Rimini, 25 agosto 2025 – «Questo è un luogo che genera dialoghi, che approfondisce la conoscenza e sostiene la fiducia. È un crocevia dove si incontra chi desidera il vero, il bello, il giusto, il bene. È una testimonianza di speranza nel cuore ferito del presente». Con queste parole si è aperta la serata dedicata alla proiezione del docufilm “Fuori dai margini”, a cura di Save the Children, presentato all’Arena Internazionale C3 del Meeting di Rimini. A introdurre l’incontro Daniela Fatarella, direttrice di Save the Children Italia, e Giampiero Vietto, responsabile globale del progetto di responsabilità sociale Kinder “Joy of Moving”. Il film racconta storie di bambini e ragazzi che vivono nei quartieri periferici, contesti segnati da povertà educativa e assenza di opportunità, e restituisce la forza trasformativa di esperienze nate per illuminare il futuro: i “Punti Luce” di Save the Children.
La povertà educativa come sfida sociale
Daniela Fatarella ha spiegato l’origine di questo impegno: «Più di dieci anni fa abbiamo coniato il termine povertà educativa, legando alla povertà economica la mancanza di opportunità scolastiche ed extrascolastiche. Non avere accesso a sport, cultura, attività formative significa vedere restringersi i propri orizzonti fino a immaginare che il presente sia l’unico futuro possibile». Da questa consapevolezza sono nati i “Punti Luce”, spazi ad alta densità educativa che offrono supporto allo studio, attività culturali, sportive e artistiche. «Oggi, ha sottolineato Fatarella, i nostri 28 Punti Luce hanno accolto oltre 50.000 bambini e ragazzi in tutta Italia, permettendo loro di sviluppare competenze e immaginare un futuro diverso».
Il contributo di Kinder Joy of Moving
Accanto a Save the Children, un ruolo determinante lo ha avuto la partnership con Ferrero. «Il progetto Kinder Joy of Moving è nato oltre vent’anni fa, ha ricordato Giampiero Vietto, e ha coinvolto più di 67 milioni di bambini in 35 Paesi. Non si tratta solo di sport, ma di un metodo educativo basato sul movimento e sul gioco motorio, capace di sviluppare capacità fisiche, cognitive ed emotive». L’incontro tra questa metodologia e i “Punti Luce” ha dato vita a un percorso condiviso: «Abbiamo avviato un progetto pilota a Roma, Genova e Napoli, poi esteso ad altre città. Abbiamo visto che funziona, anche in contesti complessi. Formiamo insieme gli educatori e oggi possiamo dire che questa sinergia ha trasformato non solo i bambini, ma anche le loro famiglie e i quartieri».
Le storie dei ragazzi: dal limite alla speranza
Il docufilm “Fuori dai margini” dà voce ai giovani protagonisti dei Punti Luce. Nicole, 16 anni, di Ponte di Nona, sogna di diventare medico: «Qua non abbiamo molte opportunità, siamo isolati dal resto della città. Il Punto Luce mi ha dato la possibilità di scoprire il judo, di vincere la mia timidezza e di credere in me stessa». Samuel, di Napoli, ha trasformato una storia segnata da obesità e bullismo in un percorso di riscatto: «Al Punto Luce ho trovato fiducia, amicizia e sostegno. È lì che ho deciso di realizzare il mio sogno: diventare medico». Natasha, grazie a una borsa educativa, ha potuto frequentare una scuola di danza: «Il primo giorno non lo dimenticherò mai. Il Punto Luce mi ha dato la possibilità di coltivare il mio sogno di insegnare danza». Ci sono poi le vicende di chi ha trovato nello sport una nuova identità, come il fratello di un ragazzo delle Vallette di Torino, oggi atleta di basket in carrozzina in Germania, o le testimonianze dal Rione Sanità di Napoli e da Chiaiano, quartieri dove Save the Children ha creato alternative concrete a dispersione scolastica e criminalità.
Dal locale al nazionale: una rete che cresce
Melissa Bodo, responsabile dell’area povertà educativa e materiale di Save the Children, ha raccontato l’evoluzione del progetto: «Siamo presenti in 20 città, con 55.000 ragazzi raggiunti. Ogni Punto Luce nasce da un lavoro di rete con associazioni e organizzazioni locali, perché non cadiamo dall’alto come un UFO ma costruiamo insieme percorsi sostenibili. Dopo dieci anni, il modello si è consolidato ed è oggi una metodologia scalabile». Questo approccio ha consentito di rispondere a contesti diversissimi: dalle aree terremotate dell’Aquila alle periferie di Milano, fino alle zone popolari di Torino e Napoli. «L’esserci, ha ribadito Bodo, è il valore più grande. Significa che i bambini e i ragazzi trovano un luogo sicuro, gratuito e continuativo dove crescere».
Il valore trasformativo dei Punti Luce
Il filo rosso emerso dal dibattito è la capacità dei “Punti Luce” di trasformare i territori. «I bambini trasformano le famiglie e le famiglie trasformano i quartieri» ha osservato Daniela Fatarella. Vietto ha aggiunto: «La bellezza è vedere come esperienze nate per contrastare la povertà educativa diventino buone pratiche da condividere. Noi stessi in Ferrero siamo diventati ambasciatori di questo progetto». Il docufilm mostra come opportunità apparentemente piccole – un laboratorio, un corso sportivo, un viaggio – possano cambiare radicalmente la percezione di sé e il futuro di un ragazzo. Una testimonianza concreta di come l’educazione sia la chiave per uscire dai margini e aprire nuove strade.
Conclusioni: aprire opportunità per tutti
«Un bambino nasce solo se è sognato», ricordava Danilo Dolci. E i “Punti Luce” hanno mostrato come dare sogni e strumenti a bambini e ragazzi significhi costruire comunità più forti e inclusive. «Aprire opportunità a tutti i bambini, ha concluso Giampiero Vietto, è la cosa più bella che si possa fare. Ognuno di noi può contribuire, nel piccolo, a rendere possibile questo cambiamento». La serata si è chiusa con la proiezione del docufilm “Fuori dai margini”, un racconto corale che ha emozionato il pubblico mostrando la forza educativa e sociale di un progetto capace di incidere nella vita dei singoli e di interi quartieri. Un invito a guardare le periferie non come luoghi dimenticati, ma come spazi di rinascita.







