La Famiglia protagonista

Redazione Web

Rimini, 22 agosto 2025 – All’interno dell’Arena CDO del Meeting per l’amicizia fra i popoli si è svolto uno degli incontri più attesi di questa edizione: “La famiglia protagonista della coesione sociale e del bene comune”. L’appuntamento, che ha riunito numerosi rappresentanti delle principali associazioni familiari italiane, ha offerto un’occasione di confronto e testimonianza sul ruolo decisivo che le famiglie svolgono nella costruzione di reti di solidarietà, e nella promozione di speranza.

A introdurre i lavori è stata Cristina Riccardi, vicepresidente di AIBI Amici dei Bambini e vicepresidente del Forum delle Associazioni Familiari. Ha spiegato: «Il Forum ha una struttura molto importante perché ha un livello nazionale, regionale e provinciale. Andando a contare le associazioni familiari che fanno riferimento a questi tre livelli arriviamo a circa 500 associazioni. Esse ci permettono di guardare alla famiglia a 360 gradi.» Riccardi ha sottolineato la missione del Forum: «Lo scopo è valorizzare la famiglia, creare reti, creare coesione sociale. È il nostro contributo al bene comune, perché la famiglia non sia lasciata sola ma diventi una vera risorsa per tutti».

Il deserto della povertà relazionale e le sfide dell’adozione

Cristina Riccardi ha evidenziato uno dei deserti più gravi del nostro tempo: «Mi viene da riassumerli con una definizione che è la povertà relazionale. Io credo che oggi il più grande deserto sia proprio questo. Autoreferenzialità, attenzione a se stessi: questo vale per le associazioni e anche per le famiglie che non riescono a fare un certo tipo di esperienza. Il forum sta lavorando molto sul mettere in dialogo le associazioni appartenenti.

Riguardo all’esperienza di AIBI, ha raccontato: «Quando incontriamo famiglie che accolgono bambini, ci accorgiamo che alla base di un allontanamento c’è quasi sempre una mancanza di dialogo e di ascolto. Dove questo manca, purtroppo c’è poco da fare. Ma quando esiste, si possono affrontare i problemi economici, sanitari o lavorativi e trovare nuove soluzioni».

Le famiglie numerose come segno di speranza

Alfredo Caltabiano, presidente dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, ha dichiarato: «Rappresentiamo un’anomalia in un deserto sempre più individualista e segnato dalla solitudine. Essere famiglia numerosa significa costruire relazioni e proporre un modello nuovo di società. Non è facile, ma come diciamo spesso: “XXL, ne vale la pena”. Perché, come una scalata in montagna, pur nella fatica e nelle difficoltà, il panorama che si raggiunge in vetta ripaga di ogni sforzo».

Ha ricordato i dati più recenti: «Nel 2050 avremo 11 milioni di persone sole, il 41% del totale delle famiglie. Le famiglie con figli diminuiranno drasticamente. Per questo vogliamo testimoniare che avere figli, anche tanti, è un atto di speranza e un contributo concreto al bene del Paese».

La scuola come alleata della famiglia

Marina Frola, rappresentante dell’AGESC, ha voluto ribadire il senso della propria missione: «Reputo che il titolo dell’edizione 2025 del Meeting, tratto da Eliot, sia bellissimo. Egli ci sprona a guardare al futuro con speranza e concretezza, affrontando le sfide dell’oggi con resilienza. Anche noi siamo chiamati a ripartire da Rimini con maggiore slancio, ponendo sempre al centro la famiglia e la natalità».

Ha descritto le difficoltà della genitorialità moderna: «Oggi i genitori sono messi alla prova da ritmi frenetici, dall’uso pervasivo della tecnologia e da un modello familiare più flessibile che, pur avendo aspetti positivi, porta nuove pressioni e aspettative. Per questo la collaborazione scuola-famiglia è fondamentale: solo insieme possiamo affrontare queste sfide».

Famiglie nuove: una rete internazionale di solidarietà

Mauro Montesi e Sara Simonetti hanno raccontato la loro esperienza: «Famiglie nuove è una grande famiglia internazionale, nata dal movimento dei Focolari. I nostri progetti non nascono in astratto ma rispondono ai bisogni concreti che ci vengono segnalati dalle comunità locali. Così abbiamo potuto sostenere la scuola “Fiore” in Guatemala, dare nuove speranze ai bambini abbandonati in Thailandia e accompagnare famiglie in difficoltà in tante parti del mondo».

Hanno aggiunto: «Il nostro metodo è semplice: stare accanto a chi soffre, condividere le necessità e offrire risposte educative e di inclusione. Questo è il nostro modo per contribuire a una società più giusta».

Fraternità: una goccia nell’oceano che fa la differenza

Angela Preite, presidente dell’Associazione Fraternità, ha ricordato: «Come diceva madre Teresa di Calcutta, siamo una goccia nell’oceano, ma se quella goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe. Oggi siamo 200 famiglie, di cui 50 accolgono 72 bambini. Non parliamo di affido ma di accoglienza, perché accogliere significa permettere a un’altra persona di entrare nella propria vita».

Ha portato esempi concreti: «Quest’anno abbiamo collaborato con il Comune e l’Ufficio scolastico provinciale di Cremona per mantenere aperta una scuola elementare che rischiava la chiusura per denatalità. Grazie ai bambini accolti e alle nostre famiglie, la scuola è rimasta aperta. È questo che intendiamo per coesione sociale».

Il valore educativo dei metodi naturali

Mario Della Mercedes e Cinzia Ponte hanno presentato la Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità: «Il cuore del nostro servizio è fare in modo che ogni coppia possa scoprire la bellezza della sessualità attraverso la conoscenza della fertilità. Vogliamo diffondere consapevolezza, perché troppi giovani oggi non conoscono il funzionamento del proprio corpo».

Hanno ricordato il loro impegno educativo: «Siamo presenti nelle scuole con percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità, sempre in collaborazione con i genitori. Aiutiamo ragazze e ragazzi a vivere il proprio corpo come dono, responsabilità e occasione di crescita».

Conclusioni

L’incontro si è concluso con la consapevolezza che la famiglia è il primo attore della coesione sociale. «In famiglia la persona è amata, accolta e resa capace di costruire», è stato ricordato. Le testimonianze hanno mostrato come, attraverso il dialogo, e l’accoglienza, la famiglia diventi davvero protagonista del bene comune.

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