Rimini, 21 agosto 2026. Fare bene ogni giorno significa lavorare con cura: non un gesto eccezionale, ma una disciplina capace di trasformare la passione in qualità, appartenenza e responsabilità verso la comunità. È il tema dell’incontro “Fatto bene, tutti i giorni”, svoltosi oggi alle ore 17:00 nell’Arena Internazionale C3 del Meeting di Rimini, in collaborazione con Compagnia delle Opere. Moderati da Alessandro Bracci, vicepresidente di Compagnia delle Opere e presidente e amministratore delegato di Teddy, sono intervenuti Denis Amadori, amministratore delegato del Gruppo Amadori; Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano; Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento; Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e di Conserve Italia; Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste; e Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illycaffè. Bracci ha indicato nella cura il filo conduttore tra impresa e politica: significa fare qualcosa con amore verso qualcuno. È questa tensione a far prosperare un’azienda e a dare significato all’azione pubblica. Le testimonianze hanno mostrato forme diverse dello stesso principio: attenzione alle persone, fedeltà alla tradizione, investimenti di lungo periodo, restituzione al territorio e capacità di aggregarsi.
Amadori e Berni: persone, appartenenza e tradizione generano qualità
Denis Amadori ha tradotto il concetto di cura nell’attenzione alle 9.700 persone del gruppo e alle comunità in cui l’impresa opera. L’azienda finanzia i summer camp per i figli dei collaboratori, favorendo l’inclusione delle famiglie di origine straniera. L’ITS “Il Germoglio” sostiene il reparto di oncoematologia pediatrica dell’area vasta Romagna, mentre la Fondazione Amadori sviluppa interventi nella sanità e nell’inclusione, tra i quali due sale operatorie robotiche per l’ospedale cittadino. Queste azioni, ha spiegato, accrescono il senso di appartenenza, che insieme alla cura del dettaglio sostiene una filiera lunga e complessa. «La parola suona, ma è l’esempio che tuona», ha sintetizzato. Stefano Berni ha riportato l’attenzione al rispetto e alla valorizzazione della propria storia, riconducendo la nascita del Grana Padano tra le mura dell’abbazia di Chiaravalle dall’ingegno dei monaci cistercensi come risposta allo spreco del latte. Una storia che si ripete in modo pressocché identico, attraverso un disciplinare che mantiene intatti tradizione, cultura e legame territoriale, modificando solo gli strumenti destinati ad alleviare la fatica dell’uomo. Oggi la filiera coinvolge circa 50.000 persone, 4.000 stalle, 130 caseifici e 200 stagionatori e confezionatori, impegnati ogni giorno dell’anno. La Fondazione Grana Padano, collocata presso l’abbazia di Chiaravalle, vuole restituire parte del valore ricevuto dai consumatori, riallacciando il legame con la storia del Grana. Berni ha richiamato la necessità di distinguere la DOP dai prodotti imitativi: secondo gli studi citati, metà degli acquisti di formaggio duro vaccino non DOP avviene per confusione. «La libertà esiste solo quando c’è consapevolezza», ha affermato, indicando trasparenza e informazione come condizioni di una scelta veramente libera.
