I neuroni, il più grande mistero dell’universo conosciuto

Sofia Bronzetti

Rimini, 20 Agosto – Il filone di approfondimento sul tema del cervello continua, e oggi in Arena Brain D3 una folla ha facilmente occupato i 250 posti disponibili, per l’incontro con Egidio D’Angelo, dell’Università di Pavia, e Vittorio Gallese, dell’Università di Parma, presentato da Marco Bersanelli.

Il workshop è stato organizzato in modo da avere sei interventi previsti, per poi continuare con qualcuno di libero, in modo da avere molteplici spunti di argomentazione. È così che, forse inaspettatamente per alcuni dei presenti, gran parte della discussione è andata a focalizzarsi su temi filosofici.

Qual è la causa ultima dei gesti che compiamo? Studiare l’attività neuronale può permetterci di capire più a fondo chi siamo e qual è il nostro scopo? Attualmente la scienza sa bene che ogni nostra azione o pensiero corrisponde a un tipo di attività neuronale, ma si sa anche che i settori del cervello coinvolti non sono mai definiti come sarebbe facile credere, ragion per cui non si è ancora riusciti a capire come lavorano effettivamente questi neuroni. Soprattutto non è possibile dimostrare che l’attività neuronale registrata sia effettivamente causa delle azioni osservate. «L’obiettivo primario è quello di ottenere dei “modelli” da poter utilizzare per attuare un metodo e approfondire la conoscenza scientifica mondiale sul fenomeno», ha ripetuto più volte Egidio D’Angelo, specificando che essi non hanno il compito di sostituire l’osservazione empirica. «La ricerca ai modelli è ancora aperta perché definire il rapporto di causa-effetto risulta difficile».

Da un punto di vista filosofico, si può dire che essendo il neurone l’origine della persona, studiarlo significhi analizzare più un soggetto che un  oggetto, quindi qual è l’implicazione metodologica di questo?  D’Angelo si è espresso affermando che «capire il funzionamento dell’uomo è il punto chiave, ma le misure su un soggetto comprendono il rumore dato da qualsiasi cosa falsi le analisi e il fatto che una misurazione può risultare diversa da un’altra». Il concetto chiave è che il cervello è un organo così complesso da essere in grado di gestire un mondo virtuale totalmente soggettivo per chi lo vive, tanto che ogni percezione e coscienza varia da persona a persona. Per questo l’analisi sul cervello ha bisogno di essere paragonata ad altre soggettività per essere completa. Non solo, perché come lo studio di un singolo neurone non spiega il funzionamento del cervello, ci si rende conto che studiare il cervello senza rapportarlo al corpo cui è indissolubilmente legato non porta a un’osservazione  esauriente.

«Il cervello resta a tutti gli effetti il mistero più grande dell’universo, e parlo da astrofisico», ha concluso Bersanelli. «Il numero di neuroni è paragonabile a quello delle stelle nell’universo, ma a differenza loro questi raggiungono una complessità tale che più li studiamo più sembra impossibile comprenderli. È impressionante che stiamo comunque facendo grandi passi avanti».

(D.L.)

 

Responsabile Comunicazione Eugenio Andreatta tel. 329 9540695 eugenio.andreatta@meetingrimini.org

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