Rimini, 22 agosto 2025 – L’incontro “Il ruolo delle donne nell’ambito dell’azione umanitaria, tra resilienza e leadership nei contesti di crisi” ha aperto uno spazio di confronto di grande rilievo al Meeting, affrontando il tema cruciale della condizione femminile in scenari di conflitto e di emergenza prolungata. Le voci delle relatrici e dei relatori hanno restituito un quadro realistico ma anche ricco di speranza: donne che, pur schiacciate dalla violenza e dalla privazione dei diritti, diventano protagoniste della resilienza e colonne portanti delle comunità.
Il valore delle testimonianze dirette
Stefania Piccinelli, moderatrice e direttrice dei programmi internazionali di WeWorld, ha introdotto i lavori sottolineando come le crisi protratte non colpiscano soltanto le infrastrutture materiali ma anche e soprattutto la vita quotidiana di intere generazioni: «Nascere sotto le bombe, crescere in un campo profughi o in un regime che ti nega l’istruzione significa vivere senza certezze. In questi scenari le donne e i bambini sono i più colpiti, ma proprio da loro nasce la forza della ricostruzione».
Her Future at Risk: dati e prospettive
Martina Albini ha presentato il report “Her Future at Risk”, elaborato da WeWorld e patrocinato dall’Italia alle Nazioni Unite. Il documento, che analizza contesti come Afghanistan, Sahel, Siria ed Etiopia, evidenzia tre punti critici: l’aumento esponenziale delle disuguaglianze di genere, il mancato accesso ai servizi fondamentali e la scarsa partecipazione delle donne ai processi decisionali. «Oggi oltre 85 milioni di bambini in contesti di crisi sono fuori dalla scuola – ha spiegato Albini – e la maggior parte sono bambine. Se non invertiamo questa tendenza rischiamo di perdere un’intera generazione».
Le voci dalla Siria e dall’Afghanistan
La giornalista Asmae Dachan ha raccontato l’attuale situazione siriana, ricordando come la caduta del regime abbia aperto una fase di transizione difficile ma anche ricca di speranza: «Ho incontrato donne che hanno perso tutto, che hanno subito violenze e discriminazioni, ma che non vogliono arrendersi. Nonostante la devastazione, non ho sentito la parola disperazione: c’è una voglia concreta di ricostruire, di ridare dignità al Paese».
Ancora più drammatica la testimonianza di Rahel Saya, che ha dato voce alle donne afghane: «In Afghanistan le donne non hanno più nessun diritto: non possono studiare, non possono lavorare, non possono nemmeno uscire di casa. È come se metà della società fosse stata cancellata. Eppure, nonostante le persecuzioni, tante ragazze continuano a studiare di nascosto. Questo è un atto di resistenza straordinario».
Il ruolo della cooperazione internazionale
Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ha ricordato l’impegno del nostro Paese: «Cooperazione significa sviluppo sostenibile, diritti umani e pace. Non si tratta solo di fornire assistenza immediata ma di costruire comunità resilienti, capaci di ripartire anche nei contesti più fragili. Per questo nei nostri progetti la componente di genere è sempre centrale». Rusconi ha sottolineato l’importanza di interventi che vadano oltre l’emergenza e diano prospettive concrete di autonomia.
Ricostruire non come prima ma meglio
Il tema della ricostruzione è stato al centro del dibattito. «Ricostruire – ha spiegato Dachan – non può significare tornare alla situazione precedente, fatta di disuguaglianze e ingiustizie. Ricostruire significa costruire una società più equa, in cui i diritti delle donne siano al centro». Un concetto ripreso anche da Albini: «I margini spesso diventano luoghi di trasformazione. Le donne, escluse dai tavoli ufficiali, hanno creato reti di economia circolare e di cura collettiva che tengono in vita intere comunità».
Una sfida globale e condivisa
Il dibattito si è concluso con un appello alla responsabilità collettiva. «Nessuna crisi è lontana, ha ricordato Rahel Saya, quando una donna viene privata dei suoi diritti in Afghanistan, questo riguarda tutte e tutti. La solidarietà internazionale non è un gesto di carità, ma un dovere di giustizia». Il messaggio condiviso è che la resilienza delle donne nei contesti di crisi non debba essere un destino imposto, ma un patrimonio da sostenere e valorizzare per costruire società più giuste e inclusive.
Il Meeting ha offerto così un momento di ascolto e di confronto che richiama ciascuno a un impegno concreto: sostenere le donne nei contesti di crisi significa costruire un futuro di pace, sviluppo e dignità per intere comunità.