Gardini: cooperazione, dimensione e investimenti radicano valore nei territori
Maurizio Gardini ha raccontato Conserve Italia a partire dalla necessità che ne determinò la nascita cinquant’anni fa: valorizzare la frutta di seconda qualità che altrimenti marciva nei campi. La risposta cooperativa ha trasformato quella difficoltà in un’impresa leader in Italia e tra le prime in Europa. «Piangersi addosso non è mai la risposta», ha detto, ricordando la scommessa sul territorio e sui soci, senza possibilità di delocalizzare. Nel 2001 un piano industriale da oltre 150 milioni di euro concentrò la produzione in uno stabilimento moderno a Pomposa, in un’area agricola allora svantaggiata. Oggi lavorano per l’azienda 1.400 persone e la coltivazione del pomodoro e degli altri prodotti ortofrutticoli ha generato reddito e appartenenza. Gardini ha sottolineato il valore del lavoro comune con le istituzioni nella revisione degli interventi del PNRR, nei contratti di filiera, nella logistica e nei contratti di sviluppo. Innovazione, digitalizzazione e sostenibilità hanno accresciuto la competitività, ma per affrontare i mercati internazionali servono dimensione, competenze linguistiche, reti e un’efficace diplomazia economica. I dati del centro studi di Confcooperative, ha aggiunto, mostrano che le imprese aggregate in consorzi o reti crescono maggiormente e resistono meglio. Gli investimenti devono migliorare l’efficienza e redistribuire reddito ai soci, reali beneficiari dell’attività cooperativa. Sul versante finanziario, Gardini ha messo in guardia dalla speculazione orientata alla distribuzione di utili nel breve termine. Occorrono invece strumenti che rafforzino il patrimonio delle imprese, ne preservino la governance e permettano programmi di sviluppo duraturi. Fare bene significa quindi costruire solidità, condividere il rischio e scaricare sul territorio il valore prodotto.
Scocchia: il Made in Italy è una scelta di investimento, non un abito
Cristina Scocchia ha definito il lavoro ben fatto una disciplina quotidiana. Qualità, creatività, ricerca, tecnologia e cura del dettaglio costituiscono il patrimonio del Made in Italy. Il caffè, pur non essendo coltivato nel Paese, è stato trasformato dalle imprese italiane in un rito culturale e in un’industria globale. Illycaffè, infatti, acquista Arabica di qualità in nove Paesi equatoriali, la lavora in Italia e la esporta in oltre 135 mercati. Nonostante la tempesta geopolitica e macroeconomica nella quale stiamo vivendo, infatti tra il 2022 e il 2025 il fatturato è cresciuto da 500 a 700 milioni di euro e nei primi sei mesi del 2026 ha registrato un ulteriore incremento del 19 per cento. Creare valore impone di domandarsi come distribuirlo: l’azienda ha introdotto un premio di risultato fino a 1.800 euro per tutti gli impiegati e ha confermato 120 milioni di investimenti in Italia. «Essere fieramente Made in Italy, essere orgogliosamente italiani, non è un abito che oggi metti e domani togli a seconda di quanto ti conviene», ha affermato Scocchia. Investire nel Paese oggi significa preparare il vantaggio competitivo di domani. Le imprese europee, tuttavia, non possono essere obbligate a correre «con uno zaino pieno di pietre»: regolamenti giusti nei principi, ma incerti nei tempi e nelle modalità sottraggono risorse a ricerca e innovazione. Per competere occorre fare sistema e costruire un’Europa attenta alle necessità reali delle aziende.
Fugatti: autonomia significa responsabilità, prossimità e risposte concrete
Maurizio Fugatti ha descritto la politica come una scelta sostenuta da passione e accompagnata da una responsabilità immediatamente verificabile. In una comunità autonoma di circa 500.000 abitanti, i cittadini chiedono risposte dirette alla Provincia e non accettano che i problemi siano rinviati ad altri livelli istituzionali. L’autonomia è quindi gestione delle competenze e delle risorse generate sul territorio, in sintesi è responsabilità. Attraverso il PNRR il Trentino ha realizzato investimenti per 1,58 miliardi di euro, distribuiti in circa 11.000 progetti. Fugatti ha ricordato in particolare i 120 milioni destinati alla messa in sicurezza e all’efficienza degli acquedotti: tempi stretti e obiettivi complessi sono stati affrontati riunendo sindaci, dirigenti e comuni, facendo squadra e dimostrando il valore concreto dell’autogoverno. Un esempio riguarda un provvedimento rispetto alla “ganzega”, l’aiuto reciproco non retribuito tra amici e vicini durante la vendemmia, formalmente riconosciuto per permettere ai piccoli produttori di reagire rapidamente alle piogge o alla carenza di manodopera senza inutili pesi burocratici. La vicinanza consente così soluzioni aderenti alla realtà del territorio. Fugatti ha anche rovesciato la domanda tradizionale sul rapporto pubblico-privato: non soltanto ciò che le imprese chiedono alle istituzioni, ma ciò che le istituzioni chiedono alle imprese. Al centro vi sono occupazione, salari, attrattività e concorrenzialità per i giovani, sostenibilità, energie rinnovabili, ricerca e sviluppo. «Dobbiamo fare sistema tra imprese, istituzioni e comunità locali», ha concluso, indicando nella cooperazione, profondamente radicata nella storia trentina, il modello per perseguire il bene comune.
