Rimini, 26 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato un importante dibattito dedicato alla scuola italiana e al suo futuro, dal titolo «Giovani oggi, cittadini domani: quali contenuti per la scuola?». L’incontro, promosso da CdO Opere Educative/FOE, Diesse, Di.S.A.L e dall’Associazione Culturale Il Rischio Educativo, ha visto la partecipazione di studiosi, politici, educatori e rappresentanti delle famiglie. «La scuola oggi appare spesso come un deserto – ha osservato il moderatore Maurizio Amoroso – e questo non solo per i fatti di cronaca che hanno visto protagonisti studenti e insegnanti, ma anche perché è venuto meno il patto tra docenti, famiglie e studenti. Parlare di costruzione significa allora interrogarsi su quali mattoni nuovi servano per ricostruire un rapporto educativo».
Lo straniamento dei giovani e la crisi della relazione educativa
Il sociologo Dario Eugenio Nicoli, docente all’Università Cattolica, ha introdotto il tema dello “straniamento”: «Oggi i ragazzi galleggiano senza punti di riferimento, attratti da stimoli fugaci che si esauriscono subito. È come se fossero utenti passivi di una comunicazione continua». Ha ricordato come in passato l’autorità, pur contestata, fosse un punto di riferimento che permetteva ai giovani di crescere nel confronto: «La mia generazione è maturata nel contrasto. Oggi invece manca un’autorità credibile e i ragazzi si lasciano trascinare». Secondo Nicoli, la didattica per competenze, pur nata con un intento positivo, si è trasformata in burocrazia sterile: «Su cinque mosse scolastiche, tre sono inutili, perché non riguardano i ragazzi ma solo adempimenti formali. Occorre liberare la scuola da ciò che non serve e restituirla alla relazione viva tra docenti e studenti». Ha poi sottolineato che la vocazione è la dimensione dimenticata dell’insegnamento: «La passione per la disciplina e per i ragazzi nasce da una vocazione».
Personalizzazione, comunità e verità: i pilastri della scuola di domani
Nicoli ha indicato tre punti su cui rifondare la scuola: la centralità della persona, l’esperienza della comunità e il desiderio di verità. «I ragazzi oggi crescono nell’etica dell’autosufficienza, non conoscono la comunità perché spesso non hanno fratelli e la prima esperienza sociale la vivono a scuola. Per questo la classe resta un’istituzione importante, non sostituibile con modelli importati da altri paesi». Ha aggiunto che occorre ridare spazio al tema religioso: «Il tabù sulla religione va superato. Non si può sostituire la religione con una vaga spiritualità. La scuola deve ridare ai ragazzi il desiderio della verità».
Le sfide delle transizioni e il ruolo dell’innovazione
Francesco Manfredi, presidente dell’INDIRE, ha parlato delle sfide che la scuola deve affrontare: «Viviamo tempi difficili, non catastrofici. La sfida più grande è quella del cambiamento valoriale e culturale, cui si aggiungono le transizioni demografiche, ecologiche, digitali, economiche e sociali». La transizione demografica, in particolare, rischia di ampliare i divari territoriali, già oggi evidenti. Manfredi ha sottolineato l’importanza della “scuola costituzionale”, che mette al centro lo studente come persona, il rapporto con le famiglie e il legame con il lavoro. Ha ricordato il tema della personalizzazione della didattica e dell’orientamento: «La continuità didattica è fondamentale, soprattutto per gli studenti più fragili. Per questo è positivo che più del 50% degli insegnanti di sostegno sia stato confermato accanto allo stesso studente». Ha presentato tre innovazioni su cui lavorare: l’educazione civica con metodo trasversale, la valorizzazione dei talenti, e la cittadinanza digitale. «L’educazione non può sostituire la famiglia, ma può affiancarla. Dobbiamo motivare i giovani a essere protagonisti, creativi, responsabili».
Famiglia e scuola: dall’avversità all’alleanza educativa
Pinella Crimì, vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, ha posto l’accento sul rapporto scuola-famiglia: «Troppo spesso viene raccontato come un conflitto, ma la realtà è che la maggior parte delle famiglie e dei docenti collaborano per il bene dei ragazzi». Ha ricordato che la legge 107 del 2015 aveva introdotto il patto di corresponsabilità, un primo passo verso la collaborazione: «Oggi occorre andare oltre, perché i genitori fuggono dagli organi collegiali, ma cercano altre forme di partecipazione. Bisogna trovarne di nuove e attuali». Crimì ha affrontato anche il tema della valutazione: «Il voto numerico misura solo la prestazione, ma non racconta il percorso, le difficoltà superate, le risorse messe in campo. Occorre ripensare il sistema di valutazione per dare valore al processo di apprendimento». Ha parlato infine di alleanza educativa: «La scuola non può sostituire la famiglia e la famiglia non può sostituire la scuola. Insieme possono formare cittadini capaci di affrontare le sfide del mondo globale».
Competenze non cognitive: un nuovo strumento educativo
La senatrice Simona Malpezzi (Partito Democratico), firmataria della legge 22 sulle competenze non cognitive, ha raccontato il percorso della norma: «Sono orgogliosa che sia nata da un lavoro condiviso tra forze politiche diverse, con l’obiettivo di migliorare la vita dei ragazzi a scuola». La legge prevede la formazione degli insegnanti per sviluppare nei ragazzi capacità come empatia, resilienza, gestione delle emozioni. «Vogliamo che ogni studente sia visto e riconosciuto per quello che è. La dispersione scolastica si combatte anche così: facendo sentire i ragazzi a casa nella scuola». Malpezzi ha ribadito che la scuola non può essere caricata di ogni problema sociale: «La politica deve assumersi le proprie responsabilità. La scuola deve essere messa nelle condizioni di accompagnare i ragazzi, non di sostituirsi a tutto».
Università e intelligenza artificiale: nuove frontiere della formazione
Roberto Nicolucci, professore di storia dell’arte e membro del CDA di Unimarconi, ha portato l’esperienza delle università telematiche. Ha raccontato l’introduzione di “Marconio”, un chatbot a disposizione degli studenti: «È l’evoluzione del manuale di Umberto Eco su come si scrive una tesi. Oggi l’intelligenza artificiale è già parte del percorso di studio». Ha citato i dati ANVUR: «Negli ultimi dieci anni gli iscritti alle università digitali si sono quintuplicati, arrivando al 13% del totale». Per Nicolucci, la sfida è integrare la didattica tradizionale con quella digitale: «Non si tratta di sostituire, ma di integrare. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’intelligenza naturale, ma la supporta». Ha ricordato che la pandemia ha accelerato il processo e che oggi occorre superare la contrapposizione tra didattica in presenza e a distanza. «Il futuro sarà una scuola e un’università capaci di unire qualità e accessibilità, riducendo i divari territoriali e sociali».
Una passione che alimenta speranza
In chiusura, il moderatore Maurizio Amoroso ha sottolineato il clima dell’incontro: «Ho visto una grande passione per la scuola, da parte di tutti i relatori. Questa passione è la garanzia che la scuola può affrontare le sfide del presente e del futuro. Finché ci saranno persone che portano questa passione, possiamo continuare a sperare».







