Rimini, 25 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha accolto un incontro di grande intensità e respiro internazionale: “Educazione è speranza”. Moderato da Eva Crosetta, conduttrice di Sulla via di Damasco (Rai2), il panel ha visto alternarsi voci provenienti da governi, università, organizzazioni internazionali e società civile, unite dalla convinzione che l’educazione non sia un capitolo accessorio, ma la condizione imprescindibile per costruire il futuro. «Educazione è speranza, ha detto Crosetta aprendo il dialogo, non è una congiunzione ma un’affermazione: l’educazione è speranza. È la possibilità concreta di cambiare il proprio destino, di diventare persone libere e responsabili, di contribuire al bene comune. Eppure, oggi, 250 milioni di bambini nel mondo non vanno a scuola: significa tarpare le ali a intere generazioni». Da questa constatazione è partito il dibattito con ospiti di alto profilo: Mariatou Koné, ministra dell’Educazione della Costa d’Avorio e presidente di CONFEMEN; Laura Frigenti, CEO di Global Partnership for Education; Francesco Magni, professore di Pedagogia generale e sociale all’Università di Bergamo; Giampaolo Silvestri, segretario generale di AVSI; Fabio Massimo Ballerini, consigliere di legazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e dirigente della Struttura di missione “Piano Mattei”; Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI.
Mariatou Koné: i cinque “mattoni” dell’educazione ivoriana
La ministra ivoriana Mariatou Koné, intervenuta in francese, ha raccontato l’esperienza del suo Paese, segnato da una lunga crisi politico-militare che ha spaccato in due il sistema scolastico. «Dopo anni difficili, ha spiegato, il Presidente Ouattara ha scelto di ripartire dall’educazione come primo pilastro della pacificazione nazionale. Dal 2011 al 2021 la priorità è stata l’accesso universale: oggi oltre il 90% dei bambini frequenta la scuola primaria. Dal 2021 in poi ci siamo concentrati sulla qualità e sull’equità». La ministra ha individuato cinque “mattoni” fondamentali: Infrastrutture: scuole raddoppiate e licei passati da 294 a 1.030. Pedagogia: riforma dei programmi dopo 30 anni, con l’introduzione di creatività, lavoro di squadra, ambiente, imprenditorialità e digitale. Inclusione: pari opportunità per bambine e bambini, attenzione ai disabili e ai milioni di minori provenienti da sistemi informali. Lotta alla violenza: riportare la pace nelle scuole, contrastando bullismo e microcriminalità. Valorizzazione degli insegnanti: formazione continua, strumenti adeguati, motivazione. «L’educazione è speranza, ha concluso Koné, perché dà dignità, occupabilità, futuro. Grazie anche alla cooperazione italiana e al Piano Mattei, possiamo continuare questo cammino».
Laura Frigenti: serve un villaggio globale per educare
Collegata da remoto, Laura Frigenti, alla guida del Global Partnership for Education, ha allargato lo sguardo: «Il valore più grande di un Paese è il capitale umano. Senza un’istruzione di qualità, nessuna crescita è possibile». Tre i punti sottolineati: La crisi attuale: oltre 250 milioni di bambini fuori dalla scuola; ma ancora più grave, il 70% di chi frequenta la primaria nei Paesi a basso reddito non sa leggere né scrivere una frase semplice. Il legame con il lavoro: «Troppo spesso ciò che si impara a scuola non corrisponde alle competenze richieste dal mercato. Serve un dialogo più stretto tra autorità educative e settore privato». La riforma urgente: programmi obsoleti e dogmatici, poco adatti a sviluppare le soft skills necessarie nel XXI secolo. «Ci vuole un villaggio per educare, ha ribadito. Governi, ONG, imprese, comunità locali devono lavorare insieme. L’approccio del Piano Mattei, che parte dalla realtà dei Paesi partner, è un modello che può fare scuola».
