Crescere ricostruendo il proprio futuro

Redazione Web

Rimini, 25 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato un incontro di grande intensità e attualità: “Crescere ricostruendo il proprio futuro: le nuove generazioni nella ripresa dei territori devastati dai conflitti”, promosso da Save the Children e moderato da Daniela Fatarella, direttrice dell’organizzazione in Italia. Accanto a lei hanno portato la loro testimonianza Sonia Khush, direttrice Save the Children Ucraina; Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI; Giulio Bartolini, direttore della International Humanitarian Law Legal Clinic e docente all’Università Roma Tre; e Angelica Krystle Donati, presidente dei Giovani Imprenditori Edili di ANCE. Aprendo il dibattito, Fatarella ha ricordato una frase della fondatrice di Save the Children, Eglantyne Jebb, che nel 1919 affermava: “Ogni guerra è una guerra contro i bambini”. «Queste parole – ha sottolineato – oggi ci appaiono ancora più attuali: più di 440 milioni di bambini vivono in contesti di guerra, il numero più alto degli ultimi trent’anni. Ogni giorno più di 30 bambini perdono la vita nei conflitti». Dietro le cifre, ha aggiunto, «ci sono volti, storie, sogni. In Siria ho incontrato famiglie distrutte, bambini che chiedono solo di poter tornare a giocare e studiare. La guerra li colpisce due volte: nel presente, privandoli dell’infanzia, e nel futuro, compromettendo la possibilità di costruire la propria vita».

Ucraina: tra sopravvivenza e futuro

Dall’Ucraina è arrivata la voce di Sonia Khush, che ha raccontato esperienze segnate da dolore e speranza. Ha ricordato Yasmine, 13 anni, che sogna di diventare medico «per curare i feriti», e Maria, 11 anni, che dice: “Voglio tornare a casa, mi manca il mio gatto, ma la casa è distrutta”. «Queste parole – ha spiegato Khush – raccontano la perdita e lo spaesamento che colpiscono milioni di bambini in guerra. Non parliamo di numeri astratti, ma di vite cambiate per sempre». Nei primi mesi del conflitto, Save the Children ha dovuto concentrarsi su interventi salva-vita: evacuazioni, distribuzione di beni essenziali, kit igienici e alimentari. Ma fin dall’inizio è stata posta attenzione al benessere psicologico dei minori e alla necessità di pianificare il futuro. Khush ha individuato due gruppi cruciali: i bambini negli istituti e i giovani. «L’Ucraina – ha spiegato – aveva uno dei tassi più alti di bambini istituzionalizzati: circa 100.000 nel 2022. La guerra ha aggravato la loro vulnerabilità. La riforma del sistema è urgente ma complessa, e richiede la collaborazione di governo, società civile e comunità internazionale». Il secondo gruppo è quello dei giovani, «che chiedono istruzione di qualità, opportunità di lavoro e sostegno per la salute mentale». A Mikolaiv Save the Children ha promosso un modello di recupero territoriale che parte dall’ascolto dei ragazzi: «Ci hanno detto che sanno quali sono i loro problemi e hanno idee per risolverli. Il rischio, se non ascoltati, è che decidano di lasciare l’Ucraina».

Siria: l’istruzione come chiave della pace

L’esperienza siriana ha mostrato come la guerra non colpisca solo le infrastrutture ma anche l’educazione. Oltre il 40% delle scuole è stato distrutto. «In Siria – ha detto Khush – esistono cinque programmi scolastici diversi, a seconda delle aree di controllo. Questa frammentazione rischia di compromettere la ricostruzione del Paese. L’istruzione è la chiave per formare cittadini consapevoli e sradicare i semi del conflitto». Ha citato le parole di Amir, 10 anni: “Sono intelligente e forte, voglio diventare dottore. Ma qualsiasi lavoro sarà importante per la Siria del futuro”.

