Rimini, 23 agosto 2025 – L’incontro dal titolo «Il futuro non è più quello di una volta. Rigenerare la speranza con le famiglie», delle ore 17:00 presso la sala Neri Generali Cattolica e trasmesso in diretta sui canali digitali di Play 2000, Teleradiopace e Tv2000, ha posto al centro del dibattito il ruolo insostituibile delle famiglie nella costruzione di un futuro di speranza. Realizzato in collaborazione con l’associazione Famiglie per l’Accoglienza, ha visto la partecipazione di voci autorevoli della chiesa, delle istituzioni, del mondo associativo e di esperienze dirette di vita familiare.
Il contesto e il significato del titolo
Il titolo dell’incontro, tratto da una celebre espressione poetica, descrive con forza la percezione di un mondo in cui la speranza sembra smarrita. La famiglia diventa allora il luogo in cui rigenerare fiducia, capacità di desiderio e apertura alla vita. Nel contesto di crisi demografiche, culturali e sociali, la famiglia è chiamata a essere un laboratorio di umanizzazione, in cui l’amore reciproco e l’accoglienza rappresentano un argine alla solitudine e alla frammentazione della società contemporanea.
Le parole di Mons. Giampaolo Dianin
Il Vescovo di Chioggia, Mons. Giampaolo Dianin, ha aperto la riflessione richiamando la Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, dove la salvezza della persona e della società viene indicata come strettamente connessa al bene della comunità familiare. Mons. Dianin ha sottolineato come oggi non basti consolidare la famiglia, ma occorra rifondarla, restituendo senso e significato al matrimonio e ai legami affettivi. La speranza, ha spiegato, non può essere mero ottimismo, ma radicarsi in motivazioni credibili e nella testimonianza concreta di famiglie che, nonostante le difficoltà, continuano a generare vita e fiducia. Per il vescovo, gli sposi e i genitori, in particolare quelli che si aprono all’adozione e all’affido, sono veri testimoni di speranza, capaci di trasformare le ferite in opportunità di bene.
La prospettiva del Forum delle Associazioni Familiari
Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, ha richiamato il bisogno di un ‘ecosistema della speranza’. La famiglia, ha affermato, è un organismo vivente che ha bisogno di un contesto favorevole per esprimere la propria generatività. La perdita di speranza si riflette drammaticamente nel calo di nascite, un segnale di sfiducia nel futuro. Le giovani coppie spesso si trovano disincentivate a mettere al mondo figli a causa del lavoro precario, mancanza di servizi, squilibri fiscali, carenza di reti comunitarie. Bordignon ha sottolineato che la natalità è questione di speranza e che le famiglie, se riconosciute come soggetto sociale, possono diventare vere e proprie «fattorie della speranza», capaci di alimentare desiderio, creatività e resilienza sociale.
Il modello della Provincia di Trento
Achille Spinelli, vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, ha portato l’esperienza di un territorio che ha fatto della famiglia un asse centrale delle politiche pubbliche. Strumenti come l’assegno unico provinciale, i voucher per attività culturali e sportive, il sostegno alle famiglie numerose e alle madri imprenditrici sono stati presentati come esempi di un welfare che non si limita a erogazioni occasionali, ma punta a creare condizioni strutturali per la natalità e la conciliazione vita-lavoro. Spinelli ha sottolineato che investire nelle famiglie non è un costo ma un investimento sociale, destinato a produrre ritorni economici e culturali per l’intera comunità.
Una testimonianza dal Messico
Fernando Milanés, Presidente del Congreso Internacional de las Familias (CIFAM) in Messico, ha raccontato l’esperienza di un grande movimento che, attraverso congressi ed eventi partecipati da migliaia di persone, ha dato voce e sostegno alle famiglie. La famiglia, ha affermato Milanés, è l’habitat naturale dell’essere umano: uno spazio di sicurezza, identità e crescita, capace di offrire speranza anche in contesti segnati da crisi e conflitti. L’esperienza messicana mostra come metterla al centro significhi non solo promuovere valori spirituali, ma anche costruire reti sociali capaci di generare fiducia e progettualità.
Due testimonianze in Italia
Particolarmente significativi sono stati i contributi di Monica Serreli e Martina Brusa, che hanno condiviso la loro esperienza di madri e spose. Monica ha raccontato l’accoglienza di due adolescenti ucraini durante l’estate, un gesto che ha trasformato la fatica in occasione di crescita e ha mostrato come l’abbraccio della quotidianità possa ridare dignità e speranza a chi porta ferite profonde. Martina, dal canto suo, ha offerto uno sguardo concreto sulla vita di una famiglia numerosa nella Milano di oggi, tra difficoltà logistiche ed economiche, ma anche come luogo privilegiato di fede e speranza. Entrambe le testimonianze hanno reso evidente che la speranza si costruisce attraverso gesti concreti, condivisi e vissuti insieme ad altri.
Conclusioni: la famiglia, motore di speranza
L’incontro si è concluso con una riflessione condivisa: la famiglia non è solo un ambito privato, ma un bene comune. È il primo luogo in cui ciascuno fa esperienza di essere amato e sostenuto, ed è la cellula vitale attraverso cui si rigenera la speranza di un popolo. Dai racconti dei relatori e delle testimonianze è emerso che la famiglia ha la forza di trasformare le difficoltà in opportunità e che, se sostenuta dalle istituzioni e accompagnata da reti comunitarie, può davvero rigenerare il tessuto sociale e culturale. L’incontro ha ribadito come la famiglia sia una testimonianza di speranza nel cuore ferito del presente. E tutto questo esiste anche grazie all’impegno condiviso di ciascuno.