Francesco Magni: educare è costruire comunità
Il professor Francesco Magni ha ricordato una frase di don Luigi Giussani: «Se ci fosse un’educazione del popolo, tutti starebbero meglio». «Educare – ha detto – significa lasciare un segno sulla vita delle persone e delle comunità. Non riguarda solo insegnanti o genitori, ma tutti: istituzioni, cittadini, politici. Aristotele lo aveva già affermato: compito del legislatore è l’educazione dei giovani». Magni ha richiamato due nodi decisivi: La formazione degli insegnanti: «I dati mostrano che il fattore più determinante per la qualità di una scuola è la preparazione dei docenti». La cooperazione internazionale: «Gli ITS e i percorsi professionalizzanti possono diventare terreno di collaborazione tra Italia e Africa, superando il mismatch tra formazione e lavoro». «Educazione – ha concluso – è un’alleanza globale. La sfida non è solo africana: riguarda tutti noi».
Giampaolo Silvestri: il progetto REUSIR, educare è relazione
Concreto e appassionato l’intervento di Giampaolo Silvestri (AVSI): «Quando parliamo di educazione e speranza, non parliamo di concetti astratti. Parliamo di volti, di storie. Come quella di Bam Bam, una ragazza ivoriana di 14 anni rimasta incinta. Il padre voleva tenerla a casa, ma grazie al lavoro dei nostri educatori ha potuto tornare a scuola. Oggi ha ritrovato dignità e futuro». Silvestri ha presentato il progetto REUSIR, sostenuto dal Piano Mattei e finanziato con 10 milioni di euro dalla cooperazione italiana, più 1,5 milioni da fondazioni private. Obiettivi: migliorare lettura, scrittura e matematica in 800 scuole; coinvolgere 200.000 studenti e 5.000 insegnanti; ridurre l’abbandono scolastico e sostenere la riforma ministeriale. «Per noi, ha detto Silvestri, educare significa coinvolgere tutta la persona: mente, cuore, relazioni. L’educazione diventa speranza quando qualcuno ti guarda riconoscendo il tuo valore infinito. È questo che cambia la vita di un bambino, di una comunità, di un Paese».
Fabio Massimo Ballerini: educazione come culla delle istituzioni
Dal lato politico-diplomatico, Fabio Massimo Ballerini ha sottolineato: «Il Piano Mattei si fonda sull’ascolto e sull’intesa con i Paesi partner. L’educazione non serve solo a formare lavoratori, ma cittadini e istituzioni. È la culla della democrazia e della legalità». Tre aspetti evidenziati: Identità: la scuola è il luogo dove i bambini ottengono un nome, una registrazione, un riconoscimento giuridico. Salute: «Per molti, la scuola è il primo presidio di vaccinazione e nutrizione». Istituzioni: «Educare al rispetto reciproco significa costruire fondamenta solide per la convivenza civile». «Il Piano Mattei, ha concluso, non è solo infrastrutture: è un investimento nel capitale umano e istituzionale dell’Africa».
Stefano Gatti: il cambio di passo della cooperazione italiana
A chiudere il panel è stato Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI. Con uno stile diretto, ha posto un quiz al pubblico: «L’età media in Italia è 47 anni. In Costa d’Avorio è 17,9. Ecco perché l’Africa è il continente decisivo: è giovane, ed è lì che si gioca il futuro». Gatti ha illustrato la nuova strategia: «L’Italia è l’unico Paese del G7 che non ha ridotto i fondi alla cooperazione. Ma non conta solo la quantità: conta l’efficacia. Per questo abbiamo superato i piccoli progetti da 2 milioni e scelto grandi interventi sistemici, come quello con AVSI da 10 milioni, il più alto mai finanziato a un’ONG italiana». Ha definito le ONG «il vero esercito civile italiano sul campo», con decine di migliaia di operatori locali. E ha ribadito l’importanza di iniziative come i pasti scolastici: «Garantire un pasto a scuola significa frequenza, nutrizione, salute. E se il cibo è prodotto entro 10 km, si sostiene anche l’agricoltura locale». «L’Africa, ha concluso, non è solo un continente bisognoso: è la soluzione per il futuro del mondo. Investire nell’educazione significa investire anche nel nostro futuro».
Conclusione: educazione è speranza, davvero
L’incontro si è chiuso con un applauso prolungato. «Non abbiamo solo ascoltato parole – ha detto in conclusione Eva Crosetta – ma visto che educazione è davvero speranza. Ogni bambino che entra in classe, ogni insegnante che riceve formazione, ogni comunità che si unisce per costruire una scuola, è un mattone nuovo che cambia il destino di tutti».







