Rimini, 25 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato l’incontro “Costruttori di dialogo, libertà religiosa e pace”, un momento di confronto dedicato a una delle grandi priorità del tempo presente. Introducendo i lavori, Andrea Avveduto (Pro Terra Sancta, Consulta Italiana per la Libertà Religiosa) ha ricordato le parole pronunciate da Papa Leone XIV lo scorso 21 giugno: l’intelligenza artificiale, il bene comune e la libertà religiosa sono le tre sfide decisive per costruire una società autenticamente umana. Citando Sant’Agostino, il Pontefice aveva sottolineato il passaggio dall’«amor sui» all’«amor Dei», cioè dall’amore egoistico all’amore gratuito radicato in Dio, come fondamento della Civitas Dei. L’incontro ha visto la partecipazione del Cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo metropolita di Algeri; Daniela Canclini, vicepresidente della Consulta Italiana per la Libertà Religiosa; Davide Dionisi, inviato speciale del Governo italiano per la promozione della libertà religiosa e la tutela delle minoranze religiose; il biblista don Massimo Carlino; Mauro Giacomazzi, focal point educazione AVSI; Massimiliano Tubani, direttore generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre; Michele Brignone, Fondazione Oasis. Le conclusioni sono state affidate a Brignone, mentre Avveduto ha introdotto e moderato il dibattito.
Il lavoro della Consulta Italiana per la libertà religiosa
Daniela Canclini ha presentato il percorso della Consulta Italiana per la Libertà Religiosa, nata per coordinare il lavoro di organizzazioni ed esperti impegnati nella difesa di questo diritto fondamentale. «La libertà religiosa è spesso definita la cartina di tornasole di tutti i diritti umani. Dove manca questo diritto, mancano anche gli altri», ha affermato. La vicepresidente ha ricordato i numeri drammatici: «Circa 350 milioni di cristiani nel mondo vivono in condizioni di discriminazione e persecuzione». Troppo spesso, ha aggiunto, «gli atti in odio alla fede non trovano spazio nell’attualità politica e mediatica». Da qui l’esigenza di una rete stabile di collaborazione, ispirata ad esperienze già attive in altri Paesi occidentali. La Consulta, lanciata in occasione del G7 di Pescara, riunisce realtà come Aiuto alla Chiesa che Soffre, la Comunità di Sant’Egidio, AVSI, Pro Terra Sancta e la Fondazione Oasis. «Il nostro obiettivo è promuovere iniziative di sensibilizzazione, monitorare le violazioni della libertà religiosa e richiamare l’attenzione delle istituzioni», ha spiegato Canclini. E ha concluso: «Abbiamo bisogno di guardare ai martiri del nostro tempo, testimoni che ricordano a tutti noi che la verità esiste e che la libertà è un diritto fondamentale non negoziabile».
La prospettiva della diplomazia italiana
Collegato in videoconferenza, Davide Dionisi ha tracciato un bilancio dei suoi due anni da inviato speciale del Governo. «Ogni attentato alla libertà di convinzione religiosa è una negazione della democrazia e un’offesa alla dignità di ogni uomo», ha affermato.
Ha ricordato i forum internazionali organizzati dall’Italia, tra cui quello dedicato al Pakistan e quello sulle nuove schiavitù. Ha sottolineato l’importanza di mantenere «un dialogo aperto, trasparente e regolare con le confessioni religiose e con i governi», perché il rispetto della libertà religiosa è alla base di un autentico pluralismo. Rivolgendo un appello all’Europa, Dionisi ha auspicato «l’istituzione di una figura europea stabile per la libertà religiosa, che oggi è ancora assente». E ha richiamato il senso ultimo del lavoro diplomatico: «Le religioni possono essere la base di un nuovo consenso globale per la pace internazionale. La promozione del dialogo interreligioso è cruciale per prevenire conflitti e costruire fiducia reciproca».
La complessità della libertà religiosa
Il Cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, ha offerto una riflessione articolata: «La libertà religiosa è una libertà fondamentale, ma è una questione più complessa di quanto spesso immaginiamo». Possiamo riassumere in cinque punti chiave il suo intervento. Primo: la libertà religiosa è un concetto recente, legato al mondo postmoderno in cui l’individuo può scegliere autonomamente la propria fede. Secondo: essa dipende dal ruolo che la religione occupa nella società. Terzo: varia a seconda del rapporto tra religione e società, che non è uguale nelle diverse tradizioni. Quarto: comporta sempre il rischio del proselitismo, che richiede un equilibrio con la libertà altrui. Quinto: la concezione della salvezza è decisiva. «Per molti musulmani la salvezza è legata all’appartenenza all’islam. Per i cristiani, dal Concilio Vaticano II, non si può più dire che fuori dalla Chiesa non vi sia salvezza. Questo cambia profondamente il modo di intendere la libertà religiosa». Il Cardinale ha poi ricordato i 19 martiri di Algeria, assassinati negli anni ’90: «Non furono uccisi per odio alla fede, ma perché scelsero di restare accanto ai loro amici musulmani in un contesto di violenza. Il loro martirio non è solo testimonianza di fede, ma di fraternità».
La Bibbia e la libertà come dono di Dio
Il biblista don Massimo Carlino ha offerto un inquadramento teologico, richiamandosi alla dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II: «La libertà religiosa si fonda sulla dignità stessa della persona umana». Nella Scrittura, ha osservato, «la libertà è il dono che Dio fa all’uomo, e la libertà religiosa è un aspetto di questa libertà più ampia».
Educazione, testimonianza e sostegno alle comunità perseguitate
Mauro Giacomazzi (AVSI) ha posto l’accento sull’educazione come via per promuovere dialogo e rispetto reciproco, raccontando esperienze concrete nei contesti più difficili. Massimiliano Tubani, direttore generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha richiamato l’attenzione sulle comunità cristiane perseguitate: «Sostenere queste realtà non è solo un atto di carità, ma un impegno per la libertà di tutti».
Conclusioni: il dialogo come profezia
Concludendo i lavori, Michele Brignone ha richiamato il messaggio inviato dal Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a nome di Papa Leone XIV: «Laddove i responsabili delle istituzioni sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo, le comunità religiose e la società civile devono affidarsi alla profezia». L’incontro si è chiuso con un appello comune: la difesa della libertà religiosa non è un tema settoriale, ma il fondamento di ogni società giusta e pacifica. Essere «costruttori di dialogo» significa avere il coraggio di testimoniare la fede senza paura, promuovere relazioni autentiche e difendere chi, ancora oggi, paga con la vita la propria scelta religiosa.







