IA a Scuola

Redazione Web

Rimini, 24 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato un confronto di grande attualità: “IA a scuola. Dialogo e co-costruzione di senso”. L’incontro, organizzato da CdO Opere Educative/FOE, Diesse, Di.S.A.L. e dall’Associazione culturale Il Rischio Educativo, ha visto la partecipazione di Pier Cesare Rivoltella, professore di Didattica e Tecnologie dell’educazione all’Università di Bologna, e Luca Botturi, docente di Media in educazione alla SUPSI di Lugano. A moderare il dibattito è stato Paolo Maino, presidente di Di.S.A.L. e dirigente scolastico a Gallarate. «L’intelligenza artificiale è esplosa, non più solo come tema di ricerca ma come questione quotidiana che attraversa anche la scuola», ha esordito Maino. «Come sviluppare competenze digitali consapevoli per studenti e docenti? Come cambiare metodi e didattica in un contesto segnato dalla presenza inevitabile di questi strumenti?»

AI4S: la sperimentazione in classe

Pier Cesare Rivoltella ha presentato i risultati del progetto AI4S, condotto insieme a Chiara Panciroli con 27 istituti italiani tra il 2023 e il 2024. «È stata una ricerca partecipata, ha spiegato, che ha visto insegnanti e dirigenti protagonisti. Noi ricercatori ci siamo posti come accompagnatori, mentre l’organizzazione del percorso è partita dal basso. Il lavoro lo hanno fatto davvero gli insegnanti, con risultati che oggi documentiamo anche in un volume di Sanoma». A raccontare l’esperienza concreta è stata la dirigente scolastica Elena Viale, che ha aderito con due classi della scuola secondaria di primo grado: «I ragazzi usano l’IA con disinvoltura, spesso in modo improprio. Noi docenti abbiamo sentito il bisogno di formarci e di lavorare insieme a loro. La sfida è stata cambiare la modalità tradizionale di fare lezione, ma ne è valsa la pena». Gli studenti hanno lavorato su progetti di arte e letteratura, creando autoritratti con input dati a un generatore di immagini. «Non sempre i risultati corrispondevano alle descrizioni, hanno scritto gli alunni, ma abbiamo imparato che è possibile realizzare ciò che immaginiamo. I vantaggi sono la velocità e la creatività; i limiti, la scarsa precisione e il rischio di immagini false».

L’esperienza svizzera: letteratura e lingue seconde

Luca Botturi ha portato l’esperienza di un liceo in Svizzera, nell’ambito di un progetto biennale su letteratura e lingue seconde, finanziato dall’Ufficio federale della cultura. «Abbiamo sperimentato vari strumenti: generatori di testi come ChatGPT, traduttori automatici, software di musica e immagini. All’inizio ci siamo divertiti molto, ma le colleghe esperte ci hanno richiamato a non perdere di vista i contenuti disciplinari». Da lì sono nate attività mirate, come il confronto tra traduzioni automatiche di testi poetici o le interviste simulate a personaggi letterari. «Il valore aggiunto, ha detto Botturi, non è lasciare il risultato finale all’IA, ma usarla come tappa del percorso. Il prodotto conclusivo deve restare nelle mani degli studenti». Ha portato l’esempio di un laboratorio sul Deserto dei Tartari, in cui gli studenti hanno creato colonne sonore con strumenti di IA per confrontarle con quella originale di Ennio Morricone: «Lì l’IA diventa occasione di dialogo e di confronto critico, non un sostituto».

Tre piste pedagogiche per affrontare l’IA

Rivoltella ha proposto tre linee guida per integrare l’intelligenza artificiale a scuola. Una pedagogia transmediale: «L’IA è un metamedium, capace di ibridare linguaggi diversi. Ci invita a progettare percorsi che passino dai libri ai video, dai testi alla musica». Una pedagogia curricolare: «Non deve restare un accessorio, ma entrare negli obiettivi di apprendimento e nelle competenze di ciascuna disciplina». Una pedagogia critica: «Bisogna evitare l’atteggiamento oracolare: non è vero tutto ciò che dice l’IA. I suoi dati hanno bias culturali e stereotipi. Serve insegnare il senso critico e introdurre nuove competenze, come il prompt engineering».

Il problema del dato: rappresentazione e limite

Il concetto di “dato” è stato approfondito da Botturi: «I dati sono il nuovo petrolio, ma non sono la realtà: sono rappresentazioni. Se ci fermiamo a essi, rischiamo di perdere il contatto con il mondo». Ha raccontato il paradosso del model collapse: «Quando un modello di IA si addestra solo su dati generati da altre IA, finisce per collassare, producendo risposte sempre più povere. Senza novità reale, si impoverisce. Noi umani, invece, abbiamo accesso diretto al mondo».

Intelligenza artificiale e intelligenza umana: due discontinuità

Rivoltella ha indicato due differenze fondamentali: «Noi non siamo computazionali: l’errore è la spia più preziosa dell’apprendimento. E siamo macchine emotive: emozione e ragione si intrecciano in ogni scelta. L’IA, invece, non ha corpo, non ha emozioni. Questa discontinuità è la base per una cooperazione equilibrata tra uomo e macchina». Botturi ha aggiunto: «Se un giorno un’IA dirà di avere mal di pancia perché ha mangiato troppo, allora avremo davvero un problema. Per fortuna non è così: il corpo resta la frontiera insuperabile».

La fatica come condizione dell’apprendere

Un tema cruciale è stato quello della fatica. «Molti studenti usano l’IA per risparmiare tempo, ha osservato Botturi, ma la fatica è condizione essenziale dell’apprendimento. Se deleghiamo tutto alla macchina, non diventiamo noi stessi. Lo stesso vale per i docenti: se un insegnante lascia fare all’IA la progettazione della lezione, tradisce la sua responsabilità educativa». Ha citato Roald Dahl e il suo racconto “Lo scrittore automatico”: «Il protagonista crea una macchina che scrive romanzi, ma smette di scrivere lui stesso e diventa sempre più frustrato. È un monito: la creatività non può essere delegata».

Coltivare sapienza digitale: tra opportunità e rischio

In chiusura, Rivoltella ha richiamato il concetto di pharmakon di Platone: «La tecnologia non è né buona né cattiva, è medicina e veleno insieme. L’IA ci offre opportunità straordinarie ma può erodere competenze cognitive rilevanti, come la capacità di fare riassunti». Per questo, la sfida educativa è insegnare la virtù digitale: «Aiutare i ragazzi a sviluppare saggezza, a esercitare senso critico, a non farsi dominare dagli strumenti».

Mattoni nuovi per la scuola del futuro

Il dibattito si è concluso con un invito a costruire insieme. «Nessuna tecnologia distruggerà o salverà la scuola, ha detto Botturi. Ma non possiamo fare finta che non ci sia. Serve parlarne con gli studenti e accompagnarli con realismo». Rivoltella ha ribadito: «La via non è tecnofobia né fanatismo. È coltivare sapienza, come i monaci benedettini all’inizio del Medioevo: unire conoscenza, pratica e saggezza per rigenerare l’educazione».

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