Criteri e Priorità per un nuovo Sistema sanitario

Redazione Web

Rimini, 23 agosto 2026. Il Servizio Sanitario Nazionale ha contribuito a portare l’aspettativa di vita italiana tra le più alte al mondo, ma deve confrontarsi con invecchiamento, cronicità, rinuncia alle cure, carenza di alcune professionalità e costo crescente dell’innovazione. È il quadro discusso nell’incontro «Criteri e priorità per un nuovo sistema sanitario», trasmesso in diretta sui canali digitali di Agenzia Nova, askanews e Italpress. Sono intervenuti Mario Melazzini, direttore della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia; Tiziano Onesti, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio. Ha moderato Riccardo Zagaria, presidente di Egualia. Introducendo il confronto, Zagaria ha citato i dati Istat relativi al 2025: l’aspettativa media di vita ha raggiunto 83,7 anni, mentre circa 5,8 milioni di italiani avrebbero rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. La popolazione con più di 65 anni, pari al 24 % nel 2024, è destinata a crescere sensibilmente, aumentando il peso di patologie croniche e comorbilità. I relatori hanno indicato un cambio di prospettiva: non limitarsi alla contabilità annuale o alla gestione delle strutture, ma programmare i bisogni futuri, prendere in carico la persona prima che diventi paziente e integrare ospedale, territorio, ricerca, professionisti e welfare. L’obiettivo condiviso è conservare universalità ed equità attraverso riforme capaci di rendere sostenibile ciò che già funziona e correggere le disparità tra territori e fasce della popolazione.

Rocca: prendere in carico i cittadini quando sono ancora sani

Francesco Rocca ha posto al centro la programmazione demografica ed epidemiologica. Arrivare alla vecchiaia non basta: occorre arrivarvi nelle migliori condizioni possibili, riducendo comorbilità e multimorbilità attraverso prevenzione e stili di vita. Nel Lazio è stata avviata in quattro distretti una sperimentazione che coinvolge oltre 4.500 persone, cento medici di famiglia e infermieri di famiglia e comunità, con l’obiettivo di accompagnare cittadini ancora sani e rispondere ai loro quesiti. I risultati iniziali, ha riferito Rocca, sono incoraggianti e potranno sostenere l’estensione regionale del modello. Il secondo pilastro riguarda le professioni sanitarie. Le vocazioni alla medicina non mancano, ma alcune specializzazioni non vengono scelte: emergenza-urgenza, medicina nucleare, anatomia patologica e radioterapia rischiano carenze che possono compromettere anche i percorsi oncologici. Rocca ha chiesto interventi salariali differenziati, incentivi alle professioni infermieristiche e un ripensamento delle responsabilità, superando una contrattazione che non riconosce adeguatamente le aree più esposte. Il terzo fronte è l’innovazione terapeutica. I nuovi farmaci possono guarire o modificare radicalmente prognosi prima infauste, ma determinano un forte impatto finanziario. Come esempio, Rocca ha citato il futuro vaccino contro il melanoma, indicando una possibile spesa di circa 200 mila euro per ciascuno dei tremila pazienti potenzialmente eleggibili in Italia. Prevenzione, personale e sostenibilità dei farmaci innovativi sono dunque i pilastri sui quali costruire la sanità futura.

Melazzini: governare la domanda partendo dal territorio

Mario Melazzini ha individuato nel cambiamento culturale la condizione di ogni riforma organizzativa. Il sistema continua a concentrare la risposta sull’ospedale, mentre la domanda deve essere intercettata e governata dal territorio. Case e ospedali di comunità e centrali operative territoriali, previsti dal PNRR e dal DM 77, devono essere riempiti di professionisti in grado di prendere in carico persone con patologie croniche o più comorbilità. In Lombardia, ha osservato Melazzini, circa l’85 % degli accessi ai pronto soccorso è classificato con codici bianchi o verdi: situazioni che potrebbero essere gestite sul territorio se la medicina generale, i servizi e i cittadini condividessero percorsi più adeguati. La tecnologia può migliorare questa risposta attraverso telemedicina e strumenti di supporto, senza sostituire il rapporto con il professionista. Anche la rete ospedaliera richiede scelte fondate su qualità, sicurezza ed efficacia: non tutte le strutture possono svolgere ogni attività e criteri come quelli del DM 70 devono essere applicati spiegando ai territori che una riorganizzazione non equivale a un abbandono. Prevenzione primaria e secondaria, screening e capacità predittiva diventano essenziali davanti alla crescita della popolazione anziana. Melazzini ha riferito che ogni euro destinato alla prevenzione può produrre un risparmio stimato di circa quattordici euro e, nell’immunizzazione, di diciannove. Investire prima significa mantenere più persone sane, liberare risorse e destinarle ad altri bisogni di salute.

