Educazione libera, scuola autonoma

Redazione Web

Rimini, 23 agosto 2025 – L’incontro Educazione libera, scuola autonoma, promosso in collaborazione con CdO Opere Educative/FOE, Diesse, Di.S.A.L. e l’Associazione Culturale Il Rischio Educativo, ha acceso i riflettori su due nodi cruciali per il futuro della scuola italiana: la libertà di scelta educativa delle famiglie e l’autonomia degli istituti scolastici. Ad aprire i lavori, il moderatore Tommaso Agasisti (Politecnico di Milano) ha sottolineato: «L’educazione, per chi frequenta il Meeting, scalda i cuori. Ma troppo spesso, nel dibattito pubblico e nella politica, è trattata come un tema di serie B. Per questo siamo grati al Meeting che, anno dopo anno, decide di ospitare incontri su queste tematiche decisive».

Ignasi Grau: la libertà di insegnamento è un diritto umano

Il primo relatore, Ignasi Grau, direttore generale dell’OIDEL, ha portato la prospettiva internazionale: «La libertà d’insegnamento è un diritto umano riconosciuto e tutelato da tutti gli strumenti di diritto internazionale ratificati dall’Italia. Non è un capriccio né un privilegio di chi ha risorse, ma un pilastro della democrazia». Ha ricordato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e i successivi patti internazionali: «Il diritto all’istruzione non è solo accesso alle scuole. Deve mirare allo sviluppo pieno della persona e rispettare il diritto prioritario dei genitori di scegliere l’educazione dei propri figli». Presentando l’ultimo Freedom of Education Index (2023), Grau ha osservato: «L’Italia si colloca in una posizione migliorabile. Giuridicamente la libertà è riconosciuta, ma in pratica la scelta resta condizionata dal reddito. Solo due Paesi in Europa hanno performance peggiori: Cipro e Grecia». Ha aggiunto: «Nei Paesi come Paesi Bassi, Belgio o Irlanda, il sostegno pubblico ha permesso sistemi scolastici plurali e di qualità. L’Italia ha un ampio margine di miglioramento».

Marco Galdi: la Costituzione indica la strada

Il costituzionalista Marco Galdi (Università di Salerno) ha richiamato i principi della Carta: «La nostra Costituzione parla di istruzione ma anche di educazione, cioè sviluppo della personalità. La scuola deve istruire e educare, in stretta collaborazione con la famiglia». Ha evidenziato la contraddizione del sistema attuale: «L’articolo 34, comma 3, sancisce la parità tra scuole statali e paritarie. Ma se la scuola statale è gratuita e la paritaria no, allora non c’è vera parità. La gratuità deve valere per tutti». Galdi ha proposto tre riforme: Statuti scolastici che definiscano chiaramente il progetto educativo di ciascun istituto. Coinvolgimento reale delle famiglie, non solo consultivo, nella definizione del PTOF e del patto educativo. Maggiore flessibilità nella scelta dei docenti, con concorsi gestiti dalle singole scuole, sul modello universitario.

«Autonomia scolastica e libertà di educazione – ha concluso – sono due facce della stessa medaglia. Solo così la scuola italiana potrà essere davvero pluralista ed efficace».

Maurizio Serafin: scuole ad autonomia speciale

Il dirigente scolastico Maurizio Serafin, a nome dell’ADI (Associazione Docenti e Dirigenti Italiani), ha presentato la proposta degli istituti ad autonomia speciale: «Si tratta di scuole che, tramite un proprio statuto, possano innovare curricoli, organizzazione e governance. Una forma di autonomia ispirata alle academies inglesi, nata per rispondere a contesti complessi e difficili». Gli istituti ad autonomia speciale avrebbero: capacità progettuale sui programmi, governance con consigli di amministrazione che includano enti locali e famiglie, organici flessibili e middle management, 30 ore settimanali onnicomprensive per i docenti, budget gestito con criteri di costo standard. «Dopo 25 anni dall’introduzione dell’autonomia – ha detto Serafin – è chiaro che le scuole che funzionano meglio sono quelle che la praticano in modo efficace. È tempo di riaccendere il dibattito e rilanciare il coraggio dell’innovazione».

Paolo Maino: concretezza e continuità didattica

Il presidente di Di.S.A.L., Paolo Maino, ha richiamato l’importanza di non disperdere l’eredità degli anni 1997-2000, quando furono varate le riforme su autonomia e parità: «Poi quella stagione si è arenata in lacci e lacciuoli burocratici. I dirigenti sono diventati compilatori di piattaforme. Serve concretezza». Ha avanzato quattro proposte operative: Riforma degli organi collegiali, guardando al modello degli ITS che integrano enti locali, università e terzo settore. Stabilizzazione dei docenti precari, estendendo il meccanismo già avviato per i docenti di sostegno. Rilancio del comma 80 della legge 107, che prevedeva l’assegnazione dei docenti agli istituti in base al PTOF. Un nuovo Testo Unico della scuola, aggiornato rispetto al 1994. «Infine – ha aggiunto – è fondamentale che le scuole lavorino in rete. L’autonomia si rafforza condividendo esperienze e risorse sul territorio».

Massimiliano Tonarini: la scuola paritaria è per pochi

Il presidente della CdO Opere Educative/FOE, Massimiliano Tonarini, ha portato i numeri: «Gli studenti delle scuole paritarie sono circa 790.000, meno del 10% del totale. Ma 433.000 sono nella scuola dell’infanzia, spesso per necessità, perché l’offerta statale non basta. Alle primarie siamo al 6,5%, contro il 30% della Spagna e il 70% dell’Olanda. È evidente che in Italia la paritaria è una scuola per pochi». Sul fronte finanziario ha denunciato: «La spesa per la scuola in Italia è oltre 52 miliardi, ma alle paritarie vanno 750 milioni: l’1,5% del totale. Nel frattempo i costi sono aumentati del 24% in 15 anni, mentre i fondi sono fermi». Tonarini ha rilanciato la richiesta di «aggiornare i contributi almeno all’inflazione, stabilizzare i fondi per disabilità e infanzia e avviare un percorso che in pochi anni porti a coprire almeno i costi del personale docente, pari a circa 2,5 miliardi». «Dove c’è pluralismo – ha aggiunto – i risultati scolastici sono migliori. In Italia il rischio è che la scuola paritaria continui a chiudere: negli ultimi 11 anni abbiamo perso il 30% degli istituti».

Conclusioni: pluralismo come risorsa democratica

Il dibattito si è chiuso con una constatazione condivisa: la libertà di educazione e l’autonomia scolastica non sono rivendicazioni corporative, ma diritti di cittadinanza. «Il pluralismo educativo – ha ricordato Grau – è un pilastro per la democrazia. Dove viene negato, prosperano i regimi autoritari». «Educazione libera e scuola autonoma – ha concluso Agasisti – non sono slogan, ma condizioni perché la scuola italiana possa tornare a essere viva, capace di formare cittadini responsabili, aperta al territorio e in dialogo con le famiglie».

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