ETTORE DEI POVERI Opera di Fratel Ettore – Le marionette della misericordia Associazione Grupporiani – Compagnia Carlo Colla

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“Qui è tutta una commedia”. Con queste parole ironiche Fratel Ettore, “il frate degli ultimi”, accolse Teresa, una ragazza che gli proponeva di fare teatro all’interno del suo ricovero per gli ultimi. Quel sogno in Teresa non si realizzò subito, ma quell’incontro la portò ad abbracciare la vita del frate camilliano. Teresa, oggi suor Teresa, diversi anni ha realizzato il suo sogno. E ha creato uno spettacolo che mette in scena i momenti più significativi della vita di Fratel Ettore. Vita raccontata da un gruppo di ex clochard attraverso le marionette della compagnia Carlo Colla e figli di Milano alle ore 19.45 nel Teatro D2 Frecciarossa 1000.
La prima marionetta che entra in scena è proprio quella di suor Teresa che introduce il racconto della vita del frate. Vengono inscenati diversi momenti: si vede Fratel Ettore che raccoglie i barboni alla stazione centrale, la costruzione della casa madre dell’Opera, la casa Betania delle Beatitudini di Seveso. Commovente la scena della conversione di Enrica, una ragazza del centro sociale Leoncavallo, abituata a portare con sé la pistola, che si converte al capezzale del padre e nella sua ricerca spirituale incontra Fratel Ettore e afferma: “Non sono i poveri che hanno bisogno di me, ma sono io che ho bisogno di loro”. Si vede la scena dell’incendio della casa madre dell’Opera e Fratel Ettore che ringrazia per questa prova dicendo: “La croce è il dono più grande, perché vuol dire che siamo sposati con Gesù”.
Lo spettacolo è una combinazione ben fatta di ombre, marionette e voci che spesso fuoriescono dal rettangolo del castelletto (così si chiama la struttura di un teatro di marionette), così che il pubblico può vedere i fili e i meccanismi. In questo modo la scena si confonde con la realtà facendo vedere i manovratori che sono gli stessi poveri. Non esiste discontinuità fra teatro e realtà. Anche l’utilizzo di materiali che sono gli stessi materiali utilizzati dai poveri (plexiglass, rotelle di carrozzine, vecchie foto ecc.) danno il senso di umiltà e povertà che ha caratterizzato la vita di questo uomo di Dio e che continua a contrassegnare la vita di questa opera di carità.
Una essenzialità massima da cui emerge, per chi la sa guardare, una bellezza commovente che ha proprio nella semplicità evangelica la sua fonte: “Se non ritornerete come bambini non entrerete mai”.

(A.S.)
Rimini, 23 agosto 2012