Bambino Gesù: l’eccellenza deve essere un nodo della rete

Tiziano Onesti ha presentato il ruolo di un grande ospedale pediatrico non come eccezione isolata, ma come nodo attivo della rete nazionale. Il Bambino Gesù, pur classificato come ospedale privato e appartenendo alla Santa Sede, opera integralmente nel Servizio Sanitario Nazionale. L’eccellenza, ha affermato, non dipende dalla forma giuridica, ma dalla missione e dalle regole adottate. Con centosettant’anni di storia, l’ospedale mette ricerca, innovazione, formazione e collaborazioni internazionali a disposizione della collettività. Nella pediatria, la presa in carico coinvolge sempre anche la famiglia e richiede un’alleanza più ampia tra ospedale, territorio e pediatri di libera scelta, dei quali Onesti ha segnalato una carenza di circa cinquecento unità in Italia. La denatalità non giustifica minori investimenti: proprio perché nascono meno bambini, occorre rafforzare ricerca sulle malattie rare e reti capaci di raggiungere ciascuno. Il Bambino Gesù partecipa a venti reti europee sulle ventiquattro esistenti e dispone di banche dati rilevanti per ricerca e sviluppo terapeutico. La prima innovazione resta tuttavia il capitale umano: attrarre talenti, offrire percorsi di crescita e trattenerli. Tecnologie, telemedicina e intelligenza artificiale non producono risultati senza medici, infermieri, ricercatori e tecnici preparati. L’ospedale di eccellenza compie la propria missione quando trasferisce competenze e innovazione nella rete, evitando che l’accesso alle cure dipenda dalla capacità della singola famiglia di trovare da sola la strada giusta.

Un patto per sottrarre la sanità alla demagogia

Alla richiesta di indicare una leva prioritaria, Rocca ha proposto un patto nazionale per la sanità. La materia tocca paure intime e viene spesso affrontata attraverso contrapposizioni demagogiche, compresa quella tra pubblico e privato accreditato, che in realtà concorrono entrambi al servizio pubblico. Sindacati, medici di medicina generale, università, farmacie, imprese farmaceutiche e strutture accreditate esprimono interessi legittimi, ma questi devono essere governati dentro un progetto comune. La Conferenza delle Regioni mostra, secondo Rocca, che amministrazioni di orientamenti differenti possono raggiungere accordi quando affrontano problemi concreti; la stessa responsabilità dovrebbe caratterizzare il confronto nazionale. Sanità e welfare devono inoltre essere ricomposti in un unico sistema. Una quota rilevante di anziani vive sola e, anche quando la dimissione ospedaliera è clinicamente possibile, rimangono paure, necessità domestiche e bisogni sociali che non possono essere affidati al solo ospedale. Portare la sanità a casa, integrare assistenza domiciliare e servizi territoriali e accompagnare le fragilità richiede decisioni serene e non condizionate dal consenso immediato. Melazzini ha aggiunto che occorre valorizzare progressioni professionali per medici, infermieri e tecnici e affidare nuove responsabilità alle professioni sanitarie, come già avviene in altri Paesi europei. Il criterio finale deve rimanere la risposta concreta al bisogno di salute, non la difesa separata di categorie o strutture.

Sanità come infrastruttura e innovazione come investimento

Onesti ha chiesto di considerare la sanità una vera infrastruttura, da programmare con lo stesso orizzonte medio-lungo adottato per le grandi opere materiali. Una gestione anno per anno, vincolata al singolo bilancio, non offre certezza agli investimenti né ai percorsi professionali. Il sistema complessivo vale, secondo le grandezze richiamate nell’incontro, circa 180 miliardi annui, di cui 140 pubblici e 40 privati; al suo interno la spesa farmaceutica svolge un ruolo decisivo. La ricerca industriale deve essere remunerata, ma le innovazioni dal costo elevatissimo rischiano di ampliare le disuguaglianze se soltanto Paesi o persone ricche possono accedervi. Gli ospedali, che sostengono direttamente la cura, devono essere parte della costruzione economica dell’innovazione. Zagaria ha ricordato che equivalenti e biosimilari avrebbero prodotto negli ultimi sei anni sette miliardi di risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale, risorse che possono finanziare ricerca e nuove terapie. Melazzini ha insistito sull’appropriatezza di prescrizioni e accertamenti, sull’uso integrativo dell’intelligenza artificiale nei sistemi di supporto clinico e negli screening e sulla necessità di reinvestire quanto viene risparmiato. Rocca ha proposto che prevenzione e farmaci innovativi capaci di guarire siano considerati in Europa investimenti strutturali e non semplice spesa corrente. Una modifica delle regole di bilancio potrebbe liberare risorse per anziani e persone fragili e sostenere un welfare realmente integrato.

La misura del futuro: longevità sana e uguaglianza di accesso

Nelle conclusioni i relatori hanno indicato i criteri con cui valutare il sistema tra dieci o vent’anni. Per Rocca, il passaggio decisivo sarà avere riconosciuto prevenzione e innovazione come infrastrutture di protezione e benessere. Per Melazzini, le parole chiave sono prevenzione, predittività, longevità sana e sostenibilità, insieme a personale adeguatamente organizzato e a una riforma effettiva della medicina territoriale. Le terapie avanzate non possono essere considerate soltanto come singoli farmaci: comprendono procedure, presa in carico e strutture specializzate che richiedono criteri economici coerenti. Onesti ha scelto una misura concreta per la pediatria: il Servizio Sanitario Nazionale sarà più giusto quando il luogo di nascita non determinerà il luogo nel quale un bambino può ricevere cure appropriate. Oggi molte famiglie, in particolare dal Mezzogiorno, cercano autonomamente un centro capace di rispondere; la rete futura dovrà consentire al pediatra di riconoscere il problema e indirizzare subito bambino e famiglia verso il nodo con la competenza necessaria. Zagaria ha sintetizzato il cambio richiesto: passare da un sistema organizzato attorno alle strutture a uno costruito attorno alla persona e al suo percorso, partendo da chi rende possibile ogni giorno il servizio — medici, infermieri e tecnici. La sostenibilità non coincide quindi con il solo contenimento della spesa: significa programmare, prevenire, ridurre disuguaglianze e allocare le risorse dove producono salute e accesso universale.

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