Rimini, 22 agosto 2025 – Il drammatico scenario del Myanmar, segnato da un conflitto pluriennale, da catastrofi naturali e da una gravissima emergenza umanitaria, è stato al centro dell’incontro “Myanmar, la bellezza, l’emergenza e la risposta italiana”, tenutosi nell’ambito del Meeting per l’amicizia tra i popoli. L’evento, organizzato da Fondazione AVSI, ha dato voce a chi opera ogni giorno nel Paese asiatico, raccontando la resilienza di una popolazione ferita ma non piegata e mettendo in luce la risposta solidale dell’Italia e dell’Unione Europea.
Ad aprire i lavori è stata Anna Tramonti, Philanthropy and Advocacy Specialist, AVSI: «Oggi parliamo di Myanmar, un paese disastrato da un conflitto e recentemente anche da un terremoto, il più grande mai registrato nel Paese a marzo, seguito da gravi inondazioni. Parliamo quindi di un paese nel quale in questo momento più di un terzo della popolazione si trova in uno stato di grave emergenza umanitaria. Quello che ci interessa è non far chiudere i riflettori su questo paese e portarvi le voci di chi ogni giorno lavora per ricostruire una speranza».
Dal Myanmar è intervenuta Sue Sue, rappresentante Paese di AVSI: «Il 28 marzo un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito duramente Mandalay e le regioni circostanti, causando danni enormi a edifici, abitazioni e infrastrutture. Abbiamo perso amici, case, abitudini. La risposta è iniziata subito: il nostro team e gli attori locali, insieme alla Croce Rossa del Myanmar, hanno fornito soccorso, trasporto per gli ospedali, cure mediche, acqua e beni di prima necessità. Alcune persone stanno vivendo traumi profondi e necessitano di supporto psicologico. L’opera di recupero sarà lunga, servono anni di sostegno e risorse adeguate. È importante che il supporto internazionale continui e che non si spengano i riflettori su di noi. Le vostre donazioni ci aiutano a dare una speranza non solo oggi, ma anche per i prossimi giorni, mesi e anni».
A sottolineare la complessità del contesto è stato Nicolò Tassoni Estense di Castelvecchio, capo missione in Myanmar: «Il terremoto ha riportato l’attenzione sul Paese, ma è fondamentale che l’attenzione sia di lungo corso. Il Myanmar vive una crisi profonda dal colpo di Stato del 2021, che ha interrotto una fragile parentesi democratica. Da allora il conflitto ha coinvolto gruppi etnici e popolazione civile, in una spirale che ha precipitato metà della popolazione sotto la soglia di povertà. Eppure la resilienza dei birmani è straordinaria: ho lavorato in tanti contesti difficili, ma mai ho visto una popolazione così capace di organizzarsi per aiutarsi reciprocamente. Il nostro compito è sostenere questa forza, affinché l’aiuto umanitario diventi un ponte verso uno sviluppo sostenibile».
L’ambasciatore Ranieri Sabatucci, già capodelegazione dell’Unione Europea in Myanmar, ha ampliato lo sguardo al ruolo internazionale: «Il terremoto non è stato un evento isolato, ma si è innestato su una crisi profonda causata dal colpo di Stato, dalle guerre civili e dalle calamità naturali. La società birmana però ha dato prova di una generosità straordinaria: dalle grandi aziende ai cittadini più poveri, tutti hanno donato qualcosa. Il Myanmar è considerato il Paese più generoso del mondo. L’Europa ha il compito di restare presente anche quando i riflettori mediatici si spengono: abbiamo garantito sostegno umanitario, attivato l’Airbridge europeo per far arrivare aiuti, e continueremo a lavorare per la ricostruzione con risorse significative. La lezione che impariamo è che non bisogna abbandonare questi popoli, ma restare al loro fianco».
Un ruolo fondamentale è quello della società civile e della Chiesa, come ha spiegato Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana: «Gli interventi della Chiesa, attraverso la rete Caritas, i missionari e le comunità locali, non sono solo risposta alle emergenze ma presenza stabile che accompagna la popolazione nel tempo. In Myanmar non esiste una Caritas nazionale riconosciuta, ma opera la Karuna Mission Social Solidarity, che collabora con le nostre Caritas diocesane e con le ONG. Dal 2015 al 2025 la CEI ha destinato oltre 6 milioni di euro a 37 progetti, tra ospedali, scuole, sostegno umanitario e sviluppo locale. La priorità è sempre una: aiutare i più poveri tra i poveri e creare le condizioni perché non dipendano sempre dagli aiuti esterni».
Nel dibattito sono emerse parole chiave come resilienza, solidarietà, presenza, speranza. Le testimonianze hanno mostrato un Paese ferito ma vivo, una società che nonostante le difficoltà continua a credere nella possibilità di costruire un futuro diverso. Come ha ricordato ancora Nicolò Tassoni: «Ogni euro investito in educazione in Myanmar produce frutti che vanno oltre le singole persone, perché l’istruzione è la chiave per una rinascita duratura».
L’incontro si è concluso con un appello: «Continuare a mantenere alta l’attenzione sul Myanmar, informarsi, sostenere progetti concreti, fare donazioni e attivare sostegni a distanza. Perché nessuna crisi è davvero lontana, e la speranza del popolo birmano ci riguarda tutti».
Il Meeting di Rimini si conferma così un luogo che genera dialoghi, che approfondisce la conoscenza e sostiene la fiducia, un crocevia dove si incontra chi desidera il vero, il bello, il giusto e il bene. Una testimonianza di speranza nel cuore ferito del presente, che esiste anche grazie a ciascuno di noi.