Lollobrigida: governare è tracciare una rotta e sostenere chi produce
Francesco Lollobrigida ha collegato il lavoro ben fatto alla responsabilità di indicare una direzione. «Governare significa tracciare una rotta, non sostituirsi alle imprese o ai cittadini», ha affermato: il compito della politica è creare condizioni per ricchezza, lavoro e sviluppo. Il Made in Italy non è soltanto un’indicazione geografica, ma un patrimonio di qualità, bellezza e cura del dettaglio nato dall’incontro di culture diverse. Nell’economia globale l’Italia deve restare un passo avanti attraverso innovazione e qualità, tutelando al contempo produttori esposti a regole che non valgono per concorrenti statunitensi o cinesi. Il ministro ha richiamato l’origine dell’integrazione europea nella ricerca di pace e prosperità e nella Politica agricola comune, chiedendo che l’Europa torni a proteggere la capacità produttiva anziché imporre meccanismi rigidi e asimmetrici. Per l’agroalimentare ha ricordato gli investimenti sui contratti di filiera, finalizzati a unire imprese, territori e istituzioni. Di fronte al cosiddetto nanismo produttivo, ha proposto il termine “differenzialismo”: la piccola dimensione esprime spesso una ricchezza di produzioni tipiche legate alla storia e alla cultura locale, ma per superarne i limiti sui mercati esteri occorre aggregazione, sostenuta dall’azione coordinata di Stato, regioni e province autonome. La passione, ha aggiunto, non è sufficiente se l’impresa non genera reddito. Le istituzioni devono remare nella stessa direzione del tessuto produttivo e presentarsi come partner di chi crea valore. Esportazioni e risultati occupazionali sono stati indicati come segnali di questa impostazione. L’obiettivo dichiarato è restituire fiducia alle imprese e rafforzare la presenza italiana nei tavoli europei e internazionali.
Tradizione, persone e reti: la qualità come bene condiviso
Nella sintesi conclusiva, Bracci ha individuato tre condizioni comuni alle esperienze presentate: il legame con la tradizione, la valorizzazione delle persone e la capacità di fare rete. La qualità del prodotto nasce dalla qualità delle relazioni e dalla continuità del lavoro: dalla cura dei collaboratori alla tutela del consumatore, dagli investimenti nella comunità alla difesa delle filiere, dalla formazione di imprese più solide alla responsabilità delle istituzioni. Il lavoro fatto bene produce risultati economici, ma anche orgoglio, appartenenza, welfare, occupazione e presidio dei territori. Non oppone innovazione e storia: usa la tecnologia per ridurre la fatica, migliorare i processi e competere, mantenendo intatto ciò che rende riconoscibile l’eccellenza italiana. Non separa profitto e bene comune: considera il reddito una condizione necessaria per investire, remunerare il lavoro e restituire valore. Non si realizza in solitudine: richiede cooperative, consorzi, reti d’impresa, amministrazioni vicine e una politica capace di orientare senza sostituirsi all’iniziativa. “Fatto bene, tutti i giorni” diventa così un metodo per ripetere con competenza e passione gesti concreti, misurarsi con i mercati senza perdere l’identità e trasformare le difficoltà in occasioni di crescita condivisa. È in questa disciplina quotidiana che le eccellenze agroalimentari italiane continuano a generare fiducia e a rappresentare il Paese nel mondo.







