I Giovani e l’Africa

Redazione Web

Rimini, 23 agosto 2025 – L’incontro I giovani e l’Africa: formazione e imprenditorialità per uno sviluppo sostenibile, svoltosi presso l’Arena Internazionale C3 e trasmesso in diretta sui canali digitali di Play2000, ha affrontato con approccio concreto le sfide e le opportunità del continente africano. Moderato da Giacomo Ciambotti (Università Cattolica del Sacro Cuore), ha visto la partecipazione di Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Fabio Petroni, direttore dei Programmi di E4Impact Foundation; Fabrizio Piccarolo, direttore della Fondazione Lombardia per l’Ambiente; e Roberto Sancinelli, presidente e amministratore delegato di Montello S.p.A. Il tema è stato introdotto a partire da un dato chiave: «L’età media in Africa è di circa 19 anni», ha ricordato il moderatore, «e in alcuni Paesi come Uganda e Niger scende a 15». Circa il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. Una “giovinezza demografica” che può costituire la più grande risorsa del continente, a patto di saperla trasformare in sviluppo, formazione e lavoro.

Elena Beccalli: il potere dell’educazione

La rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, ha sottolineato l’urgenza di una collaborazione strutturata tra Europa e Africa: «Nel 2050 parliamo di 2,5 miliardi di persone: una persona su quattro sarà africana, mentre una su venti sarà europea». Un divario che evidenzia la necessità di strategie condivise. «Un giovane su tre in Africa è disoccupato e il continente presenta la percentuale più alta di NEET», ha aggiunto. Da qui l’importanza di «education power», il potere dell’educazione come leva trasformativa. L’Università Cattolica ha lanciato un Piano Africa, che punta a sviluppare percorsi educativi con gli atenei africani, favorire esperienze di volontariato per studenti italiani e accogliere studenti di seconda generazione presenti in Europa. «La sfida è lavorare con l’Africa e non per l’Africa», ha precisato, ricordando i 123 progetti già attivi del suo Ateneo in vari ambiti: dall’agricoltura alla sanità, dall’imprenditoria alla formazione. «L’aspirazione è diventare l’università europea con la più forte presenza in Africa in termini di progetti educativi, ricerca e terza missione».

Roberto Sancinelli: dall’economia circolare alle nuove opportunità

Il presidente di Montello S.p.A., Roberto Sancinelli, ha offerto la prospettiva dell’impresa: «Il mondo occidentale è in debito con l’Africa. Siamo andati a depredarla delle sue ricchezze naturali e della dignità umana con la schiavitù. Oggi dobbiamo dare, non prendere». La Montello è attiva in Kenya, dove porta know-how nel riciclo e nella valorizzazione dei rifiuti: «Noi ricicliamo rifiuti, ma in Africa il riutilizzo è sempre stato naturale. Il cittadino porta il materiale già differenziato: con tre o quattro dollari al giorno sfama la sua famiglia. Questo dimostra che il rifiuto è già visto come risorsa». Sancinelli ha anche lanciato una provocazione politica: «Mi chiedo come mai l’Italia non abbia un Ministero dell’Immigrazione. Non possiamo continuare a gestire il fenomeno come un’emergenza. L’immigrazione è una ricchezza». L’Africa, secondo l’imprenditore, «è una grande opportunità per colmare il calo demografico e rispondere ai fabbisogni di manodopera qualificata».

