Molto più di un mercato: Dal neoliberismo a uno sviluppo per l’uomo nell’unione europea

Redazione Web

Rimini, 26 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha dedicato un incontro di alto profilo alla riflessione sull’Europa e sul suo futuro economico: “Molto più di un mercato. Dal neoliberismo a uno sviluppo per l’uomo nell’Unione Europea”. Sul palco, Enrico Letta, decano della IE School of Politics di Madrid e presidente dell’Istituto Jacques Delors; Francesco Maria Chelli, presidente dell’ISTAT; Sergio Marullo di Condojanni, CEO di Angelini Industries; Bernardo Mattarella, amministratore delegato di Invitalia. A moderare Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Vittadini ha introdotto il dibattito ricordando due punti cardine: “L’Europa oggi non può limitarsi a un’area di libero scambio. Senza coesione sociale e senza centralità della persona, il mercato unico rischia di perdere significato e forza propulsiva”.

Chelli (ISTAT): i numeri dietro la fragilità europea

Il presidente dell’ISTAT ha presentato un quadro aggiornato della situazione economica italiana ed europea. Dopo un accenno all’andamento del PIL – in calo dello 0,1% nel secondo trimestre 2025 – Chelli ha sottolineato tre criticità strutturali: produttività stagnante, invecchiamento demografico, crescenti disuguaglianze sociali. Un dato ha colpito la platea: “Oggi in Italia oltre il 26% dei minori è a rischio povertà o esclusione sociale. Ma se guardiamo alle famiglie con basso livello di istruzione, la quota sale oltre il 50%. È la prova che l’ascensore sociale si è inceppato e che senza investimenti in scuola, università e ricerca l’Europa non avrà futuro”. Chelli ha inoltre evidenziato come il differenziale di produttività rispetto agli Stati Uniti sia passato in trent’anni dal 95% all’80%: “Un arretramento dovuto soprattutto al ritardo nell’innovazione tecnologica”.

Marullo di Condojanni (Angelini Industries): servono regole che non penalizzino l’innovazione

Dal punto di vista delle imprese, Marullo di Condojanni ha lanciato un appello: “L’Europa rischia di diventare il continente che produce regole, ma non innovazione. Nel farmaceutico, negli anni 2000 eravamo competitivi con Stati Uniti e Giappone; oggi siamo superati persino dalla Cina nella ricerca sulle malattie neurodegenerative”. Il CEO di Angelini ha sottolineato il paradosso europeo: “Con l’idea di proteggere i cittadini abbassando i prezzi, si finisce per scoraggiare gli investimenti e privare i pazienti delle terapie più avanzate. Non è un favore alle imprese chiedere regole più equilibrate, è un favore ai cittadini che hanno diritto a beneficiare delle scoperte scientifiche”.

Mattarella (Invitalia): l’Europa deve diventare strutturale, non solo emergenziale

Bernardo Mattarella ha messo a confronto l’efficacia del programma Next Generation EU con la fragilità strutturale dei bilanci comunitari: “Quando l’Europa ha agito in modo unitario, ha dimostrato capacità straordinarie. Il Recovery ha salvato economie e vite. Ma ora serve un passo ulteriore: superare la logica dell’eccezione e costruire strumenti permanenti di coesione territoriale e sociale”. Secondo l’amministratore delegato di Invitalia, il nodo centrale è il bilancio europeo: troppo ridotto rispetto alle sfide globali. “Se vogliamo competere con Stati Uniti e Cina, servono risorse comuni, un vero bilancio federale che sostenga innovazione e sviluppo sostenibile. Diversamente resteremo irrilevanti”.

Enrico Letta: la quinta libertà per un’Europa “molto più di un mercato”

Il cuore dell’incontro è stato l’intervento di Enrico Letta, autore del rapporto sul futuro del mercato unico presentato a Bruxelles nel 2024. Letta ha messo in evidenza il cambiamento epocale degli ultimi trent’anni: “Quando è nato il mercato unico, il mondo aveva 4 miliardi di abitanti. Oggi siamo oltre 8 miliardi, e tutta la nuova crescita viene da Asia e Africa. L’Europa non può pensarsi come un grande Paese in un mondo piccolo, ma come un piccolo continente in un mondo grande. Senza unità e dimensione comune, non avremo futuro”. L’ex premier ha proposto di affiancare alle quattro libertà fondamentali (beni, servizi, persone, capitali) una quinta libertà: conoscenza e innovazione. “È l’unico modo per non restare schiacciati dalla competizione globale. Erasmus, Horizon, i programmi di ricerca e formazione sono già semi di questa nuova Europa, ma vanno potenziati e resi accessibili a tutti”.

La metafora del trolley e della luna

Per spiegare la necessità di una leadership capace di visione, Letta ha usato una metafora destinata a rimanere impressa: “Il trolley con le ruote è stato inventato vent’anni dopo lo sbarco sulla luna. È incredibile pensare che una sfida cosmica sia stata vinta prima di un’innovazione banale, ma essenziale, per la vita quotidiana. Perché? Perché un leader, Kennedy, seppe mobilitare un intero Paese con un obiettivo ambizioso. Anche l’Europa ha bisogno di questa visione: senza coraggio e senza orizzonte non c’è futuro”.

Dal neoliberismo a uno sviluppo per l’uomo

Tutti gli interventi convergono su un punto: la crisi del modello neoliberista, incapace di garantire inclusione e sostenibilità. “Il mercato unico – ha ribadito Vittadini – non può ridursi a regole e competitività. Deve essere molto più di un mercato: uno spazio dove persona, comunità, lavoro e welfare siano integrati in una visione di sviluppo umano”. Il dibattito ha così intrecciato economia, politica e cultura, mettendo in luce come la centralità della persona e delle comunità pensanti sia condizione per qualunque rilancio europeo.

Conclusioni: comunità pensanti e minoranze creative

In chiusura, Vittadini ha citato Ratzinger e Don Giussani: “L’Europa è stata ed è una terra di minoranze creative, capaci di generare innovazione, pensiero e cultura. Senza comunità pensanti non nasceranno leader capaci di guidare le sfide globali. Oggi il nostro compito è rigenerare queste comunità, perché solo da esse può scaturire un’Europa che sia davvero molto più di un mercato”. L’incontro si è chiuso con un applauso lungo e convinto, segno che il tema tocca corde profonde: il bisogno di un’Europa capace di costruire, anche nei deserti del nostro tempo, nuovi mattoni di speranza.

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