Rimini, 27 agosto 2025 – All’Arena Internazionale C3 del Meeting di Rimini si è svolto un dialogo che ha intrecciato due storie radicalmente diverse eppure accomunate dalla stessa tensione: la ricerca di un bene che vada oltre la pura giustizia sociale per incarnarsi in gesti concreti di carità. L’incontro, dal titolo “Non basta la giustizia, ci vuole la carità”, ha visto protagonisti Lord John Bird, membro della Camera dei Lord e ideatore della rivista The Big Issue, e Magnus MacFarlane-Barrow, fondatore dell’organizzazione internazionale Mary’s Meals. Ha moderato l’incontro Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare ETS. Trasmettere l’esperienza di due uomini che, partendo da contesti opposti, hanno saputo trasformare il dolore e l’indignazione in opere capaci di cambiare la vita di milioni di persone, è stata la cifra di un dialogo che ha reso concreto il titolo stesso del Meeting: costruire con mattoni nuovi, là dove la solitudine e l’ingiustizia sembrano deserti senza speranza.
Bird ha aperto il suo intervento raccontando una vita segnata fin dall’inizio dalla marginalità. Nato nel dopoguerra a Notting Hill, in una famiglia poverissima, con sei fratelli e una condizione di degrado che lo condusse presto all’orfanotrofio e poi al riformatorio, Bird ha conosciuto l’indigenza estrema, l’analfabetismo e il carcere giovanile. «A sedici anni – ha ricordato – ero in prigione. È lì che ho imparato a leggere e a scrivere, studiando quadri del Rinascimento e scoprendo di avere un talento per la pittura. Quella opportunità di istruzione è stata la svolta che mi ha cambiato la vita». Dopo anni di delinquenza e marginalità, fra alcol, truffe e risse nei pub, l’incontro con la responsabilità familiare lo spinse a cercare una strada diversa: nacque così The Big Issue, la rivista venduta da senzatetto che in trentacinque anni si è diffusa in tutto il Regno Unito e oltre, arrivando fino a Milano con Terre di Mezzo, in Spagna, in Giappone, a Taiwan, in Corea, negli Stati Uniti e in Sud America. «Abbiamo dato a chi viveva per strada un lavoro, una possibilità di reddito, un futuro. Poi con Big Issue Invest abbiamo iniziato a sostenere oltre 500 imprese e associazioni, creando una rete di opportunità concrete. Perché la povertà non si sconfigge solo con l’assistenza: serve istruzione, lavoro, dignità». Il suo impegno lo ha condotto fino alla House of Lords: «Ho capito che molte delle cose buone che facevamo venivano distrutte dalle politiche governative. Per questo sono entrato in Parlamento: per portare la voce degli ultimi anche lì. Il giorno che la Bbc mi intervistò, dissi che ero lì per sgozzare la povertà».
Magnus ha una storia completamente diversa. Cresciuto in una famiglia molto cattolica, in una piccola isola della Scozia, lasciò la facoltà di storia dell’università (“avevo poca fiducia in me stesso”) per allevare salmoni. Nell’83, a quindici anni, andò con la famiglia a Medjugorje. Al ritorno la loro casa divenne un cenacolo di preghiera per altri cattolici del villaggio. Nel 1993, dopo aver visto in televisione le immagini della guerra in Bosnia (la regione di Medjuorje), decise con il fratello – davanti a una pinta di birra – di raccogliere aiuti e portarli ai profughi. «Pensavamo fosse un gesto unico – ha raccontato – ma quando siamo tornati abbiamo trovato una montagna di donazioni. La generosità della gente ci ha travolti. Ho venduto la casa, lasciato il lavoro e ho detto a Dio: continuerò finché arriveranno donazioni». Così nacque prima la Scottish International Relief e poi, nel 2002, Mary’s Meals, dopo l’incontro in Malawi con Edward, un ragazzino che aveva perso il padre e vedeva morire la madre. «Alla mia domanda su cosa volesse dalla vita, rispose: avere abbastanza cibo per vivere e poter andare a scuola. Quelle parole hanno acceso in me l’idea: nutrire i bambini nei luoghi di istruzione, per liberarli dalla fame e dare loro un futuro». Oggi Mary’s Meals serve ogni giorno oltre tre milioni di pasti in scuole di 18 Paesi, grazie a reti di volontari locali e con cibo prodotto nelle comunità stesse, sostenendo così anche l’economia di quei territori.
