Il tuo volto, la tua parola. Poesie e letteratura come incontro e amore

Redazione Web

IL VOLTO NELLA CULTURA ARABA E CRISTIANA: IL MISTERO CHE GENERA SIGNIFICATI

 

Rimini, 20 agosto – Wael Farouq, professore di Lingua e letteratura araba alla Cattolica di Milano, ha catturato sin dalle prime parole il pubblico del Salone Intesa Sanpaolo B3, presentando con grande affetto gli interlocutori della serata: Davide Rondoni, poeta e scrittore, Salah Fadl, professore di letteratura comparata all’università Ain Shams del Cairo, esperto e traduttore di Dante Alighieri. È stato prima di tutto un incontro tra amici, tra persone legate da una stima reciproca, «un incontro sul vero dialogo – ha affermato Farouq – perché si trova sempre nello spazio della bellezza e davanti alla bellezza non si può dire “è sbagliato, non è vero”. Sempre davanti alla bellezza si accoglie».

Rondoni, “poeta dell’infinito” secondo Farouq, ha cominciato dal senso del titolo del Meeting: «Può veramente essere un bene per me l’altro? È vero che il mio nome nasce dal volto di un altro? Nella cultura ebraica il nome è tutto, la donna a cui il poeta Wojtyla dedica questi versi è la Veronica, di lei il poeta può dire che il nome nasce dal volto sfigurato che fissava. Veronica va di fronte a quel volto carica della sua preghiera attonita perché vede Dio morire come un cane. Veronica guarda quel volto dal punto di vista del suo dolore, della sua compassione». Da qui il poeta ripercorre il ruolo dello sguardo e l’importanza del volto in alcuni grandi poeti della letteratura italiana e europea, a cominciare da Dante e Petrarca. «Petrarca – ha spiegato lo scrittore – guarda Laura dal punto di vista dell’incanto: Laura è un idolo, diventa tutto per lui. Infatti il Canzoniere è la raccolta di poesie di uno che si è pentito per aver seguito il volto che lo distrae dal vero volto del bene. Dante invece segue il volto di Beatrice finché può perché a un certo punto lei muore. Quel volto gli è stato tolto ma lui la insegue perché capisce che quel volto lo porterà dove vuole andare, all’altro Volto. Così Dante scrive per cercare il volto di Beatrice, Petrarca per distogliersi dal volto di Laura». Rondoni, attraverso questo confronto, ha cercato di spiegare che l’esperienza racchiusa nel titolo del Meeting non è meccanica, ma che conta il punto di vista con cui si guarda, ossia la responsabilità di ciascuno. «Se il punto di vista con cui guardi il volto dell’altro non è il bisogno, il dolore, la compassione, diventa solo il mio limite, il mio abisso. La dinamica del rapporto con l’altro è una dinamica viva. Se non si guarda l’altro come Veronica ha guardato Cristo, se non si arriva a questo fiore di sguardo, l’altro è un abisso, un limite e forse anche un po’ un inferno. O l’altro lo guardi come fratello oppure è inferno», ha concluso il poeta.

Farouq, introducendo Fadl, suo professore e uomo «sempre in prima fila nel fronte della battaglia per la libertà e la cultura», ha ricordato che nella tradizione araba la presenza dell’immagine non è così profonda, «ma è la memoria che può tenere tutto perché nel deserto tutto è effimero. Eppure, in questa cultura dove tutto è effimero, il volto è stato molto importante in poesia». Fadl ha spiegato che la cultura araba ha trasformato l’immagine vista in un’immagine linguistica, materializzandola nella letteratura. In seguito, ha ricordato la centralità del ruolo del volto nelle dinamiche culturali della storia araba recente, ossia il dilemma nudità / scopertura. «Dal 1920 agli anni ’70 la scopertura del volto ha coinciso con la liberazione della donna, mentre a partire dagli anni ‘70 le correnti dell’islam politico hanno riportato la copertura del volto, ma questo non ha nessuna relazione con l’essenza della religione». Infine il professore, citando il corano, ha ricordato che la bellezza in arabo è sempre parte della bellezza di Dio: «Ovunque ci troviamo, da occidente a oriente, troviamo il volto di Dio. Tutte le culture, tutti i tempi e i luoghi sono una rivelazione del volto di Dio».

I due interventi sono stati effettivamente la prova di un incontro, di uno sguardo che, pur partendo da diverse letture, volge a un punto simile: «il volto è il mistero – ha concluso Farouq – perché è un volto che si vede e si guarda ma non finiscono mai i significati. Ognuno di noi è unico e l’incontro col Mistero può generar sempre nuovi significati».

 

(F.M.)

 

Responsabile Comunicazione Eugenio Andreatta tel. 329 9540695 eugenio.andreatta@meetingrimini.org

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