Il racconto del potere salvifico delle canzoni

Redazione Web

Rimini, 25 agosto 2025 – La musica che consola, che salva, che restituisce le persone a sé stesse. È stato questo il cuore dell’incontro “Il racconto del potere salvifico delle canzoni”, che ha visto protagonista Ron (Rosalino Cellamare), uno dei cantautori più amati della scena italiana, introdotto dal sacerdote, critico musicale e scrittore don Massimo Granieri. Un pubblico caloroso ha accolto l’artista, tornato al Meeting dopo tanti anni: “L’ultima volta era il 1982”, ha ricordato. “Sono molto contento di essere qui, davvero tanto !”. Una gioia che Ron ha dimostrato fin da subito con un regalo inatteso: se inizialmente erano previsti tre brani dal vivo, l’artista ha proposto di cantarne cinque o sei, trasformando l’incontro in un vero concerto-dialogo.

DAI GIRASOLI A LUCIO DALLA: L’INIZIO DI UN CAMMINO

Fin dall’inizio, Ron ha messo da parte il distacco dell’artista affermato per mostrarsi con la semplicità di Rosalino, come ha chiesto di essere chiamato. E ha raccontato alcuni episodi dei suoi esordi: il primo concerto a soli dodici anni, davanti a un campo di girasoli nella campagna lombarda. “Suonai una canzone di Gianni Morandi con la fisarmonica. Alla fine, nel silenzio, mi chinai verso i girasoli e me ne tornai a casa. Loro non rispondevano, poverini, ma io avevo cantato con una passione incredibile”. Poi l’aneddoto decisivo: il cambio di nome. “Lucio Dalla una sera mi disse: basta Rosalino, serve un nome d’arte. Ti chiamerai Ron. Io ero titubante, ma lui mi rassicurò: ‘Vedrai i risultati’. Da allora sono Ron”. Un incontro, quello con Lucio, destinato a segnare l’intera carriera: “Ho sempre avuto grande rispetto per lui. Sapeva riconoscere le mie qualità e non ha mai prevaricato: abbiamo lavorato insieme restando fedeli alle nostre identità”.

“UNA CITTÀ PER CANTARE”: L’INNO DI UNA GENERAZIONE

La prima canzone eseguita è stata “Una città per cantare”, versione italiana di un brano americano diventata manifesto di intere generazioni di artisti. “Rappresenta chi ama la musica e vuole arrivare fino in fondo – ha spiegato Ron –. Mi ricorda quando a 14 anni partii in tournée con gli amici su un pulmino scassato. Capimmo che l’unione tra persone e musica è qualcosa di meraviglioso”. Il pubblico, emozionato, ha seguito il testo che racconta le difficoltà, i successi e i fallimenti di chi sceglie la strada della musica, senza mai arrendersi. Don Granieri ha sottolineato: “È un invito a camminare comunque, anche quando arriva il buio”.

“JOE TEMERARIO”: LA SOLITUDINE DI UN UOMO

È stata poi la volta di “Joe Temerario”, canzone simbolo del 1984, che racconta le acrobazie di un pilota solitario. “È la storia di un uomo che sfida la vita con il suo aereo, ma che quando atterra si scopre solo”, ha detto Ron. “Immagina di avere un figlio, di poter confidare a lui le proprie fragilità. È un brano che amo tantissimo”. Don Granieri ha ricordato come molte persone colleghino a quella canzone momenti importanti della propria vita: “Io stesso ricordo esattamente quando la sentii per la prima volta, da ragazzo. È rimasta impressa come poche altre”.

L’AMORE CHE SOLLEVA: “VORREI INCONTRARTI FRA CENT’ANNI”

Uno dei momenti più intensi è stato l’ascolto di “Vorrei incontrarti fra cent’anni”, vincitrice del Festival di Sanremo 1996 in coppia con Tosca. Per l’occasione, Ron ha cantato sostenuto dal pubblico, invitato a fare da coro. Prima dell’esecuzione, Letizia, una spettatrice, ha raccontato come quella canzone l’abbia segnata profondamente: “Quando ho riascoltato i versi ‘perché amo e sono amato’, mi sono scese le lacrime. È questo che significa essere felici”. Ron ha confermato: “È una vittoria che ricordo con emozione. Non ci aspettavamo di arrivare primi, eravamo stupiti. Ma è una canzone che ha dentro verità e tenerezza”.

“NON ABBIAMO BISOGNO DI PAROLE”: IL PANE BUONO DELLA MUSICA

Altro passaggio imprescindibile, l’esecuzione di “Non abbiamo bisogno di parole”, tra i brani più amati del repertorio. “Le parole sono importantissime – ha spiegato Ron –. Quando scrivi qualcosa di bello, ce la metti tutta. Le canzoni sono come pane buono: devono nutrire chi ascolta, non ferirlo”.

“ALMENO PENSAMI”: L’EREDITÀ DI LUCIO DALLA

Grande commozione anche con “Almeno pensami”, brano inedito di Lucio Dalla affidato a Ron per il Festival di Sanremo 2018. “Quando Claudio Baglioni me la propose, ebbi paura. Era una responsabilità enorme. Mi chiedevo se la gente avrebbe detto: ‘Ok, ce l’hai fatta’. È stato un dono grandissimo, come se Lucio avesse voluto continuare la nostra amicizia attraverso quella canzone”.

“PIAZZA GRANDE”: UNA GRAZIA CONDIVISA

Il concerto-dialogo si è chiuso con “Piazza Grande”, scritta da Ron e portata al successo da Dalla. L’artista ha raccontato la genesi: “Avevo 17 anni e durante un viaggio in Sicilia scrissi le prime strofe. Poi Lucio aggiunse l’inciso. In venti minuti avevamo unito le due parti. È stata una grazia: ho capito che si può arrivare al cuore della gente solo se si mette in gioco il proprio”. Il pubblico, in piedi, ha cantato insieme a lui: un momento collettivo che ha trasformato la sala in un’unica voce, testimoniando il legame profondo tra musica e vita.

LA MUSICA CHE SALVA

Don Granieri, concludendo, ha sottolineato: “Le canzoni di Ron non solo consolano, ma a volte salvano. Ci riconsegnano a noi stessi. È questo il potere salvifico della musica”. Ron ha ringraziato il Meeting, i volontari e tutti i presenti: “La musica è parte di me, della mia anima. Io sono una persona qualunque, ma se quello che ho dentro arriva al cuore di qualcuno, allora ne vale la pena”. Il canto corale di Piazza Grande ha sigillato un incontro che è stato molto più di un concerto: un racconto di vita e di fede nella musica, capace di curare ferite, di dare speranza, di restituire bellezza. Al Meeting di Rimini, ancora una volta, si è mostrato che ogni dono – anche una canzone – può essere un mattone nuovo per costruire insieme luoghi di incontro e di speranza.

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