Lo sguardo che allarga l’umanità

Redazione Web

Rimini, 22 agosto 2025 – Si è svolto presso l’Auditorium isybank D3 del Meeting di Rimini l’incontro dal titolo “Lo sguardo che allarga l’umanità: la letteratura come esperienza del reale”, un dialogo intenso e ricco di significati con due protagonisti della narrativa e dell’educazione contemporanea: lo scrittore e docente Eraldo Affinati, fondatore della scuola Penny Wirton, e Paolo Malaguti, scrittore e insegnante, per la prima volta ospite al Meeting. A moderare il dialogo è stata Letizia Bardazzi, presidente dell’Associazione Italiana Centri Culturali.

Nell’introduzione, la moderatrice ha richiamato l’attenzione sulle due lettere che Papa Francesco ha dedicato nel 2024 alla poesia e alla letteratura: due documenti che hanno orientato il lavoro culturale di molte comunità e che hanno ispirato anche la preparazione dell’incontro. In esse il Pontefice  sottolineava come la letteratura fosse uno strumento privilegiato per maturare, crescere, formarsi come uomini e donne capaci di senso e di responsabilità.

La letteratura, infatti, è un’esperienza del reale, un modo di guardare il mondo che consente di andare oltre la superficie degli eventi per cogliere i significati più profondi della vita. Attraverso i grandi autori, le narrazioni, la poesia, il lettore impara a riconoscere i propri desideri, le proprie ferite, i propri sogni. Come ricordava don Luigi Giussani a proposito di Leopardi, gli scrittori diventano “autorità” proprio perché sanno esprimere meglio di noi stessi ciò che viviamo.

Letteratura come gratuità e mistero

 Paolo Malaguti ha raccontato con emozione come la letteratura rappresenti un atto di gratuità. Leggere e scrivere non rispondono a un criterio di utilità immediata, ma aprono a un’esperienza gratuita e disinteressata che educa al bello e al vero. «Non siamo solo prodotto interno lordo» ha affermato lo scrittore, ricordando che l’arte ci libera dalla logica della mera produttività. Allo stesso tempo, la letteratura custodisce il mistero: un testo narrativo, una poesia non esauriscono mai i loro significati, ma si rinnovano continuamente ad ogni lettura. Questo carattere polisemico educa al rispetto delle differenze, alla capacità di dialogo e di apertura verso opinioni diverse.

Il legame tra scrittura ed educazione

 Eraldo Affinati ha testimoniato il nesso indissolubile tra attività letteraria e pedagogica. «Scrivere e insegnare significano condividere una responsabilità comune: quella della parola», ha affermato. Per Affinati, sia lo scrittore sia l’insegnante hanno il compito di rispondere alle domande con serietà, evitando la tentazione di parole “libere” sganciate dall’esperienza. Citando Tolstoj e Don Lorenzo Milani, ha ribadito che la letteratura educa a discernere, a prendere posizione, a scegliere: «La libertà non è delirio, non è onnipotenza, ma capacità di accettare i propri limiti».

Il realismo cristiano e la dignità dell’uomo

 Il dialogo si è arricchito grazie a un richiamo a Erich Auerbache alla sua interpretazione del Vangelo come origine di un nuovo realismo letterario. Malaguti ha raccontato come la lettura di Mimesis lo abbia aiutato a scoprire la rivoluzione portata dai Vangeli: per la prima volta la quotidianità, i dialetti, le fragilità dei personaggi entrano nella grande letteratura. «La centralità della persona, anche di un pescatore che rinnega il suo Maestro, è la stessa centralità che anima il cristianesimo e che oggi deve guidare la narrazione», ha spiegato. Affinati, dal canto suo, ha sottolineato come lo sguardo di Cristo sui discepoli sia uno sguardo “a fondo perduto”, non retributivo, capace di generare una sequela libera. «È questo sguardo che fonda la civiltà occidentale e che ancora oggi può rigenerare le nostre comunità».

Esperienze concrete e testimonianze

 Molto toccante è stato il racconto di Affinati sul suo recente cammino lungo la Via Francigena, da Milano a Roma, per consegnare al Santo Padre una lettera scritta dagli studenti migranti delle scuole Penny Wirton. Ispirandosi alla famosa lettera dei due ragazzi congolesi morti assiderati in Belgio nel 1999, gli studenti hanno affidato al Papa le loro richieste di pace, giustizia, istruzione. «Abbiamo paura di pronunciare parole antiche come pace, fraternità, amore – ha detto Affinati – ma risentirle sulle labbra dei ragazzi migranti le rende di nuovo vere».

Malaguti ha invece richiamato l’importanza di non condannare i giovani al cinismo. «Se un diciassettenne dice: tanto nulla cambia, allora qualcosa si è spezzato. La letteratura deve offrire una direzione, una speranza, una chiave di senso». Ha poi spiegato come i suoi studenti trovino nella narrazione un’alternativa all’indifferenza, un invito a credere nella possibilità di un futuro diverso.

Responsabilità dell’artista oggi

 Il confronto ha toccato anche il tema della responsabilità dello scrittore e dell’artista. Papa Francesco, nelle sue lettere, ha definito l’artista come “occhio, voce e porta”. Malaguti ha spiegato come questa immagine lo abbia profondamente interrogato: «Scrivere significa sognare un mondo diverso, offrire ai ragazzi non un rifugio, ma una prospettiva di senso». Affinati ha ricordato la lezione di Dietrich Bonhoeffer, il teologo che si oppose a Hitler: «L’arte non può restare neutra, non può essere un lusso staccato dalla vita. Deve sporcarsi le mani con la storia, assumere rischi, pagare un prezzo».

I libri che ci hanno formato

 Nella parte conclusiva, entrambi gli autori hanno condiviso le opere che li hanno formati. Malaguti ha ricordato L’isola del tesoro di Stevenson come prima lettura appassionata, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes come esperienza di immersione totale nella narrazione, e Libera nos a malo di Meneghello come occasione di riscoperta delle radici linguistiche familiari. Affinati ha invece raccontato l’impatto avuto dalle Ricordanze di Leopardi lette in classe, dall’esperienza universale de I Malavoglia di Verga, fino all’incontro con Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, capace di mettere in dialogo nipoti di soldati italiani e moldavi in un’aula scolastica.

L’incontro si è chiuso con una riflessione condivisa: la letteratura non è evasione, ma intensificazione della vita. È sguardo che allarga l’umanità, che custodisce il mistero e che permette di affrontare le sfide del presente con fiducia e speranza. Come ha ricordato la moderatrice Bardazzi, «la nostra umanità non si forma senza un contatto diretto con le storie raccontate. Leggere significa costruire pace, riaccendere desideri, scoprire la bellezza che salva».

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