Le frontiere dell’adriatico

Redazione Web

Rimini, 24 agosto 2025 – Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, ha aperto i lavori ricordando la ricorrenza del terremoto del 2016 e sottolineando il legame profondo tra memoria, ricostruzione e prospettiva futura. Acquaroli ha definito l’Adriatico «culla di civiltà e incontro di culture», ribadendo come la vocazione delle Marche sia storicamente legata all’apertura verso l’Oriente attraverso il porto di Ancona. La regione, ha detto, trae forza dalla pluralità dei suoi borghi, dalla tradizione artigianale e manifatturiera e dalla capacità di internazionalizzare i propri prodotti. «Con il porto e l’aeroporto di Ancona vogliamo essere un ponte culturale, sociale ed economico per le generazioni future» ha affermato.

Basilicata: costruire comunità e resilienza

Cosimo Latronico, assessore alla Salute, politiche per le persone e PNRR della Regione Basilicata, ha posto l’accento sul ruolo delle regioni di confine, che non vanno intese come margini ma come luoghi di incontro e contaminazione culturale. Ha ricordato la storia della Magna Grecia, delle migrazioni e delle relazioni con la Puglia, sottolineando come acqua, risorse e lavoro siano sempre stati elementi condivisi. «Vogliamo trasformare la Basilicata in una regione della cura e dell’ospitalità – ha dichiarato – facendo della qualità della vita e della luce mediterranea fattori attrattivi anche per chi sceglie di vivere e lavorare nei nostri borghi».

Friuli Venezia Giulia: porta d’Europa

In un videomessaggio, il presidente Massimiliano Fedriga ha descritto il Friuli Venezia Giulia come regione di confine e al tempo stesso cerniera europea. «L’Adriatico non deve essere un mare che separa, ma un ponte che unisce», ha affermato. Fedriga ha ricordato il ruolo strategico del porto di Trieste, primo in Italia per traffico merci, e le sfide legate alla transizione energetica e digitale. La regione si presenta come hub di innovazione, scienze della vita e logistica internazionale, ma anche come modello di convivenza fra comunità diverse che hanno trasformato le differenze in ricchezza comune.

La Puglia: terra di pace e accoglienza

Viviana Matrangola, assessora regionale della Puglia, ha richiamato la memoria degli sbarchi albanesi del 1991 come simbolo della vocazione all’accoglienza. Ha definito la Puglia «terra dello stupore», ponte tra Oriente e Occidente, capace di trasformare le sfide migratorie in opportunità di dialogo. Ha ricordato la legge regionale sulla pace e i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 come occasioni di rigenerazione urbana e sociale. «Le radici della nostra identità – ha affermato – ci spingono ad aprirci al mondo, valorizzando il patrimonio culturale e le comunità locali».

Costruire comunità attraverso identità e apertura

Nel dialogo tra i relatori è emerso come identità forte e apertura non siano in contraddizione, ma complementari. Le esperienze delle regioni adriatiche mostrano che la capacità di attrarre e dialogare nasce da una radicata coscienza delle proprie radici. Le sfide del futuro – dalla transizione ecologica alla coesione sociale – richiedono una collaborazione tra territori, istituzioni e società civile. In questo senso, l’Adriatico si configura come laboratorio di cooperazione e bene comune.

Conclusioni

Il direttore del Meeting, Emmanuele Forlani, ha chiuso l’incontro sottolineando come il tema delle frontiere dell’Adriatico si intrecci perfettamente con il titolo dell’edizione 2024: «Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi». Ha ricordato che il Meeting stesso è una città viva, costruita dal contributo dei volontari e dei partecipanti, e ha invitato a sostenere l’opera attraverso i punti di raccolta DonaOra presenti in fiera. L’Adriatico, da frontiera, può diventare sempre più un ponte di pace, sviluppo e convivenza.

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