Economia sociale e fraternità, un nuovo paradigma?

Redazione Web

Rimini, 24 agosto 2025 – È stato un intenso momento di riflessione sul significato di fraternità come principio che deve ispirare l’economia e le imprese, il panel dal titolo “Economia sociale e fraternità, un nuovo paradigma?”. Organizzato da Ucid-Unione cristiana imprenditori dirigenti, l’incontro è stato aperto da Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, con delega specifica all’economia sociale. Accanto a lei, Alfonso Amarante, rettore della Pontificia Università Lateranense; Nino Apreda, presidente UCID Campania; Benedetto Delle Site, presidente Movimento Giovani UCID; Aldo Fumagalli, presidente UCID Lombardia; Sigrid Marz, presidente di UNIAPAC; Fabio Storchi, presidente UCID Reggio Emilia, e Stefano Zamagni, professore di Economia politica all’Università di Bologna. A moderare l’incontro è stata la giornalista e opinionista Claudia Conte.

La sfida: rendere operativa la fraternità

Può davvero la fraternità diventare un principio operativo per l’impresa e per l’economia di oggi diventando un criterio capace di orientare decisioni, investimenti e politiche aziendali? La risposta di Lucia Albano è che è possibile, visto che al Mef è stato avviato un gruppo di lavoro per la redazione dell’Action Plan nazionale per l’economia sociale, rispondendo a una precisa raccomandazione europea. «L’Italia – ha dichiarato Albano – presenterà entro fine anno a Bruxelles un piano d’azione che toccherà vari ambiti: fiscale, finanziario, procurement, formazione. La fraternità deve tradursi in strumenti concreti, in politiche pubbliche che sostengano le imprese sociali, le cooperative, le associazioni, le fondazioni. E il patrimonio immobiliare pubblico potrà diventare un volano per progetti ad alto impatto sociale».

Superare la logica del profitto autoreferenziale

Per Aldo Fumagalli, presidente UCID Lombardia, non basta più parlare di crescita: occorre, infatti, rimettere al centro le intenzioni, la ragione per cui si agisce. Gli indicatori ESG fotografano i risultati, ma non le motivazioni profonde. «È qui che la fraternità diventa decisiva: un nuovo mattone su cui costruire imprese capaci di rigenerare fiducia e comunità» ha precisato.

L’alternativa dell’economia civile

Per Stefano Zamagni «L’economia civile parte da un assunto antropologico: homo homini natura amicus, l’uomo è per natura amico dell’altro uomo. Da qui nasce il principio di fraternità, distinto dalla fratellanza. La fraternità – ha detto Zamagni – non si fonda sull’interesse, ma sul riconoscimento reciproco. È questo paradigma che consente la vera sussidiarietà circolare, dove Stato, imprese e terzo settore interagiscono stabilmente».

Le prospettive internazionali

Sigrid Marz, presidente di UNIAPAC, ha portato la voce di una rete globale che riunisce imprenditori cristiani di 43 paesi che hanno «Imparato a generare ricchezza come mai nella storia, senza però imparare a condividerla». L’economia della fraternità per Marz significa anche «Nuove forme di governance, come la proprietà steward, che privilegia lo scopo e la sostenibilità di lungo periodo rispetto al dividendo immediato. Non è utopia, ma già realtà in diversi ordinamenti europei», ha precisato.

Impresa come comunità: gli esempi italiani

Fabio Storchi, presidente UCID Reggio Emilia, ha raccontato una esperienza concreta: «Ho scelto di portare l’economia civile nella mia azienda» – ha spiegato  precisando che «Fraternità in fabbrica significa riconoscere l’altro come fratello e riconoscergli dignità, rispetto, partecipazione. È un approccio che non solo migliora il clima aziendale, ma accresce motivazione e produttività. La fabbrica può e deve diventare luogo di umanità, non solo di efficienza», ha detto.

Nino Apreda, presidente UCID Campania, ha sottolineato il ruolo particolare delle PMI del Mezzogiorno: «La piccola e media impresa meridionale è spesso più di un soggetto economico: è una famiglia allargata, un presidio di welfare comunitario. Qui la fraternità non è un lusso, ma una necessità quotidiana per tenere insieme sviluppo e coesione sociale».

Benedetto Delle Site, presidente dei Giovani UCID, ha invece richiamato la sensibilità delle nuove generazioni: «L’innovazione più grande non è solo tecnologica, ma culturale. I giovani chiedono imprese che restituiscano valore ai territori, che uniscano welfare e creatività, che siano comunità prima ancora che produttori di beni».

Il contributo della teologia: reciprocità e dono

In chiusura, padre Alfonso Amarante, rettore della Pontificia Università Lateranense, ha offerto una riflessione teologica: «Alla base della fraternità ci sono reciprocità, dono e bene comune. Quando il bene diventa bene solo per una parte, smette di essere bene. La sfida educativa è formare leader capaci di vedere nell’altro un fratello, non un concorrente. Solo così la fraternità smette di essere proclamata e diventa vissuta».

Una speranza concreta

A tirare le fila, Aldo Fumagalli ha rilanciato: «Abbiamo respirato oggi un odore di speranza. La fraternità non è un’utopia, ma un criterio operativo che possiamo cominciare a misurare e applicare. Ritroviamoci fra un anno, al Meeting, per verificare i segni concreti di questo lavoro».

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