Rimini, 25 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini da sempre dedica ampio spazio al tema dell’educazione, riconoscendo nella scuola e nella formazione dei giovani il terreno decisivo su cui costruire il futuro del Paese. L’incontro dal titolo “Orientare o orientarsi? Protagonisti i ragazzi” ha raccolto questa eredità collocandola dentro il tema generale dell’edizione 2025, “In luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. «Il compito educativo – ha introdotto Carlo Di Michele, presidente di Diesse e moderatore – è la pietra fondante di questa costruzione. Oggi il mondo dell’istruzione, delle famiglie e del lavoro si interroga su come accompagnare i ragazzi nelle loro scelte. Non solo orientare dall’esterno, ma sostenerli a orientarsi, a diventare protagonisti del proprio cammino».
L’intervento istituzionale: orientamento come opportunità
Il primo saluto è arrivato da Stefano Bolognini, segretario particolare del ministro dell’Istruzione e del Merito. «Non parliamo di un problema, ma di un’opportunità – ha sottolineato –. Il Ministro Valditara ha voluto collocare al centro della riforma scolastica proprio la personalizzazione dell’insegnamento e il riconoscimento dei talenti individuali». Bolognini ha ricordato l’impegno del Ministero con progetti concreti: Agenda Sud, che ha ridotto la dispersione scolastica in regioni difficili; il decreto Caivano, con misure severe contro l’abbandono; l’introduzione di nuove figure come il docente tutor e il docente orientatore, «destinate a diventare punti di riferimento nella vita degli studenti». Esempi concreti hanno reso vivo il suo intervento: dalla collaborazione con aziende come Federlegno, che porta i bambini a conoscere da vicino il lavoro artigiano, fino ai percorsi di laboratorio estivi dove «ragazzi che avrebbero potuto trascorrere luglio al mare, hanno scelto di restare a scuola per sperimentare attività che li appassionavano». «L’orientamento – ha concluso – non è un pacchetto di 30 ore aggiuntive, ma attraversa ogni disciplina e ogni esperienza. È una disciplina trasversale che aiuta i ragazzi a conoscersi, a maturare, a capire che la fatica può essere un valore se riconosciuta e accompagnata. È compito della scuola, insieme alle famiglie e al territorio, rendere i giovani protagonisti del loro presente e del loro futuro».
Luigi Ballerini: l’arte di orientarsi
L’intervento dello scrittore e psicanalista Luigi Ballerini ha introdotto un cambio di prospettiva: «Non mi piace l’idea di orientare dall’esterno. Il compito educativo è aiutare i ragazzi a orientarsi. Il riflessivo dice tutto: sono loro i protagonisti del cammino. Ma orientarsi non significa essere soli: servono compagni di viaggio». Ballerini ha identificato tre grandi alleati: i docenti, perché «ogni disciplina orienta, dai Promessi sposi ai legami covalenti. Conta non solo cosa insegni, ma come: la passione è contagiosa»; i genitori, chiamati a liberarsi dai pregiudizi («non esistono scuole di serie A e scuole di serie B») e a trasformare le attività quotidiane in vere esperienze; i pari, spesso visti come ostacolo, ma in realtà preziosi: «Se un compagno ti dice con franchezza che per fare il liceo scientifico devi studiare di più, quel giudizio può essere più incisivo di mille ammonimenti di adulti». Con ironia e profondità, Ballerini ha invitato a «portare l’amicizia a livello pro, come nei videogiochi: aiutarsi non solo a ridere e a condividere passioni, ma anche a costruire insieme il futuro».
Filomena Zamboli: l’esperienza di Pompei
Dal piano teorico, il dibattito è sceso sul terreno vivo della scuola con l’esperienza raccontata da Filomena Zamboli, dirigente del liceo statale “Pascal” di Pompei. La sua scuola, ha spiegato, si trova in un territorio complesso, segnato da dispersione e disagio sociale. «Eppure – ha detto con orgoglio – i nostri studenti dimostrano ogni giorno che la scuola può essere un luogo di rinascita». Ha mostrato un video del progetto “Sogno di volare”, in cui i ragazzi riscrivono e mettono in scena i testi di Aristofane. Negli anni, Gli Uccelli, Gli Acarnesi, Pluto sono diventati occasione per riflettere su temi contemporanei: guerra, denaro, corruzione, femminicidio. «Sono i ragazzi stessi – ha raccontato – a reinterpretare i classici con il linguaggio di oggi, a intrecciarli con Majakovskij, Dante, Hikmet. Così i testi diventano specchio dei loro desideri e delle loro ferite». Il risultato? «Non progetti calati dall’alto, ma percorsi di vita: i ragazzi si scoprono protagonisti, si mettono in gioco, portano sul palco le domande più profonde sul senso dell’esistenza». Zamboli ha insistito sull’alleanza educativa: «La scuola da sola non basta. Serve la famiglia, serve il territorio, servono adulti che credano nei ragazzi e li accompagnino. Sul cuore in fiamme dei nostri studenti ci si arrampica con le carezze».
Alessia Toia: il ponte con il lavoro
La voce del mondo del lavoro è arrivata con Alessia Toia, Head of Institutional Partnerships di e-Work Spa. «Da 25 anni – ha spiegato – siamo un ponte tra giovani e imprese. Ascoltiamo i ragazzi, raccogliamo i loro sogni, li accompagniamo a scoprire le proprie attitudini, li prepariamo all’incontro con il mondo del lavoro». Toia ha sottolineato l’importanza di un linguaggio che sappia unire i due mondi: «Sappiamo parlare ai giovani, ma anche alle aziende. E possiamo raccontare agli uni e agli altri cosa serve davvero per incontrarsi». Tra gli esempi, la testimonianza di Martina Rabolini, atleta paralimpica e brand ambassador, che porta nelle scuole la sua storia: «Ogni talento può trovare spazio, se incontra un contesto adeguato». Il messaggio finale: «Non abbiate paura del lavoro. Nessuno di noi ha iniziato sapendo già tutto. Sperimentate, provate, rialzatevi: il lavoro non è un mostro irraggiungibile, ma un percorso di crescita che chiede passione e coraggio».
Conclusioni: costruire con i giovani
In chiusura, il moderatore Carlo Di Michele ha raccolto i fili del dibattito: «L’orientamento non è fornire binari preconfezionati, ma offrire strumenti perché i ragazzi possano guardare il mondo con fiducia e consapevolezza. Le testimonianze di oggi mostrano che questo è possibile: con le istituzioni, con i docenti, con i genitori, con le imprese. Ma soprattutto con i ragazzi stessi, che non sono destinatari passivi, ma protagonisti di un cammino».







