Rimini, 25 agosto 2025 – «Diamo per scontato che l’energia ci sia. È come l’aria, ce ne accorgiamo solo quando manca: è allora che sorgono i problemi». Con queste parole si è aperto l’incontro “L’energia è vitale. Occorre realismo”, che ha visto riuniti al Meeting di Rimini alcuni tra i principali protagonisti e osservatori del settore energetico: Paolo Arrigoni, presidente del GSE; Marco Bernardi, presidente Illumia; Giorgio Gori, europarlamentare; Italo Moroni, executive director Energy & Utilities Engineering; Nicola Procaccini, europarlamentare e responsabile energia FDI; Francesco Salerni, direttore Strategia, Digitale e Sostenibilità del Gruppo Terna. Moderatore del dibattito, Felice Vai, vicepresidente della Compagnia delle Opere. Il titolo dell’incontro richiama la necessità di affrontare la transizione energetica con un approccio equilibrato: da un lato la spinta a perseguire obiettivi climatici ambiziosi, dall’altro la consapevolezza dei limiti tecnologici, economici e sociali che impongono gradualità e pragmatismo.
Il ruolo strategico del GSE
Paolo Arrigoni ha aperto i lavori illustrando le linee d’azione del Gestore dei Servizi Energetici: «Il GSE è il braccio operativo del governo, un soggetto pubblico che garantisce e promuove lo sviluppo sostenibile del Paese. Svolgiamo questo ruolo attraverso cinque macro-aree: operatività, monitoraggio della transizione energetica, supporto e assistenza, promozione sul territorio e servizi digitali». Arrigoni ha ricordato come negli ultimi due anni siano stati erogati circa 15 miliardi di incentivi, gestiti oltre 30 meccanismi di sostegno e attivati 9 strumenti del PNRR. «La transizione energetica – ha spiegato – è una sfida complessa che richiede un approccio olistico e realistico. Non basta puntare sulle rinnovabili, occorre bilanciare sostenibilità ambientale, economica e sociale, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e salvaguardare la competitività delle imprese e i bilanci delle famiglie».
Pragmatismo e sfide globali
Sul fronte delle imprese, Marco Bernardi (Illumia) ha sottolineato i limiti di un approccio spesso ideologico: «Non penso che realismo e pragmatismo siano le parole d’ordine di questa transizione. Si è partiti dai sogni più che dalla realtà. Il mercato energetico è influenzato da fattori esogeni, politici, climatici, pandemici, economici». Bernardi ha portato dati concreti: crescita delle rinnovabili, ma anche aumento dei consumi di petrolio e carbone, con emissioni globali salite a 37 miliardi di tonnellate di CO₂ nel 2023. «La transizione – ha osservato – è di fatto un’addizione energetica: le rinnovabili non stanno sostituendo le fonti tradizionali, si stanno sommando. Servono investimenti realistici, soprattutto su batterie e gas, senza demonizzare risorse fondamentali».
Il cambiamento climatico come sfida politica e locale
Da parte sua, l’europarlamentare Giorgio Gori ha richiamato l’attenzione sulla dimensione climatica: «Il cambiamento del clima è un problema molto serio. Desertificazione, incendi, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai e innalzamento degli oceani ci dicono che non possiamo abbassare la guardia. È pragmatico affrontare questo tema e cercare di ridurre le emissioni». Portando la sua esperienza da sindaco di Bergamo, Gori ha ricordato come le città possano essere laboratorio di pratiche innovative: «Bergamo è stata selezionata tra le cento città europee impegnate nella sfida Net Zero 2030. Anche se l’obiettivo è forse troppo ambizioso, ha creato consapevolezza e ha generato progetti concreti, dall’efficienza energetica al trasporto pubblico elettrico». Ma ha anche richiamato la necessità di superare resistenze locali: «La sindrome Nimby rischia di bloccare gli impianti rinnovabili. Eppure l’autonomia energetica è una questione anche geopolitica: dipendere meno dal gas significa essere più liberi da condizionamenti esterni».
Digitale e innovazione al servizio dell’energia
Il legame tra transizione energetica e tecnologie digitali è stato approfondito da Italo Moroni (Engineering): «Oggi senza digitale non c’è transizione energetica. È un abilitatore e un acceleratore, in grado di ottimizzare i processi, ridurre i consumi, migliorare la collaborazione e gestire la complessità del sistema». Moroni ha ricordato i risultati ottenuti nell’ambito idrico: «In Italia la rete idrica perde in media il 42% dell’acqua immessa. Con piattaforme digitali siamo riusciti a ridurre drasticamente queste perdite, mostrando come il digitale possa avere un impatto diretto sulla vita dei cittadini». Ha poi ribadito l’importanza delle competenze ibride: «Non basta la tecnologia, servono persone capaci di integrare innovazione e bisogni concreti delle imprese e delle comunità».
Un approccio libero da ideologie
Nicola Procaccini ha offerto una riflessione di carattere politico: «La politica ha fatto un disastro ideologizzando l’energia. Invece dovrebbe essere una zona franca, al riparo dal ping pong politico. Servono scelte di lungo periodo, non oscillazioni a ogni cambio di governo». Procaccini ha invitato a guardare al futuro con realismo: «Non possiamo sopravvalutare la capacità dell’Europa di incidere da sola sul clima. Oggi l’UE emette meno dell’8% della CO₂ globale. Occorre un mix equilibrato di fonti, senza rinunciare al gas e senza ignorare i danni ambientali legati all’estrazione delle materie prime per le rinnovabili». Guardando oltre, ha indicato nella fusione nucleare una possibile svolta: «Siamo la generazione che potrà accedere a un’energia infinita, pulita e sicura. Questo è il vero game changer della storia dell’umanità».
La rete come infrastruttura vitale
Francesco Salerni (Terna) ha portato l’attenzione sulla dimensione infrastrutturale: «Quando premi l’interruttore e non succede nulla, ci si accorge di quanto l’energia sia fondamentale. È quello che è accaduto in Spagna con il blackout del 2025, dovuto a un problema di sovratensione». Salerni ha spiegato come Terna stia investendo per garantire stabilità e sicurezza della rete: «Il nostro piano di sviluppo da 23 miliardi di euro in dieci anni mira a integrare 65 gigawatt di nuova potenza, con costi di investimento tra i più bassi d’Europa. Abbiamo ridotto i costi di dispacciamento da 50 a 0,5 euro per megawattora grazie a sistemi basati sull’intelligenza artificiale, generando risparmi per circa 2 miliardi l’anno sulle bollette degli italiani».
Ambizione e realismo insieme
Nelle battute finali, i relatori hanno indicato alcune priorità condivise: investimenti in ricerca e tecnologia, semplificazione degli iter autorizzativi, diffusione di una cultura energetica più consapevole. «La transizione energetica è una strada piena di curve – ha sintetizzato Paolo Arrigoni –. È necessario equilibrio tra sostenibilità, competitività e sicurezza. Non basta puntare su sole e vento, servono sistemi di backup, reti robuste, strumenti innovativi e la consapevolezza che la sfida è globale». L’incontro si è chiuso con il messaggio che ha attraversato l’intero dibattito: l’energia è vitale e per affrontare questa sfida non servono slogan, ma scelte concrete, coraggio e realismo.







