Rimini, 24 agosto 2025 – La parola coesione richiama immediatamente la sfida di tenere unito un Paese segnato da fratture sociali, disuguaglianze economiche e differenze territoriali. Al Meeting di Rimini, un confronto inedito tra esponenti politici di maggioranza e opposizione, rappresentanti del mondo delle fondazioni e della società civile, ha messo al centro la domanda: come costruire coesione dal basso, rendendo la società protagonista? Moderato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, l’incontro ha visto la partecipazione di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione; dei senatori Graziano Delrio (PD), Mariastella Gelmini (Noi Moderati) e Stefano Patuanelli (M5S); di Maurizio Lupi, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà; di Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT; introdotti da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
Vittadini: il modello storico di coesione italiana
Ad aprire i lavori, Giorgio Vittadini ha ricordato il modello che ha guidato l’Italia nel secondo dopoguerra: «La coesione nacque dall’idea che il lavoro fosse il punto di partenza, sostenuto da un sistema bancario mutualistico, dal risparmio diffuso e da corpi intermedi vivaci». Un modello che, secondo Vittadini, si è progressivamente indebolito con la globalizzazione e le crisi finanziarie, ma che resta un riferimento: «Oggi la politica di coesione deve tornare a valorizzare occupazione, risparmio, cooperative, mutualità. Non basta l’assistenzialismo: serve un sistema che aiuti le persone a crescere insieme».
Foti: luci e ombre dei fondi europei
Il ministro Tommaso Foti ha presentato un bilancio delle politiche europee di coesione: «Abbiamo certificato il 99,18% della programmazione 2014-2020. È un risultato positivo, ma restano ritardi: nella programmazione 2021-2027 siamo solo al 20% di impegni e al 4% di spesa». Foti ha posto un punto critico: «Il rischio è che i fondi di coesione diventino mera assistenza, anziché moltiplicatori di sviluppo. Servono priorità chiare: lavoro, scuola e casa. Senza questi tre pilastri, la coesione resta uno slogan». Ha poi sottolineato la necessità di maggiore coinvolgimento dei territori: «Troppo spesso la programmazione si riduce a rapporti tra Stato e Regioni, con scarsa attenzione agli enti locali e alla società civile. Così la coesione resta verticale, mentre serve anche una vera sussidiarietà orizzontale».
Poggi: il ruolo delle fondazioni
Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, ha raccontato l’impegno delle fondazioni bancarie: «Non possiamo sostituirci agli enti pubblici, ma possiamo essere agenti di sviluppo. Ascoltiamo i bisogni del territorio e sosteniamo i soggetti della sussidiarietà». Un esempio concreto: il bando “Ultimo miglio”, destinato a finanziare i comuni piemontesi e valdostani che, pur avendo ricevuto fondi PNRR, non riescono a completare le opere per mancanza di risorse aggiuntive. «Il nostro compito è aiutare i territori a realizzare ciò che hanno iniziato, a partire dai bisogni delle persone e dalle forze sociali».
Delrio: infrastrutture sociali e società invisibile
«La coesione si costruisce investendo in infrastrutture sociali: scuole, ospedali, piazze, oratori», ha affermato Graziano Delrio. «Luoghi in cui ricchi e poveri possano incontrarsi, perché senza questa mescolanza la coesione fallisce». L’ex ministro ha denunciato un limite della politica: «Non vediamo la società. Non ci accorgiamo delle cooperative antimafia in Calabria o delle associazioni di quartiere che costruiscono legami. Lo sviluppo non può essere pensato a Roma o nelle Regioni, ma deve nascere dai territori». Ha citato anche esperienze internazionali, richiamando il fatto che mentre i Paese del G7 elaboreranno un grande masterplan per la ricostruzione di Gaza, «i sindaci di Gaza sono gli unici che sanno come ricostruire Gaza. Quindi spesso non vediamo quello che c’è ». Vale anche per l’Italia: non bastano i piani dall’alto, serve la forza dal basso.
Gelmini: coesione come metodo e responsabilità
Mariastella Gelmini ha difeso la coesione come principio fondante: «La coesione è prima di tutto un metodo: concordia e responsabilità. L’alternativa è la disgregazione e il conflitto». Ha sottolineato che le disuguaglianze da affrontare non sono solo Nord-Sud, ma anche tra città e periferie, montagna e pianura, isole e terraferma: «Solo contrastando queste disuguaglianze possiamo ricostruire lo spirito di comunità che ha guidato l’Italia nel dopoguerra». Infine, un richiamo ai LEP – Livelli essenziali di prestazione: «Garantire diritti civili e sociali uguali per tutti i cittadini, ovunque vivano, è la vera strada per rafforzare la coesione».
Patuanelli: nuove fratture sociali e un reddito universale
Dal versante dell’opposizione, Stefano Patuanelli ha condiviso un’analisi critica: «Le fratture non sono più solo Nord-Sud: oggi c’è disuguaglianza tra centri e periferie, aree interne e metropolitane, isole e continente». Ha segnalato l’emergenza casa: «Il ceto medio è espulso dai centri urbani, perché non può più permettersi gli affitti. L’housing sociale deve tornare priorità». Sul piano sociale, ha rilanciato l’idea di un sostegno universale al reddito: «Non possiamo lasciare chi cambia lavoro o attraversa fasi di disoccupazione senza strumenti. Uno strumento universale è necessario, magari con un nome diverso, ma con la stessa funzione».
Lupi: la sussidiarietà come architettura della coesione
Maurizio Lupi, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, ha ricordato il filo conduttore del lavoro all’interno dell’intergruppo: «Dal 5 per mille all’assegno unico, fino alle competenze non cognitive nelle scuole: ogni passo ha messo al centro la persona e la società». Ha usato un’immagine cara al Meeting: «Un ponte si regge sull’arco, ma senza le pietre non esiste. La coesione è l’arco, le pietre sono le persone e le realtà sociali. Il compito della politica è fare da cemento, tenendo insieme queste pietre».
Conclusione: il mattone della coesione
Il ministro Foti è intervenuto una seconda volta invitando i suoi colleghi parlamentari a discutere di coesione sociale, mettendo da parte le divisioni politiche. Il dibattito si è poi chiuso con l’invito di Giorgio Vittadini: «Per costruire coesione serve un Parlamento che discuta, che ascolti la società civile e sappia dare forma a politiche condivise». Il tema è tornato al cuore del Meeting: i mattoni nuovi. «La coesione – è stato detto – è un mattone indispensabile per edificare una società giusta e solidale. Senza il contributo di tutti, nessun piano dall’alto potrà reggere. Con la responsabilità condivisa, invece, anche le differenze diventano risorsa».







