Da piccole idee, opere “grandi”: così lo sviluppo diventa sostenibile

Sofia Bronzetti

TRE testimonianze di realtà che, partendo dai bisogni delle persone, hanno RICREATO comunità e ricchezza PER TUTTI

 

 

Rimini, 19 agosto – Può un’impresa piccola essere motore di sviluppo di un’economia sostenibile? Se lo è chiesto e lo ha chiesto ai presenti Tonino Saladino, del dipartimento Sud della Fondazione per la Sussidiarietà, introducendo l’incontro dal titolo “Piccolo, bello… utile”, nell’Arena Sussidiarietà&Lavoro. Con lui, sul palco, anche Massimiliano Monetti, presidente Confcooperative Abruzzo, Giacomo Ciambotti, dottorando all’Università Cattolica di Milano, e Carmine Lupia, direttore della Riserva Valli Cupe a Catanzaro.

Monetti ha portato l’esempio dell’esperienza fatta in Abruzzo, paese di piccoli borghi, per lo più montani. «In questi paesi – ha raccontato – si sono messe insieme le persone creando cooperative di comunità, con le quali sono stati valorizzati quei caratteri di autenticità tipici dei piccoli borghi, capaci di assumere anche un valore economico. Infatti, le cooperative sono nate per fornire quei servizi per le persone che altrimenti sarebbero scomparsi: una pompa di benzina, iniziative per anziani, un bar e via dicendo. Ad un livello più ampio, queste cooperative di comunità si sono messe in rete per collaborare ad uno sviluppo dei territori ancora più incisivo, dando vita ad eventi e marchi per la valorizzazione anche dei prodotti tipici».

Da parte sua, Ciambotti ha raccontato la sua esperienza di ricercatore, non limitata al puro ambito accademico, ma calata fino a “sporcarsi le mani” nella realtà: «L’occasione di tenere corsi di finanza in università africane mi ha permesso di incontrare esperienze imprenditoriali nate dall’attenzione ai bisogni delle persone, con l’ideazione di modelli economici che hanno superato la classica dicotomia “profit” e “no profit”». Il ricercatore ha poi raccontato la storia di Ivan, che ha creato una impresa che, riciclando carta, impiega persone svantaggiate, producendo delle penne a basso costo che sono importanti per consentire ai bambini di scrivere: coniugando l’attenzione all’ecologia, è stato possibile produrre lavoro con la realizzazione di strumenti necessari alla crescita culturale.

L’idea della Riserva Valli Cupe in Calabria venne a Lupia quando, in Australia per studi di botanica, pagò 40 dollari per avere una guida che lo accompagnasse in una escursione. Confrontando ciò che aveva visto in quella escursione in un territorio pur molto bello con le peculiarità della sua terra, piena di bellezze geomorfologiche, per via di canyon e cascate, botaniche, faunistiche, storiche  e culturali ha pensato di avviare un approfondito studio di queste caratteristiche, allo scopo di creare una rete di sentieri con collegamenti tematici, che attirassero delle persone sul territorio. «Oggi – ha aggiunto – i visitatori del parco sono decine di migliaia all’anno, con un’ovvia ed evidente ricaduta sul tessuto economico della zona. Tra l’altro, la Riserva Valli Cupe è l’unica realtà economica calabrese che vanta un’ininterrotta crescita da dieci anni, divenendo così modello di studio economico internazionale».

Nel prosieguo dell’incontro, Monetti, interrogato sul ruolo della bellezza in economia, ha osservato che «il bello anche in economia è dato dalla qualità che può fare la reale differenza. L’Italia – ha aggiunto – è un paese che trasuda bellezza, ed è tale e tanta che può dare assuefazione agli abitanti: quando i giovani dei borghi hanno raccolto la sfida di valorizzare imprenditorialmente le peculiarità della loro terra, i vecchi hanno commentato l’iniziativa con uno scettico “ajdavdé”, espressione dialettale che significa “voglio proprio vedere cosa riuscirete a fare”. Così, “ajdavdé” è diventato il nome della cooperativa nata per realizzare il progetto nel quale la conoscenza dei vecchi si è unita all’entusiasmo dei giovani, realizzando così, oltre che una impresa di successo, una saldatura tra generazioni».

«Ciò che muove queste iniziative – ha commentato Ciambotti – è un’attenzione alla persona ed un incontro con i bisogni, anche i più elementari. Vi racconto per questo due esempi che ho visto in Kenia. Il primo è la storia di Felix, un imprenditore che, colpito dalla morte della zia che non si era curata solo perché neppure sapeva dove fosse un ospedale, ha attrezzato una rete informativa capillare per gli abitanti dei villaggi. Il secondo: Esther che, per venire incontro ad esigenze tipicamente femminili, ha creato un’impresa che produce presidi medici riciclabili per ragazze».

In definitiva «questi modelli – ha concluso Lupia – sono tutti assolutamente replicabili: partendo dalla conoscenza del territorio e delle persone, si può creare valore per tutti, anche a partire da piccole cose».

 

(C.Cap.)

 

Responsabile Comunicazione Eugenio Andreatta tel. 329 9540695 eugenio.andreatta@meetingrimini.org

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