Rimini, 25 agosto 2025 – Il Meeting per l’amicizia fra i popoli ha dedicato un appuntamento di grande attualità al tema della salute come diritto fondamentale e bene condiviso. “La salute un bene per tutti” ha riunito voci autorevoli del mondo istituzionale, accademico e imprenditoriale. Moderato dalla giornalista di Repubblica Conchita Sannino, il dialogo ha visto gli interventi di Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale; Antonello Aurigemma, coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni; Michele Castelli, professore di Politica sanitaria all’Università Milano-Bicocca e membro della Fondazione per la Sussidiarietà; Riccardo Zagaria, amministratore delegato Doc Pharma. Ha mandato un contributo video il ministro della Salute Orazio Schillaci.
Schillaci: “Servizio sanitario pubblico da rafforzare”
Nel suo messaggio, il ministro Schillaci ha ricordato l’impegno del Governo per colmare i divari tra Regioni: «Il nostro obiettivo è una sanità pubblica che garantisca le stesse cure a tutti, con attenzione ai più fragili. Dopo sette anni, abbiamo approvato il decreto tariffe, che introduce oltre trecento nuove prestazioni nei Livelli Essenziali di Assistenza, dai test genomici per i tumori alle terapie avanzate». Il ministro ha ribadito la centralità della riduzione delle liste d’attesa: «Abbiamo avviato un monitoraggio che già mostra miglioramenti medi del 21% nelle prestazioni prioritarie. La sfida è anche attrarre nuovo personale, valorizzare medici e operatori, investire nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. La salute deve tornare ad essere il cuore del patto sociale». Il ministro ha anche ricordato che il Fondo Sanitario Nazionale, nel 2025, «ha raggiunto quota 136,5 miliardi di euro segnando un incremento di oltre dieci miliardi di euro rispetto al 2022. Con la prossima finanziaria sono certo che ci saranno ulteriori risorse per il 2026 che si aggiungono ai quattro miliardi già previsti nella scorsa legge di bilancio». Infine, ha assicurato «la stabilizzazione della norma sullo scudo penale che prevede che la punibilità in ambito sanitario sia limitata ai casi di colpa grave».
Antonini: “La salute è spesa costituzionalmente necessaria”
Il vicepresidente della Corte Costituzionale, Luca Antonini ha richiamato la storica sentenza 195/2024: «La spesa sanitaria non può essere sacrificata: è una spesa costituzionalmente necessaria. Non si può dire a un cittadino “non ti curi perché non hai soldi”. Oggi due milioni di italiani hanno rinunciato alle cure. È il grido della nostra sanità, come nel quadro di Munch che fa da copertina al libro che ho scritto con Stefano Zamagni, “Terapie per una sanità malata”. Non mancano le risorse: mancano idee, visione, capacità di ripensare i modelli. È un problema di metodo non di soldi; il metodo è il “mattone nuovo” per la nostra sanità, perché il mattone nuovo vince “il deserto”». Antonini, dopo aver ricordato i quaranta miliardi tolti alla sanità tra il 2012 e il 2019, ha indicato alcune priorità: istituire una commissione bipartisan che, con un appoggio trasversale delle forze politiche, decida di prendere in mano la sanità; riconoscere la responsabilità penale solo per colpa grave; differenziare le retribuzioni dei medici nelle branche più difficili; ripensare i costi standard con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, riportare al centro una “medicina umanistica”, perché «Non si cura solo la malattia, ma tutta la persona».
Aurigemma: “Investire sul territorio e sulla prevenzione”
Per Antonello Aurigemma, la crisi non può essere affrontata solo con logiche economiche: «Tagliare sulla sanità significa mettere a rischio vite. Bisogna rivedere le tariffe delle prestazioni, ferme al 2012, rafforzare la medicina territoriale e gli screening: il 60% degli accessi al pronto soccorso è dato da chi non trova risposta dal medico di base. Le Case della Comunità, una volta realizzate con i fondi del Pnrr, non devono diventare cattedrali nel deserto: vanno riempite di personale e servizi. Serve una visione condivisa, oltre i colori politici». Per questo, per Aurigemma «è decisivo stabilire degli obiettivi comuni che vadano avanti a prescindere dalla scadenza del mandato e dal colore politico dell’amministrazione in carica».
Castelli: “Ripensare i modelli organizzativi”
Secondo Michele Castelli, «la salute è determinata solo per il 30% dal sistema sanitario: il resto dipende da fattori sociali, educativi e ambientali. Occorre, quindi, un approccio integrato, “health in all policies”. Non basta aumentare le risorse: bisogna rivedere i modelli organizzativi, spostare l’asse dall’ospedale al territorio, rafforzare digitalizzazione e telemedicina, responsabilizzare i cittadini all’uso appropriato dei servizi». Castelli ha richiamato il rischio dell’erosione del patto sociale: «Se i cittadini non si fidano più del sistema, il welfare si sgretola. Occorre trasparenza, valutazione basata sui dati, collaborazione fra pubblico, privato e terzo settore».
Zagaria: “Farmaci equivalenti e ruolo del terzo settore”
Dal fronte industriale, Riccardo Zagaria ha evidenziato una contraddizione: «L’Italia spende meno della media europea in farmaci, ma i cittadini hanno pagato oltre un miliardo di tasca propria per scegliere prodotti di marca anziché gli equivalenti che hanno la stessa identica efficacia. Paradossalmente, poi, il consumo di farmaci generici è più basso al Sud, dove il reddito è minore. Si tratta di un problema culturale, di una sfida educativa: imparare a spendere bene i propri soldi». Zagaria ha richiamato l’urgenza di rivedere i prezzi dei farmaci di base per evitare carenze e ha sottolineato l’apporto del terzo settore: «Opere come il Banco Farmaceutico coprono bisogni che il sistema pubblico non riesce a garantire. La collaborazione tra istituzioni, imprese e volontariato è decisiva per non lasciare indietro nessuno».
Una sanità da difendere insieme
L’incontro si è chiuso con un appello condiviso: difendere il Servizio Sanitario Nazionale, nato nel 1978 come sistema universalistico, che aveva portato l’Italia al secondo posto nel mondo (oggi è scesa al nono) e rimettere al centro la persona umana. Conchita Sannino, nel congedarsi, ha ricordato le parole di papa Francesco: «La salute non è solo questione di cure, ma di vicinanza e compassione. Per questo prendersi cura del malato significa prendersi cura di tutte le sue relazioni con Dio e con gli altri. Un mondo che scarta i malati è un mondo senza futuro».