Fabio Petroni: imprenditori di impatto e comunità

Il direttore dei Programmi di E4Impact Foundation, Fabio Petroni, ha illustrato l’impegno decennale della Fondazione: «Dal 2012 abbiamo formato 20.000 imprenditori in 20 Paesi africani. La media è di 13 nuovi posti di lavoro creati per azienda: il potenziale è enorme». Petroni ha chiarito la differenza tra imprenditorialità sociale occidentale e quella africana: «Un imprenditore sociale italiano è mosso da uno slancio morale; l’imprenditore africano ha in più un vincolo comunitario. La comunità investe su di lui, si aspetta che restituisca occupazione e sviluppo». Ha raccontato il caso di Stephen Ecco, giovane ghanese che ha creato l’azienda Emigo, produttrice dello yogurt bevibile Yomi. Partito da un piccolo ristorante familiare, è arrivato a distribuire il prodotto a livello nazionale: «Il terreno per la fabbrica gli è stato concesso dalla comunità, in cambio dell’impegno ad assumere. Oggi dà lavoro a 50 persone. Questo è un imprenditore di impatto». Tra le sfide individuate da Petroni, l’accesso al credito: «In Ghana i prestiti bancari hanno tassi del 33%. È un ostacolo enorme, che richiede strumenti innovativi, come il Piano Mattei».

Fabrizio Piccarolo: l’impatto dei cambiamenti climatici

Il direttore della Fondazione Lombardia per l’AmbienteFabrizio Piccarolo, ha posto l’accento sul legame tra clima e sviluppo: «Il sesto report dell’IPCC indica che tra il 2010 e il 2020 la mortalità umana per alluvioni, siccità e tempeste è stata 15 volte superiore nelle aree vulnerabili. Molti di questi Paesi sono in Africa». Piccarolo ha raccontato l’esperienza della Fondazione in Tanzania, con un progetto di capacity building agricolo: «Il 75% della forza lavoro è impiegata in agricoltura. Ma siccità e cambiamenti delle precipitazioni stanno minacciando la produzione. Per questo sviluppiamo strumenti di adattamento, formazione e educazione alla sostenibilità». «Il nostro approccio – ha spiegato – è multilivello: formazione ai policy maker, coinvolgimento degli stakeholder locali, programmi educativi per le comunità. Non portiamo modelli dall’esterno, ma supportiamo processi già avviati».

Il Piano Mattei: un cambio di paradigma

Il dibattito si è soffermato anche sul Piano Mattei, recentemente lanciato dal governo italiano. Petroni lo ha definito «disruptive», per tre ragioni: la dotazione finanziaria di 5,5 miliardi, la chiara priorità geopolitica assegnata all’Africa, e il coinvolgimento diretto delle imprese private. «Per la prima volta l’Italia dichiara apertamente di integrare cooperazione e interesse nazionale», ha detto. «La sfida sarà finanziare joint venture italo-africane, creando partnership che garantiscano crescita locale e accesso al credito».

Sancinelli ha ribadito: «In Africa non si va per un ritorno immediato, ma per costruire valore. L’Italia deve guardare al Mediterraneo e all’Africa come al proprio futuro».

Le condizioni per uno sviluppo sostenibile

Tornando a intervenire, la rettrice Beccalli ha ricordato tre elementi imprescindibili: «Pace, dignità della persona ed educazione. Non possiamo pensare allo sviluppo africano senza affrontare i conflitti che martoriano il continente». Ha aggiunto: «L’educazione non deve replicare modelli occidentali, ma valorizzare il dividendo demografico africano». Piccarolo ha sottolineato che «ogni progetto nasce da una richiesta dei governi africani» e che «l’obiettivo è fornire strumenti e conoscenze, rafforzando la governance locale».

Conclusioni: costruire con l’Africa, non per l’Africa

Il moderatore Ciambotti ha chiuso l’incontro ribadendo il senso dell’appuntamento: «Abbiamo imparato che costruire con mattoni nuovi significa creare partenariati. Non si tratta di progetti per l’Africa, ma con l’Africa». Un impegno che passa dal rafforzamento dei giovani, dalla creazione di imprese comunitarie, dall’educazione diffusa, fino alle azioni di adattamento climatico. «Il successo – è stato ricordato citando una frase esposta in una mostra del Meeting – non è misurato dalla quantità di denaro che si possiede, ma dall’impatto positivo che si ha sulla vita degli altri».

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