Rimini, 23 agosto 2025 – L’incontro organizzato da Fondazione Progetto Arca ha posto al centro il valore della bellezza come bene comune e come risorsa concreta per rigenerare persone e comunità. Moderato dal giornalista e critico d’arte Luca Fiore, il dibattito ha coinvolto Giuseppe Frangi (giornalista Vita), Franco Mussida (musicista), Costantina Regazzo (Direzione Servizi Fondazione Progetto Arca), Francesca Rizzi (AD Jointly) e Alice Stefanizzi (Direzione Marketing e Fundraising Fondazione Progetto Arca). «La bellezza è un valore che può mancare tanto quanto un bene materiale. La povertà di bellezza è ingiusta quanto la povertà economica», ha introdotto Fiore, sottolineando l’urgenza di una riflessione pubblica sul tema.
Giuseppe Frangi: dalla perfezione delle aquile a quella dei passerotti
Il critico d’arte Giuseppe Frangi ha spiegato che la bellezza come bene comune non può restare privilegio elitario: «Il vissuto del Meeting dimostra che la bellezza può appartenere a tutti, anche a chi meno se lo aspetta. Troppo spesso pensiamo alla bellezza come a qualcosa dietro un vetro, inaccessibile, ma dobbiamo riscoprirla anche nelle piccole cose». Richiamando le parole del b, ha osservato: «La bellezza non è solo l’aquila che vola alta, ma anche il passerotto che becca a terra. Anche nella semplicità e nell’imperfezione c’è perfezione».
Alice Stefanizzi: centri d’accoglienza come luoghi di energia positiva
Per Alice Stefanizzi, la bellezza coincide con la normalità: «Abbiamo imparato che se un luogo è accogliente, curato e sereno, diventa uno spazio di energia positiva. Anche chi ha vissuto anni in strada può ritrovare forza se si sente in un luogo bello». Ha ricordato i progetti di co-progettazione avviati con ospiti, operatori e volontari: «I letti dei nostri centri sono stati ridisegnati insieme agli ospiti per rispondere ai loro bisogni, persino con cassetti nascosti per depositare gli oggetti personali. Perfino il colore delle pareti è stato scelto insieme: chi viveva in strada aveva dimenticato i colori. L’ascolto è il primo passo per restituire bellezza e dignità».
Costantina Regazzo: ritrovare la bellezza di sé
La dirigente di Progetto Arca Costantina “Tina” Regazzo ha sottolineato il valore della sicurezza: «Molti dei nostri ospiti non si guardano più allo specchio. Il primo passo è creare luoghi sicuri, perché solo se mi sento protetto posso vedere la bellezza attorno a me». Regazzo ha parlato di “salutogenesi”:
«Un ambiente bello genera benessere e stimola il desiderio di prendersene cura. Anche chi ha perso tutto, se si sente accolto, può ricostruire la propria identità».
Francesca Rizzi: il lavoro come luogo di bellezza e cura
L’amministratrice delegata di Jointly, Francesca Rizzi, ha collegato il tema della bellezza al mondo del lavoro: «Negli anni Settanta Franco Basaglia vedeva il lavoro come luogo di cura. Oggi invece leggiamo di burnout e ambienti tossici. Serve un reset culturale». Ha spiegato: «Un luogo di lavoro non è solo produzione, ma comunità. La bellezza si traduce in cura: delle persone, delle relazioni, delle opportunità. Non è un lusso per pochi, ma una condizione abilitante per il buon lavoro».
Franco Mussida: la musica svela l’anima
Il musicista Franco Mussida ha raccontato la sua collaborazione con Progetto Arca attraverso le audioteche musicali nei centri di accoglienza: «La musica è uno strumento straordinario per liberare emozioni. Aiuta le persone a riconoscere la propria anima, spesso nascosta o schiacciata dalla vita». Ha insistito sulla necessità di dare significato a parole come “bellezza” e “mistero”: «Dobbiamo aiutare le persone a riconoscere la bellezza. Non è uno slogan, è una responsabilità. La musica offre libertà emotiva e può diventare cura sociale».
Conclusioni: la bellezza come risorsa di comunità
Dal dibattito è emersa una visione corale: la bellezza non è un ornamento, ma un bene comune che si costruisce insieme. È nei centri di accoglienza ripensati con gli ospiti, nei luoghi di lavoro capaci di cura, nella musica che libera emozioni, nell’incontro tra persone che sanno guardarsi con occhi nuovi. «La bellezza è un’avventura condivisa», ha sintetizzato Frangi. «Non è privilegio di pochi, ma occasione di riscatto e rigenerazione per tutti».