Alla domanda sul “perché” delle loro scelte, tutti e due hanno risposto con un richiamo alla compassione. Bird: «Volevo aiutare chi era come me vent’anni prima: ladri, prostitute, senzatetto, persone perdute. Ho creato un’impresa sociale per offrire una seconda possibilità. Non bastano le belle parole: bisogna dare futuro con istruzione e lavoro». MacFarlane-Barrow ha ricordato che all’inizio agiva solo per compassione verso chi soffriva, «poi Dio mi ha mostrato che c’era un modo concreto per cambiare le cose. Non basta dire a un bambino che è amato: bisogna dargli cibo, istruzione, dignità. Solo così può diventare la persona per cui è stato creato».
Ma il bisogno non è solo materiale. Per Magnus, «Un bambino non è solo uno stomaco da riempire: è una mente, un cuore, un’anima. Mary’s Meals parte dal cibo, ma punta a dare istruzione e speranza di futuro». Secondo John, «La povertà non è una fatalità: è un sistema che si tramanda. Se non chiudiamo il rubinetto della povertà ereditaria, saremo sempre schiavi dell’emergenza. Per questo lavoro su prevenzione, istruzione e dignità del lavoro».
Il nodo centrale del dialogo è stato il rapporto fra giustizia e carità. «La giustizia è necessaria – ha detto Magnus – ma la carità, intesa come amore, è più grande, perché abbraccia tutta la persona. Non possiamo opporre le due cose: la carità autentica desidera anche la giustizia». «Non mi sono mai sentito un uomo di carità – ha voluto precisare Bird – ma un imprenditore sociale. Eppure, anche senza volerlo, The Big Issue è una forma di carità perché restituisce dignità. Certo, ci guida l’efficienza ma essa è sorretta da una grande dedizione verso le persone più povere».
Un tema cruciale è stato quello del fundraising. Magnus ha spiegato che Mary’s Meals vive soprattutto di piccole donazioni private e di volontariato: «Sfamare un bambino per un anno costa solo ventidue euro. Ogni pasto nasce da una catena di piccoli atti d’amore. Donare non migliora solo la vita dei bambini: migliora anche la nostra. Siamo tutti, allo stesso tempo, donatori e beneficiari». Bird ha raccontato la peculiarità di The Big Issue: «Siamo un’impresa che simula il business capitalistico, ma reinveste tutti i profitti nel sociale. Non abbiamo azionisti, i ricavi vengono da vendita di giornali, pubblicità, sponsorizzazioni. Lavoriamo anche con il governo come fornitori di servizi per inserire persone svantaggiate nel lavoro. È difficile stare a metà tra capitalismo e beneficenza, ma è lì che si gioca la sfida».
Il moderatore Piuri ha sottolineato come le esperienze di Bird e MacFarlane-Barrow siano un patrimonio da cui anche l’Italia può imparare, in particolare sul piano della cultura del dono e dell’impresa sociale. L’incontro si è chiuso con un gesto inaspettato di Lord Bird, che ha intonato una canzone: “The party’s over, it’s time to call it a day…” (La festa è finita, è ora di dire basta). Un modo insolito per ricordare che ogni evento, anche il più intenso, chiede di tradursi in azione quotidiana.
Il pubblico ha salutato con un lungo applauso i due protagonisti, riconoscendo nelle loro vite una testimonianza che va oltre la retorica: la povertà può essere sconfitta solo se alla giustizia si aggiunge la carità, intesa come amore concreto che libera, riscatta e ricostruisce comunità. Il Meeting ha voluto così mostrare ancora una volta che i deserti del nostro tempo – fame, solitudine, ingiustizia – possono essere attraversati solo costruendo con mattoni nuovi: istruzione, lavoro, solidarietà, compassione.