La cooperazione italiana: nessuna crisi è lontana

Il direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI, Stefano Gatti, ha portato la prospettiva delle istituzioni. «Viviamo un’epoca segnata da un numero di crisi umanitarie senza precedenti. Il nostro messaggio è che nessuna crisi è lontana: non solo geograficamente, ma come responsabilità etica e politica». Ha ricordato che l’Italia, a differenza di altri Paesi donatori, non ha ridotto i fondi per la cooperazione internazionale: «Ogni anno dobbiamo scegliere se destinare risorse all’emergenza umanitaria o allo sviluppo. È una scelta dolorosa, ma necessaria». Gatti ha posto l’accento su due aspetti: educazione e salute mentale. «I bambini chiedono di andare a scuola. È la loro proiezione verso il futuro. E chiedono supporto psicologico, perché la guerra lascia cicatrici invisibili». Ha concluso sottolineando la necessità di coordinare gli interventi: «Con risorse limitate bisogna fare sistema, coinvolgendo governi, società civile, ONG e organismi internazionali. Solo così si può dare una risposta efficace».

Il diritto umanitario e il ruolo delle università

Giulio Bartolini ha evidenziato come i conflitti stiano erodendo le basi del diritto internazionale umanitario: «Scuole e ospedali continuano a essere bombardati, nonostante le convenzioni lo vietino. Il rischio è che norme pensate per proteggere i civili diventino carta straccia». Per questo le università hanno un ruolo fondamentale: «Lo University Network for Children in Armed Conflict, con 50 atenei in tutto il mondo, coinvolge studenti anche nei Paesi colpiti dai conflitti, dal Congo all’Iraq. Non vogliamo che i giovani siano solo vittime, ma attori attivi della ricostruzione e della pace». Bartolini ha citato anche il lavoro del Ministero della Difesa per la redazione di un manuale militare che traduca i principi del diritto umanitario in regole operative concrete: «Proteggere l’istruzione nei conflitti significa proteggere il futuro stesso delle comunità».

Ricostruire significa formare nuove competenze

Dal mondo delle imprese è arrivata la voce di Angelica Krystle Donati, che ha offerto la prospettiva dei costruttori. «La ricostruzione dell’Ucraina richiederà investimenti enormi – circa 500 miliardi di euro – e decenni di lavoro. Ma non può limitarsi alle infrastrutture: deve partire dalla ricostruzione sociale e dalla formazione delle nuove generazioni». Donati ha raccontato il progetto Macroscuola, promosso dai Giovani Imprenditori di ANCE in Italia: «Coinvolgiamo ragazzi delle scuole medie in concorsi di idee per progettare scuole, case e spazi urbani. Le loro proposte vengono presentate ai Comuni e, in alcuni casi, realizzate. È un modo per dire ai ragazzi: la tua voce conta». Ha proposto di replicare questo modello in Ucraina, in collaborazione con le associazioni locali: «Se vogliamo che i giovani restino e costruiscano il loro Paese, dobbiamo dare loro la possibilità di essere protagonisti della ricostruzione fin da subito».

I mattoni del futuro

Tirando le fila del dibattito, Daniela Fatarella ha richiamato le immagini evocate dagli interventi: «Un bambino siriano ci ha detto: “Ricostruirò la mia vita mattone dopo mattone finché non potrò sorridere di nuovo”. Questi mattoni li dobbiamo dare noi: governi, imprese, università, società civile. Nessuno si salva da solo». Ha ricordato l’aneddoto di una bambina siriana che, tornando a scuola in un campo profughi, indossava un vestito da principessa: «Quel gesto ci dice quanto l’educazione sia desiderata e necessaria, anche nelle condizioni più drammatiche». «Le nuove generazioni non sono solo vittime dei conflitti – ha concluso Fatarella – ma devono essere ascoltate e coinvolte come protagoniste della ricostruzione. Il futuro appartiene a loro, e il nostro compito è dare loro voce, strumenti e fiducia».

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