Leone XIV al Meeting

Redazione Web

Rimini, 22 agosto 2026. Il Santo Padre Leone XIV ha visitato la 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, accolto dai partecipanti lungo un percorso dedicato all’interno della Fiera di Rimini. La visita, iniziata alle ore 15.00, è proseguita alle 16.00 con l’incontro nel Grand Auditorium B7-D7, trasmesso in diretta in tutte le sale e negli spazi predisposti e sui canali digitali delle principali agenzie, testate ed emittenti. A seguire, nel Grand Auditorium, è stata proiettata la Santa Messa presieduta dal Pontefice in diretta dalla diocesi di Rimini. Nel suo discorso, dopo aver ringraziato il presidente Scholz e il dottor Prosperi per il saluto, Leone XIV ha definito profetico il nome scelto quasi mezzo secolo fa per queste giornate. Riprendendo le parole pronunciate da san Giovanni Paolo II a Rimini nel 1982, ha ricordato la gioia contenuta nell’“incontro di amicizia” e nell’“amicizia tra i popoli”, espressioni che acquistano un significato ancora più intenso nelle ore drammatiche della storia. Il Meeting, ha osservato, non è diventato «una sorta di enclave», ma «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini». Un’eredità viva che consegna ai suoi protagonisti una responsabilità storica a servizio di un’umanità affamata e assetata di giustizia.

Ai ragazzi: cominciamo da noi stessi

Prima del discorso nel Grande Auditorium, il Papa ha rivolto due saluti spontanei ai giovani incontrati nel percorso. All’Auditorium ha espresso la gioia di vederli insieme e li ha invitati a dirigere l’applauso più forte a Gesù Cristo. Dopo aver visitato una proposta dedicata alla vita di sant’Agostino, Leone XIV ha ricordato che l’amore non è un sentimento chiuso nella sfera privata, ma una forza capace di trasformare la realtà: «L’amore è la forza che può veramente cambiare il mondo. “Se noi tutti vogliamo cambiare il mondo, cominciamo con noi stessi”, dice Sant’Agostino». Il cuore umano, grande e capace di amare, non deve restare chiuso; occorre cercare insieme la strada per edificare un mondo di pace e di amore. Al Villaggio ragazzi il Pontefice ha richiamato un insegnamento di san Giovanni Paolo II: «Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la co-munione». Questa comunione, ha aggiunto, può cominciare dai giovani, dalla loro capacità di costruire amici-zia, rispettarsi reciprocamente e mettere entusiasmo, carità e fedeltà al servizio della pace. I volontari e i coe-tanei presenti al Meeting sono stati così indicati non soltanto come destinatari di un messaggio, ma come protagonisti di una responsabilità: rendere visibile, nella vita condivisa, che l’amore può davvero cambiare il mondo.

Il realismo della misericordia contro la cultura della potenza

Nel cuore del suo intervento Leone XIV ha sviluppato il titolo della 47ª edizione, tratto dall’ultimo verso della Divina Commedia. «L’amor che move il sole e l’altre stelle» non è scomparso e non ha perduto vigore, anche quando rimane silenzioso dinanzi alle forze rumorose che sconvolgono la terra. «Sì, l’amore muove!», ha affermato il Papa, indicando nella gratuità di Dio l’apertura che libera la realtà dalla ristrettezza dei calcoli umani. I suoi predecessori Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno riconosciuto nella misericor-dia divina il punto d’incontro fra il Vangelo e le cose nuove di un’epoca insieme drammatica e meravigliosa. Da questa consapevolezza deriva un criterio netto: «il male non si combatte col male». Al falso realismo che riarma menti, parole e nazioni, la cultura cattolica deve opporre il realismo della misericordia, nel quale persino gli avversari restano fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il Pontefice ha chiesto

di purificare pensieri, interessi, abitudini, progetti e investimenti da ciò che la cultura della potenza ha inqui-nato. Ha invitato a liberare la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai «business della morte», disarmando lo sviluppo tecnologico quando diventa pervasivo e distruttivo.

