Lavoro pubblico e bene comune. Dalla casta alla comunità professionale

Press Meeting

In piena crisi di costume e agli albori della ennesima riforma della pubblica
amministrazione, la cosiddetta riforma Madia, “la persona e la sua natura relazionale sono il vero punto di ripartenza, restando così immuni da qualsiasi utopica prospettiva di un cambiamento che nasca solo dal cambiamento delle regole”. Così Salvo Taormina della Fondazione per la Sussidiarietà ha delineato l’orizzonte e la provocazione dell’incontro tenutosi in sala Illumia B1 alle ore 15 con i suoi molteplici interlocutori: Marco Gay, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e Vice Presidente di Confindustria, il Manager e scrittore Francesco Fabrizio Delzio e Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Tutti i relatori hanno condiviso l’analisi del coordinatore, per il quale “manca un’adeguata riflessione critica circa la quantità e qualità della regolamentazione dell’agire pubblico”, che per complessità e incertezza “assurge a vero e proprio elemento criminogeno”, come l’ha definita in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario l’allora Presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri. Tutti hanno poi concordemente auspicato la realizzazione di un “cantiere delle rendite di posizione, in grado di introdurre una prospettiva di medio-lungo periodo.

Marco Gay ha poi indicato il metodo per affrontare il cambiamento d’epoca che ci troviamo a vivere: “Dare sfogo e attuazione a quelle comunità che tendono a voler cambiare e invece di annunciarlo, lo fanno giorno per giorno” in un dialogo e aiuto reciproco tra pubblico e privato. Come sottolineato da Taormina, occorre “guardare ciò che c’è e capire perché c’è, per non disperdersi nei meandri dello scetticismo dilagante”.

Delzio ha poi illustrato l’analisi svolta nel suo recente libro “Opzione zero”: “un sistema della pubblica amministrazione che blocca un Paese intero, ove funzionari pur molto qualificati non hanno ragione alcuna di assumersi una responsabilità” e dove chi talvolta ‘decide di decidere’ è percepito come un eroe. Come sbloccare tutto questo? “Il sistema dei controlli e delle retribuzioni sembra fatto apposta per favorire la formazione di questa paralisi”, mentre per Delzio va perseguito un sistema di effettivo riconoscimento del merito “sostanzialmente assente nella pubblica amministrazione”, che aiuti a creare una comunità di “eroi” e “non una casta che si assume il potere senza il rischio della responsabilità”.

Anche il Presidente Pitruzzella, dal suo osservatorio privilegiato, ha indicato la vera rivoluzione necessaria in quella “ricostruzione di una coalizione sociale che reintroduca il merito”, in grado di sostenere il passaggio “da una pubblica amministrazione clientelare ad una forte e autonoma”, rivolta a perseguire non interessi particolari e rendite di posizione, ma un bene comune, finalmente ricostruendo “uno spirito di corpo ed un’autorevolezza”. Pitruzzella ha poi sostenuto che la riforma Madia è un’occasione preziosa su cui vigilare. Per il Garante occorre tener conto dell’esigenza educativa di fronte alle sfide poste dalla rivoluzione digitale. Inoltre a suo giudizio “la burocrazia è soffocata da eccessi di responsabilità formale” e “una causa di inefficienza è data dall’inflazione legislativa, che rende il diritto inconoscibile” e con tempi di un’incertezza insostenibile ed incomprensibile, specie alle imprese straniere. La vera scommessa – ha aggiunto – è evitare che si riproponga l’inefficace richiamo al merito che già c’era nelle precedenti riforme fin dalla Bassanini.

Come ha concluso Taormina, va ricordato infatti che al di là della qualità dell’azione legislativa e della valorizzazione del merito, urge il recupero di una “spinta ideale che spesso manca”. Bisogna insomma fare i conti con la spinta della libertà umana di cui nessun “sistema perfetto” è in grado di fare a meno.

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