L’innovazione chiama la trasparenza: blockchain e criptovalute

Press Meeting

Rimini, martedì 21 agosto – In Arena Cdo for Innovation A5/C5, si parla di un’ innovazione specifica e recente, quella delle transazioni finanziarie su piattaforma digitale, che pone delle preoccupazioni al sistema delle banche, ma prefigura una rivoluzione delle relazioni. Introduce e modera Domenico Lombardi, presidente dell’Associazione Bancaria Sammarinese, amministratore delegato e direttore generale di Banca di San Marino Spa, con gli ospiti Marco Giorgino, professore di Istituzioni e Mercati Finanziari e direttore scientifico Osservatorio Fintech e Insurtech, Politecnico di Milano; Matteo Rizzi, strategic advisory e venture partner di Neva Finventures; Pierangelo Soldavini, giornalista de Il Sole 24 Ore; Paolo Tasca, economista, fondatore e direttore esecutivo del Center for Blockchain Technologies (UCL-CBT) all’University College di Londra.
La blockchain, in italiano “catena di blocchi”, può essere spiegata semplificemente come un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche (memoria, CPU, banda) per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale in cui ogni partecipante ha una copia dei dati. L’utilizzo di un protocollo di aggiornamento ritenuto sicuro dalla comunità degli utenti e di tecniche di validazione crittografiche genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati dalla blockchain. Su una tale piattaforma digitale si possono effettuare pagamenti in criptovaluta (ad es. bitcoin), ma anche condividere e transare altri valori. Caratteristiche della criptovaluta sono che non viene classificata come una moneta, ma come un mezzo di scambio altamente volatile che, a differenza della maggior parte delle valute tradizionali, non fa uso di un ente centrale di controllo; il valore è determinato unicamente dalla leva domanda e offerta; ne viene tracciato in maniera sicura il passaggio tra utenti; sfrutta la crittografia.
“Questo sistema di scambio che cosa comporta per il futuro?” chiede Lombardi. Esordisce Soldavini: “Si è parlato di bitcoin da quando si è assistito nell’ultimo anno alla performance di valore da bolla finanziaria più alta della storia nel picco e comparabile a quella vista al Nasdaq nella media. È nato nel 2008 quando è fallita la banca Lehman Brothers e non è stato casuale, c’era bisogno di fiducia in mezzi sicuri di scambio senza intermediazione. Svantaggi del bitcoin sono che non è detto che costi di meno di altre valute; non è più rapido lo scambio; è uno pseudonimo e dietro ad un indirizzo email non si sa chi ci sia; ha poche regole; in passato ha favorito pratiche illecite; il valore è estremamente volatile. Vantaggi sono che il trasferimento è sicuro ed è tracciabile; il valore è unico e non replicabile. Il risultato è che riduco il costo della fiducia e inoltre su questa piattaforma di blockchain posso scambiare qualunque bene, non solo soldi: merci, energia, donazioni, beni vari. Pionieri nell’uso sono stati Uber (scambio di automobili) e Airbnb (locazioni di immobili)”.
Prosegue Giorgino: “La vera trasformazione è la blockchain e non la criptovaluta, una rivoluzione che sarà più grande dell’avvento di Internet. Le banche non hanno brillato per innovazione e sono inefficienti e i loro clienti tradizionali, risparmiatori e aziende, trarranno vantaggio dalle piattaforme blockchain perché potranno trasferirvi la soluzione diretta delle loro necessità. Oggi le banche vedono la blockchain come una minaccia e oppongono resistenza al cambiamento a causa principal-mente di età media alta e alti margini sugli attuali contratti. La soluzione quindi potrà essere solo l’Open Innovation, che partendo dal confronto recuperi nuove idee e stimoli”.
Riprende Rizzi: “Blockchain rende i servizi finanziari più equi perché abbassa drasticamente i costi. Il problema semmai è la regolamentazione, un’azione fatta a sistema in uno Stato deve essere valida in un altro. Ho visto alcuni esempi interessanti di uso di blockchain: in un paese degli USA è stato messo su blockchain il catasto edilizio, a Dubai un’azienda usa blockchain per certificare le tappe produttive di un prodotto doc, in paesi emergenti africani si usa blockchain nella savana, senza quindi necessità di viaggiare”.
Tasca rafforza “I millennials nel mondo sono il 26 per cento e riceveranno in eredità una fetta importante della ricchezza, ma dai sondaggi fatti si vede che hanno una certa sfiducia nei sistemi bancari. Inoltre oggi il modello di business prevalente è la catena dal produttore fino al consumatore, ma in futuro sarà di aziende senza assets, come lo sono le prime società quotate al Nasdaq. Ai prezzi e alle organizzazioni si sostituiranno la fiducia e la comunità come valori regolatori. Ma c’è un problema da risolvere: la gestione della fiducia è centralizzata, in Huber esprimi un gradimento fino a cinque stelle quando rilasci la macchina e le stelle sono gestite centralmente: ma è vero che il tuo gradimento è di cinque stelle? C’è un problema di eccesso di fiducia e questo può essere risolto con contratti intelligenti che mettano in contatto diretto gli utenti senza passare da altri”. Giorgino però rassicura e conclude “Ci sarà un periodo di coesistenza tra vecchi e nuovi sistemi, le banche più importanti stanno già investendo su questa transizione. Il vecchio non potrà morire subito perché le banche hanno almeno due vantaggi: danno ancora fiducia e detengono i dati”.

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