Riaccendere sogni e correre il rischio educativo

Leone XIV ha contrapposto due strade incompatibili: quella di chi alimenta stanchezza, divisione e dispe-razione e quella di chi riaccende sogni e visioni, mettendosi al servizio del Regno di Dio e della sua giustizia. Nei passaggi rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali, la misericordia offre una bussola per l’esistenza nell’era digitale. La bellezza disarmata del mistero dell’Incarnazione domanda di correre «il rischio educativo» indicato da don Luigi Giussani: non fuggire dalla realtà per affermare il bene in uno spazio separato, ma promuoverlo nel mondo, dentro un confronto impegnativo con la realtà intera. «Fratelli e sorelle, assumia-moci adesso questa responsabilità, che è impegno con Cristo e impegno con il nostro mondo!», ha esortato il Papa. Rivolgendosi ai giovani e ai volontari, li ha definiti il segno che «il futuro è una promessa, non una minaccia». L’amore, anche silenziosamente, muove ancora verso la speranza, risveglia dal torpore, suscita vocazioni e chiama a rischiare. Da qui l’invito: «Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta». Movimento, gruppi e comunità devono essere tram-polini dai quali tuffarsi nella realtà intera, andando incontro a persone di culture, sensibilità e provenienze differenti, specialmente ai più poveri.

Nell’amore non c’è costrizione: la verità si incontra nella libertà

Ai margini e fra coloro che soffrono, ha proseguito il Pontefice, esistono già persone pronte a costruire la civiltà dell’amore. Non bisogna permettere che questa parola venga sminuita, perché indica il nome stesso di Dio. «Nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé», ha affermato Leone XIV. La testimonianza cristiana non si misura anzitutto nei numeri, pur commuovendo le migliaia di giovani che chiedono il Batte-simo anche nelle società più secolarizzate: «È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà». Le crisi del nostro tempo riattivano domande profondamente umane e il desiderio di senso, giustizia e pace. Una perdita di influenza, forse temuta dagli adulti, può aiutare a stimare maggiormente la potenza del Vangelo, i legami che genera e la vita che fa sorgere. La Chiesa non cresce attraverso il proselitismo, ma per attrazione: attrae un modo di abitare il mondo capace di far domandare, con don Giussani, «Si può vivere così?». Il tesoro della fede resta affidato a vasi di creta, segnati dal limite e dal peccato, ma è il Signore a rialzare continuamente persone e comunità.

Amare la Chiesa e preservare l’unità

Leone XIV ha rivolto quindi un appello all’unità ecclesiale e alla responsabilità di Comunione e Libera-zione: «Cari amici, amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unità». Ha invitato a custodire l’unità della “compagnia” attraverso la quale Cristo ha raggiunto e continua ad attrarre le persone. Richiamando le parole di Papa Francesco per il centenario della nascita di don Giussani, ha ricordato che i momenti difficili possono diventare momenti di grazia e di rinascita. Comunione e Liberazione nacque durante la crisi del 1968 e il suo fondatore affrontò i passaggi della Fraternità con coraggio evangelico, affidamento a Cristo e comunione con la madre Chiesa. Nel cambiamento d’epoca e in un mondo lacerato da molteplici crisi, il popolo di Dio può riscoprire il gusto spirituale di essere riunito da ogni tribù, lingua e nazione. La dimensione sinodale e missio-naria della Chiesa chiede anzitutto di imparare ad ascoltarsi: ascolto della Parola di Dio, ascolto reciproco e ascolto della sapienza presente in uomini e donne, anche tra coloro che cercano la verità senza appartenere alla Chiesa. Questo cammino domanda il rinnovamento delle realtà associative e dei movimenti ecclesiali e la disponibilità a lasciarsi trasformare dalla fede altrui sotto la guida dei pastori.

 

L’autorità come servizio, la ricchezza come condivisione

Nella conclusione, il Papa ha definito la sinodalità non come il nome di un processo, ma come la natura di un popolo che, nell’amicizia e nell’incontro con l’altro, riconosce di appartenere a Dio solo. Da questa espe-rienza l’autorità si converte in servizio, capace di onorare le diversità e facilitarne l’armonia. È uno stile che, nell’attuale epoca travagliata, può diventare segno dei tempi: «Testimoniamo che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata». Leone XIV ha chiesto di rendere questa testimonianza tangibile, credibile e desiderabile, coltivando l’unità nel Movimento, con chi è chiamato a guidarlo, con le Chiese particolari, con la Sede Apostolica e con il Successore di Pietro. L’incontro si è concluso con l’invito alla preghiera, la recita del Padre Nostro e la benedizione. Il saluto finale, «Grazie e buon cammino!», ha sintetizzato il mandato consegnato al Meeting: camminare insieme, conti-nuando a costruire luoghi di incontro e di amicizia capaci di opporre alla logica del sospetto, della potenza e della disperazione il realismo della misericordia. «Continui a guidarci, cari fratelli e sorelle, quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”», ha concluso il Santo Padre.

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