Confessioni di Sant’Agostino (Alessandro Preziosi)

Redazione Web

Rimini, 26 agosto 2025 – Dopo essere stato in precedenti edizioni della kermesse riminese Cristoforo Colombo e il capitano Achab impegnato nella lotta contro la misteriosa balena bianca, Alessandro Preziosi è tornato con grande successo sul palcoscenico del Meeting il 26 agosto al gremitissimo Teatro Galli, per raccontare un altro grande viaggio, questa volta nella profondità dell’abisso del sé e del cuore umano, quello delle “Confessioni di Sant’Agostino”.

Già da lui interpretata per l’omonima fiction televisiva, ha dato vita con vibrante intensità ai momenti salienti dell’avventura umana e spirituale del vescovo di Ippona, come in un dialogo con la contemporaneità attraverso la nuova traduzione e adattamento di Tommaso Mattei, accompagnato dalla partitura elettronica originale e immersiva di Paky De Maio, tesa a riflettere l’interiorità del protagonista e la sua tesa sofferta e poetica condizione umana sospesa tra rimpianto e struggente viaggio dentro l’ignoto racchiuso dentro di sé, inno a una bellezza e pace  ritrovata fino alla celebre, struggente invocazione finale: “Tardi ti amai. Tardi ti amai, o bellezza sempre antica e sempre nuova. Tardi ti amai. Ed ecco che tu stavi dentro di me, mentre io stavo fuori di me stesso. E ti cercavo di fuori. Tu stavi con me, ma io non stavo con te. Però tu mi chiamasti, gridasti, rompesti la mia sordità. Brillasti, risplendesti, fugasti la mia sordità. Spargesti la tua fragranza, la respirai e ora sospiro per te. Ne gustai e ne ebbi fame e sete. Mi toccasti e ardo dal desiderio della tua pace”.

«Sant’Agostino – dice Preziosi – era un accanito inseguitore della verità, non si accontentava di aderire a concetti religiosi e spirituali insegnati da altri, li smontava, cercava di scardinarli per poter arrivare al cuore e interrogarsi sulla loro veridicità e solo allora li faceva propri. Il trascendere le cose per andare oltre: un grande spunto di riflessione molto attuale. La predilezione per i brani proposti mostrano il travaglio interiore dell’uomo Agostino mentre li stava scrivendo. Abbiamo preferito quel momento lì: prima che del religioso un essere umano che si rivolge a Dio come se riuscisse a parlare con lui ma allo stesso tempo sembra interrogare più se stesso che altri, chiedendo però sempre il sostegno di Dio invocandolo».

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