La differenza fra povertà e miseria muove la carità

Redazione Web

Rimini, 22 agosto 2025 – Il Meeting ha offerto un importante momento di confronto e riflessione con il panel intitolato “La differenza fra povertà e miseria muove la carità”. L’incontro ha visto protagonisti poeti, presidenti di fondazioni, rappresentanti del mondo agricolo e bancario, i quali hanno raccontato con testimonianze dirette e dati concreti il dramma della povertà in Italia e nel mondo, ma anche le esperienze di solidarietà che ogni giorno cercano di offrire risposte ai bisogni più urgenti.

Il dibattito ha preso avvio da un’analisi culturale e spirituale della differenza tra povertà e miseria, sottolineando come la povertà, intesa nel senso cristiano e francescano, sia una scelta di libertà e distacco dai beni, mentre la miseria rappresenti la privazione che annienta la dignità della persona. A partire da questo punto, i relatori hanno raccontato esperienze concrete di lotta contro la miseria: dal Banco Alimentare al Banco Farmaceutico, dal Banco Informatico fino al Banco delle Cose. Queste realtà hanno mostrato come sia possibile trasformare lo spreco in risorsa e come la carità diventi un metodo di lavoro e di relazione.

Davide Rondoni, poeta e presidente del Comitato Nazionale per l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco, ha sottolineato che “la povertà non va confusa con la miseria: la povertà è libertà, la miseria è mancanza”. La sua riflessione ha posto l’accento sulla dimensione affettiva e spirituale che distingue l’esperienza della povertà come apertura al mondo e riconoscimento che nulla ci appartiene, nemmeno noi stessi.

Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare, ha ricordato che il Banco è nato nel 1989 con l’obiettivo di recuperare eccedenze alimentari e redistribuirle a chi è in difficoltà. «Non siamo padroni di nulla – ha dichiarato – e proprio per questo possiamo trasformare le eccedenze in occasione di carità e condivisione». Il Banco Alimentare oggi coinvolge oltre 7.000 enti e 21 banchi regionali, con una rete capace di aiutare milioni di persone.

Sergio Daniotti, presidente del Banco Farmaceutico, ha affrontato il tema della povertà sanitaria. Sempre più famiglie, anche con reddito, non possono permettersi farmaci basilari. Il Banco Farmaceutico, che esiste da 25 anni, raccoglie e ridistribuisce medicinali donati da cittadini, farmacie e aziende. «Non faremmo nulla senza la catena di solidarietà – ha ribadito – perché la lotta alla miseria si fa insieme».

Fabio Mazzoleni, presidente del Banco Informatico, ha invece raccontato come sia fondamentale ridurre il divario digitale. La sua testimonianza personale, arricchita anche da una lettera ricevuta dalla figlia, ha sottolineato che donare computer e dispositivi tecnologici non è solo un gesto materiale, ma un modo per restituire dignità e speranza. «Che cos’è la miseria se non la perdita della speranza?», ha detto Mazzoleni, collegando l’azione del Banco a un compito educativo e culturale.

Il Banco delle Cose, rappresentato da Giorgio Medici, ha mostrato come anche beni di consumo, arredi, tessuti, strumenti tecnologici e persino ambulanze possano diventare risorsa per chi è in difficoltà. Con 500 aziende e oltre 800 realtà del non profit collegate, il Banco delle Cose ha raggiunto 38 Paesi nel mondo. «Donare è difficilissimo – ha ricordato Medici – ma significa costruire reti di solidarietà che generano valore per chi riceve e per chi dona».

L’intervento di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha messo in luce il legame tra povertà alimentare e dignità. La lotta allo spreco alimentare è oggi una delle priorità, con un danno stimato di 15 miliardi l’anno in Italia, di cui 12 nelle famiglie. «Il primo elemento di libertà – ha detto – è non dover dipendere da altri. Educare i giovani al valore del cibo e alla responsabilità è un compito che dobbiamo assumerci come comunità».

Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ha presentato l’impegno concreto del gruppo bancario a favore delle famiglie in difficoltà: dal programma “Per Merito”, che offre prestiti agevolati agli studenti, ai mutui per i giovani, fino al piano di erogazioni sociali da 1,5 miliardi entro il 2027. «Una banca deve crescere per generare impatto sociale – ha sottolineato – perché al centro della nostra attività ci sono le persone e non il profitto fine a sé stesso».

Le conclusioni di Rondoni hanno rilanciato una sfida culturale: «Le crisi di civiltà sono crisi di avvilimento dei cuori. Ciò che dobbiamo fare è riaccendere i cuori, amare di più, perché amare è ciò che parifica il mondo». Un invito che richiama la necessità di passare dalle buone pratiche individuali a una responsabilità collettiva, capace di incidere sulla cultura e sulla politica.

L’incontro si è chiuso con l’appello a fare rete, a nutrire speranza e a mettere al centro la persona. Un messaggio che il Meeting rilancia come eredità culturale e civile: la differenza tra povertà e miseria non è solo teorica, ma indica la strada di una carità che diventa metodo di vita e responsabilità sociale.

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