Rimini, 22 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini si conferma come spazio privilegiato di confronto culturale e di ricerca, «un luogo che genera dialoghi, che approfondisce la conoscenza e sostiene la fiducia, un crocevia dove si incontra chi desidera il vero, il bello, il giusto e il bene». Con queste parole è stato aperto l’incontro dal titolo «Il mondo dopo il liberalismo», che ha visto la partecipazione di Patrick Deener e Joseph Weiler, intellettuali di fama internazionale, chiamati a riflettere su uno dei nodi più urgenti del nostro tempo: la crisi del sistema liberale e le prospettive di un futuro post-liberale.
A introdurre il dibattito è stato il giornalista Mattia Ferraresi, caporedattore del quotidiano Domani, che ha evidenziato come «il sistema liberale, così come lo conosciamo, sia in crisi. Lo testimoniamo le incertezze nell’ordine geopolitico globale». Ferraresi ha ricordato che ciò che appare più profondamente in crisi «è la concezione della persona e quindi di conseguenza della società e dello Stato che sostiene il sistema liberale».
Le radici della crisi del liberalismo
Ferraresi ha quindi delineato due grandi prospettive di analisi: da un lato quella che individua le minacce esterne, provenienti da movimenti politici e culturali sovranisti o populisti; dall’altro quella che guarda alle contraddizioni interne, ipotizzando che la crisi del liberalismo non sia altro che l’esito naturale delle sue stesse premesse.
Patrick Deneen, professore di Scienze Politiche all’Università di Notre Dame, autore di Why Liberalism Failed e Regime Change, ha preso la parola spiegando che «uno dei problemi principali nel definire il liberalismo è che ne esistono tante definizioni quante sono le interpretazioni dei pensatori politici». Secondo Deneen, «il liberalismo ha rappresentato un cambiamento radicale nella modernità, spostando il baricentro della vita individuale dalle eredità e dalle tradizioni alla scelta autonoma dell’individuo. Questo processo ha indebolito istituzioni fondamentali come la famiglia, la comunità, la nazione e la Chiesa».
Il professore ha osservato come «la povertà delle relazioni e la solitudine contemporanea non siano altro che il frutto di questa erosione», e che il liberalismo, nel perseguire la libertà individuale, ha finito per creare le condizioni della propria crisi. «Il liberalismo non è fallito perché è stato tradito, ma perché ha avuto successo: ha raggiunto i suoi ideali e così facendo ha distrutto le istituzioni pre-liberali che sostenevano l’ordine sociale».
L’illusione della neutralità e la nostalgia liberale
Deneen ha respinto l’accusa di nostalgia: «Non siamo nostalgici, non vogliamo tornare a un passato che non può più esistere. Sono piuttosto i liberali i veri nostalgici, aggrappati a un’età perduta, incapaci di riconoscere che il loro stesso progetto ha reso impossibile il ritorno a quell’ordine».
Ha ricordato i decenni in cui il liberalismo sembrava trionfare, dagli anni della Guerra Fredda al momento della “fine della storia” teorizzata da Fukuyama, passando per la globalizzazione economica, le guerre in Medio Oriente e la rivoluzione sociale. Tutti passaggi che, a suo giudizio, hanno contenuto i semi della crisi attuale.
Verso un post-liberalismo
Nella parte conclusiva del suo intervento, Deneen ha avanzato l’ipotesi di un nuovo ordine politico e sociale: «Il post-liberalismo non è una nostalgia del passato, ma la ricerca di istituzioni e pratiche capaci di sostenere la prosperità umana in un contesto nuovo. Non possiamo tornare indietro: possiamo solo andare avanti, reinventando famiglia, comunità, nazione e fede in forme adeguate al presente».
L’intervento di Joseph Weiler
Ha fatto seguito l’intervento di Joseph Weiler, professore di diritto alla New York University e Senior Fellow ad Harvard, da oltre vent’anni ospite del Meeting. Weiler ha esordito con un riferimento drammatico all’attualità del Medio Oriente, citando il libro della Genesi: «Lungi da Te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio». Parole che, ha ricordato, «valgono per tutte le parti coinvolte nei conflitti contemporanei e richiamano il bisogno di giustizia».
Liberalismo e secolarizzazione
Entrando nel vivo del dibattito, Weiler ha distinto tra il liberalismo come organizzazione dello Stato e il liberalismo come credo individuale. Ha ribadito che «la democrazia liberale è piena di difetti, ma resta la forma di governo meno imperfetta, proprio perché consente a persone con opinioni opposte di vivere insieme come comunità».
Secondo Weiler, la vera radice del malessere non è il liberalismo in sé, ma la secolarizzazione, che ha indebolito il linguaggio dei doveri e della comunità: «La religione non parla di diritti, ma di doveri verso Dio, verso l’altro e verso la società. È la secolarizzazione ad avere dissolto questo linguaggio, riducendo la vita pubblica a un’arena di diritti senza responsabilità».
Neutralità dello Stato e pluralismo
Weiler ha portato l’esempio dei sistemi educativi in Europa, contrapponendo il modello francese e americano, che confonde neutralità e secolarismo, a quello britannico e olandese, dove lo Stato finanzia scuole pubbliche sia laiche che religiose: «La vera neutralità non è imporre il secolarismo, ma garantire pari dignità a tutte le visioni del mondo, religiose e non».
Il confronto tra i due relatori
Il dibattito tra Deneen e Weiler ha mostrato una differenza di approccio: per il primo, il liberalismo ha creato la propria crisi realizzando fino in fondo le sue premesse; per il secondo, i mali della società attuale derivano piuttosto dalla secolarizzazione che ha sostituito i doveri con i soli diritti. Tuttavia entrambi hanno condiviso la necessità di una rinascita culturale e comunitaria, capace di ridare centralità alla famiglia, alla fede e alle relazioni sociali.
Ferraresi ha ringraziato i due relatori sottolineando come «dibattiti di questo livello incarnino lo spirito del Meeting, offrendo strumenti preziosi per affrontare le sfide culturali e sociali del nostro tempo».
L’incontro si è chiuso con un invito a sostenere il Meeting come «testimonianza di speranza nel cuore ferito del presente, un luogo che esiste anche grazie al contributo di ciascuno».







