Dentro la transizione energetica: Quale ruolo per il nucleare?

Redazione Web

Rimini, 26 agosto 2025 – L’energia è il nodo cruciale del nostro tempo. La sfida climatica, la necessità di ridurre le emissioni, l’indipendenza dalle fonti fossili e la sicurezza degli approvvigionamenti pongono l’Italia e l’Europa di fronte a scelte decisive. In questo scenario si colloca l’incontro del Meeting di Rimini “Dentro la transizione energetica: quale ruolo per il nucleare?”. Moderato da Giuliano Frosini, professore di Public Affairs e Affari Regolatori alla Luiss Business School, il dibattito ha visto protagonisti Francesco Campanella (ISIN), Lorenzo Fiorillo (Eni), Gilberto Pichetto Fratin (ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica), Francesca Mariotti (ENEA), Luca Mastrantonio (Nuclitalia), Elizabeth Rizzotti (Newcleo Italia). Il tema, tradizionalmente divisivo, è stato affrontato con un linguaggio semplice, per rispondere alle domande essenziali che ogni cittadino si pone: il nucleare è sicuro? Conviene economicamente? Quale contributo può dare alla decarbonizzazione?

Campanella (ISIN): la sicurezza è già realtà quotidiana

Francesco Campanella, direttore generale dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), ha ricordato che la sicurezza non è un orizzonte ipotetico, ma un lavoro quotidiano: «In Italia ci sono ogni anno oltre 235.000 trasporti di materiale radioattivo per usi medici, industriali e di ricerca. Non abbiamo mai avuto incidenti. Questo accade perché dal 2014 esiste un’autorità indipendente che vigila ogni giorno. Non siamo un’emanazione politica, siamo garanti dei cittadini». Campanella ha sottolineato che la sfida non è tanto “nucleare sì o no”, ma garantire trasparenza e dialogo: «Il nucleare divide, ma la sicurezza unisce. È fondamentale che i cittadini sappiano che esiste un’Autorità che controlla, autorizza e vigila. Solo così si può parlare di nucleare senza emotività».

Mariotti (ENEA): non nucleare sì o no, ma come integrarlo

Per Francesca Mariotti, presidente dell’ENEA, la transizione energetica non può prescindere dal nucleare: «Il dibattito sul nucleare sì o no è sterile. La vera domanda è come integrare il nucleare in un mix che comprenda rinnovabili, accumuli, reti intelligenti, cattura della CO₂. Già oggi il 10% dell’energia mondiale è nucleare. E i piccoli reattori modulari rappresentano una frontiera di grande interesse». Mariotti ha evidenziato i benefici economici e occupazionali: «La ripresa del nucleare potrebbe generare 117.000 posti di lavoro e contribuire al PIL per il 2,5%. L’Italia ha competenze scientifiche e industriali di livello internazionale, non partiamo da zero. L’innovazione, come è accaduto per il fotovoltaico, porterà a una riduzione dei costi».

Rizzotti (Newcleo): la quarta generazione per ridurre le scorie

Collegata dall’estero, Elizabeth Rizzotti, COO e Managing Director di Newcleo Italia, ha presentato la prospettiva dell’industria nucleare di nuova generazione: «Newcleo è nata quattro anni fa con l’obiettivo di portare su scala industriale reattori intrinsecamente sicuri, a zero emissioni e sostenibili. La quarta generazione consente di riutilizzare come combustibile ciò che oggi chiamiamo “scorie”. In questo modo non solo riduciamo i rifiuti, ma trasformiamo un problema in risorsa». Rizzotti ha insistito sul principio di neutralità tecnologica: «Il nucleare non è antagonista delle rinnovabili, ma complementare. Le diverse tecnologie possono convivere, formando una staffetta tecnologica che rafforza l’indipendenza energetica e la sostenibilità».

Mastrantonio (Nuclitalia): studio di fattibilità per il nucleare italiano

Luca Mastrantonio, amministratore delegato di Nuclitalia, la nuova joint venture tra Enel, Ansaldo Nucleare e Leonardo, ha descritto il percorso avviato: «Il nostro obiettivo è uno studio di fattibilità completo che analizzi tecnologie, modelli di partnership, ricadute industriali e occupazionali. L’Italia ha le competenze: siamo la seconda industria nucleare d’Europa. Ora serve una strategia nazionale». Sui costi, Mastrantonio ha chiarito: «Il nucleare richiede alti investimenti iniziali, ma ha una vita utile di 60-80 anni e un fattore di utilizzo del 90%. Nel costo sono già inclusi decommissioning e gestione dei rifiuti. Guardando al sistema nel suo complesso, il nucleare è competitivo e garantisce stabilità».

Fiorillo (Eni): la sfida della fusione

Lorenzo Fiorillo, direttore Technology, R&D & Digital di Eni, ha illustrato i progetti dell’azienda sulla fusione: «La fusione è l’energia delle stelle: due atomi di idrogeno si uniscono formando elio e liberando energia, senza emissioni di CO₂ e con scorie minime. La sfida è contenerla a 100 milioni di gradi, ma i recenti sviluppi dei magneti hanno trasformato un sogno da laboratorio in una prospettiva industriale». Eni è partner di Commonwealth Fusion Systems con il MIT di Boston e collabora con ENEA e l’agenzia atomica inglese: «Ogni settimana emergono progressi. Non possiamo prevedere i tempi esatti, ma siamo più vicini di quanto pensiamo. L’Italia è il Paese più nucleare al mondo senza avere il nucleare: competenze e tecnologie ci sono, dobbiamo crederci».

Pichetto Fratin: “Un dovere verso le nuove generazioni”

A chiudere il panel, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha offerto la prospettiva politica:
«Il cambiamento climatico è realtà, non ideologia. La domanda elettrica italiana raddoppierà nei prossimi 20 anni, superando i 600 TWh. Non possiamo pensare di soddisfarla solo con eolico e fotovoltaico: servono accumuli enormi e terreni che non abbiamo. Per questo il nucleare è necessario, non sostitutivo ma complementare alle rinnovabili». Il ministro ha ricordato il lavoro della piattaforma nazionale sul nucleare sostenibile e la legge delega in discussione: «Il nostro dovere è prepararci ora. Fermarci oggi significa lasciare ai nostri figli un Paese più povero e meno competitivo. Dobbiamo garantire un futuro di energia pulita e sicura, con regole chiare, formazione di nuove competenze e investimenti nelle tecnologie di fissione e fusione».

Un’Italia chiamata a decidere

Il dibattito di Rimini ha mostrato un fatto chiaro: il nucleare non è più un tabù, ma una questione di realismo e responsabilità. Le autorità garantiscono sicurezza, la ricerca e l’industria portano innovazione, la politica è chiamata a fornire regole e visione. Come ha sintetizzato Pichetto Fratin: «Abbiamo il dovere, come genitori e come nonni, di non lasciare alle nuove generazioni una decrescita infelice, ma un’Italia protagonista nella transizione energetica».

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