Mattoni nuovi per la nuova città

Redazione Web

Rimini, 23 agosto 2025 – L’incontro “Mattoni nuovi per la nuova città”, ospitato al Meeting di Rimini, ha acceso un dibattito di altissimo livello sul futuro dell’urbanistica e della rigenerazione urbana. La moderatrice Simona Frigerio, coordinatrice di Cdo edilizia, ha sottolineato in apertura: «La città non è solo uno spazio, ma un luogo vivente e religioso, perché l’uomo abita perché è abitato».

La ricostruzione dopo il sisma

 Guido Castelli, il commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016,  ha ricordato l’anniversario del terremoto di Amatrice, osservando: «Quando ricostruiamo le case, dobbiamo pensare anche a come rendere più remoto il rischio che restino disabitate. La città deve tornare ad essere civitas, cioè luogo della preghiera comune, delle regole condivise, del vivere insieme». Castelli ha legato la sfida demografica al futuro delle città: «Il 37% delle famiglie italiane è composto da una sola persona. È necessario ridisegnare gli spazi in funzione della comunità e della natalità, altrimenti rischiamo città vuote».

Urbanistica e rigenerazione

 Giuseppe Cappochin, responsabile del Dipartimento Riforma Urbanistica e Futuro delle Città, ha evidenziato i limiti della legislazione: «Per anni la rigenerazione urbana è stata confusa con la ristrutturazione edilizia. Oggi serve una visione strategica. Il nuovo testo unificato uscito ad agosto introduce finalmente una prospettiva di futuro: rigenerare significa pensare a città sostenibili e inclusive».

Il peso delle aree urbane

 Il professor Matteo Colleoni, sociologo dell’Università Bicocca, ha spiegato che «il 70% dei consumi e delle emissioni in Italia si concentra nelle grandi aree urbane. Questo significa che le città non sono solo luoghi dove si vive, ma i principali laboratori di sostenibilità. Servono politiche differenziate: le aree interne hanno bisogni diversi dalle metropoli». Il professore ha indicato due settori su cui è necessario intervenire: il settore edilizio e quello dei trasporti sono infatti responsabili del maggior numero di emissioni in ambito urbano. Servono dunque politiche mirate alla riduzione dell’impatto ambientale di questo tipo di attività.

Norme e semplificazione

L’onorevole Erica Mazzetti, membro della Commissione Ambiente, territorio e Lavori pubblici, ha richiamato l’attenzione sul caos normativo: «Dal 1942 a oggi si sono stratificate norme urbanistiche ed edilizie che soffocano lo sviluppo. Occorre un Testo unico delle costruzioni, basato sui principi di equità sociale, sostenibilità ambientale ed economica. Troppa burocrazia ha soffocato la progettazione: dobbiamo ridare centralità al progetto e al progettista».

Le città medie come laboratorio

 Valentina Ridolfi, assessora all’Urbanistica e Pianificazione del territorio del Comune di Rimini, ha raccontato l’esperienza della città ospitante: «Rimini è diventata un esempio di rigenerazione grazie a un piano strategico partecipato da centinaia di cittadini. La vera sfida oggi è l’housing sociale: servono politiche abitative per famiglie, studenti, lavoratori, altrimenti rischiamo città attrattive per i turisti ma non sostenibili per chi ci vive tutto l’anno».

Politiche regionali per la casa

 Paolo Franco, assessore lombardo alla Casa e all’Housing Sociale, ha presentato un piano da 1,5 miliardi: «Abbiamo un patrimonio edilizio vetusto e spesso sfitto. La Regione Lombardia ha investito sulla rigenerazione urbana, sul welfare abitativo e sull’housing sociale. È essenziale ripensare il mix abitativo: le case popolari non devono essere solo strumento di assistenza ma luoghi di coesione».

Lo Stato e la valorizzazione degli immobili

 Mario Valducci, presidente di INVIMIT SGR, ha descritto la missione pubblica: «Il nostro compito è rigenerare immobili pubblici abbandonati, trasformandoli in studentati, senior house e alloggi sociali. Con il programma REgenera abbiamo rimesso in circolo 21 immobili in tutta Italia: da luoghi di degrado diventeranno spazi di vita e speranza».

Progetti sociali e architettura

 L’architetto Luigi Benatti ha presentato l’esperienza di Bologna: «Abbiamo demolito vecchi edifici privi di servizi per costruire nuove corti urbane dove gli alloggi si affacciano su spazi verdi comuni. Luoghi di relazione che favoriscono l’integrazione di famiglie di diverse provenienze e di persone fragili. La rigenerazione non è solo edilizia, è soprattutto sociale». Benatti ha poi sottolineato due elementi fondamentali per il futuro delle nostre città: una pianificazione adeguata e una maggiore velocità nella realizzazione di opere pubbliche.

Il nodo demografico e il futuro delle città

 Il dibattito ha toccato il tema della denatalità. Castelli ha osservato: «Quando nacqui nel 1965 i nuovi nati erano 1 milione e 80 mila, oggi sono 376 mila. Le città devono essere ripensate per accogliere comunità che cambiano, con servizi adatti a famiglie più piccole e a un numero crescente di anziani soli».

La città dei 15 minuti

 Cappochin ha citato il progetto “Italy in Proximity”: «Le città italiane si stanno muovendo verso il modello dei 15 minuti. Rigenerare non significa solo costruire, ma riportare i servizi essenziali a portata di mano: scuole, negozi, trasporti, spazi verdi. Questo modello può ridare centralità alle persone».

Conclusione: mattoni nuovi, città nuove

 Il panel si è concluso con un messaggio comune: la città del futuro non si costruisce solo con il cemento, ma con relazioni, partecipazione e responsabilità condivisa. «I mattoni nuovi sono le persone», ha ribadito Ridolfi, «e la vera rigenerazione urbana nasce quando pubblico, privato e comunità lavorano insieme per il bene comune».

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