scuola». Sul legame tra tradizione e futuro ha aggiunto: «La storia è un DNA culturale che si combina con il carattere di ciascuno. L’innovazione vera nasce da radici solide e si traduce in identità personale e collettiva».

Innovazione buona, collaborativa, radicata nella tradizione

Dal confronto è emerso un filo rosso: l’innovazione è buona solo se mantiene la persona al centro, se nasce da un “purpose” condiviso e se sa valorizzare la tradizione come radice per il futuro. La sfida è evitare due rischi: l’innovazione “strumentale”, che sacrifica le persone a logiche di breve periodo, e la compiacenza, che blocca ogni cambiamento. «Non esiste innovazione senza errori, ha ricordato Cox, e la paura di sbagliare è il freno più duro da togliere».

Un futuro che si costruisce insieme

Il moderatore Tommaso Minola ha concluso: «La buona innovazione è il risultato del buon lavoro. E il buon lavoro è quello che educa e trasforma, che costruisce identità e relazioni. Innovare non significa inseguire mode, ma generare valore e senso per le persone e per la società». Il dialogo ha mostrato come innovare sia un compito che riguarda tutti: imprese, università, comunità. E come l’Italia, grazie alla sua creatività e al suo patrimonio culturale, possa rimanere un punto di riferimento per il futuro

Scarica