Comunità energetiche rinnovabili: Stato dell’arte ed esempi concreti

Redazione Web

Rimini, 26 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini 2025 ha dedicato uno degli appuntamenti più seguiti al tema della transizione energetica, affrontando la sfida delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), un modello innovativo destinato a cambiare il rapporto tra cittadini, imprese, istituzioni e produzione di energia. L’incontro, dal titolo “Comunità energetiche rinnovabili: stato dell’arte ed esempi concreti”, ha riunito esperti, amministratori, imprenditori e rappresentanti di aziende per fotografare lo stato dell’arte e indicare prospettive future. A moderare il dibattito, Sergio Luciano, direttore di Economy, che ha introdotto così: «Parliamo di un tema che tocca la vita quotidiana di ciascuno, perché riguarda non solo l’ambiente, ma anche la bolletta delle famiglie e la competitività delle imprese. Le comunità energetiche combinano tecnologia, sostenibilità e partecipazione sociale».

Cotana (RSE): la rivoluzione sociale dell’energia condivisa

Franco Cotana, amministratore delegato di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) ha aperto i lavori  illustrando l’evoluzione delle CER in Italia: «In un solo anno siamo passati da poche decine a oltre 630 comunità già attive, con circa 1.200 in fase di costituzione. L’Italia è oggi tra i primi Paesi in Europa, seconda solo a Germania e Olanda». Cotana ha sottolineato che le CER non sono soltanto un’innovazione tecnica: «La parola chiave è comunità. Per la prima volta i cittadini non sono più solo consumatori passivi, ma possono diventare produttori e protagonisti della transizione. Si tratta di una rivoluzione sociale prima ancora che energetica». Le comunità energetiche nascono dal recepimento delle direttive europee RED I e RED II, che hanno aperto la possibilità di condividere energia da fonti rinnovabili all’interno di una stessa cabina primaria. In Italia, grazie anche al lavoro del Ministero dell’Ambiente e al sostegno del GSE, è stato introdotto un sistema di incentivi: fino a 100-120 euro per ogni MWh di energia condivisa, a cui si aggiunge il sostegno per la realizzazione degli impianti. Cotana ha ricordato che il fenomeno non riguarda solo il fotovoltaico: «Le CER possono basarsi anche su eolico, idroelettrico, biomasse. Un impianto fotovoltaico produce energia per circa 1.300 ore l’anno, un impianto eolico arriva a 3.000, uno idroelettrico può superarle e le biomasse garantiscono produzione continua. È l’integrazione tra fonti diverse a rendere il sistema più resiliente».

Chiassai Martini (Fondazione CER Italia): un modello nazionale di partenariato pubblico-privato

La seconda voce è stata quella di Silvia Chiassai Martini, presidente della Fondazione CER Italia e sindaco di Montevarchi, tra i primi Comuni italiani a sperimentare concretamente il modello. «Abbiamo iniziato nel 2021, in piena emergenza bollette – ha raccontato – scegliendo la strada del partenariato pubblico-privato. Il Comune non ha speso un euro: abbiamo messo a disposizione tetti e immobili pubblici (scuole, palazzetti, strutture sportive) e un privato, con un investimento di 2,2 milioni di euro, ha realizzato gli impianti per 1,9 MW complessivi di potenza, che non solo producono energia pulita, ma riducono le bollette e generano ritorni economici per la comunità». La Fondazione CER Italia è diventata un modello nazionale: «Accogliamo Comuni, province, aziende e cittadini da tutta Italia. Il nostro obiettivo è semplificare procedure complesse e permettere a chiunque di partecipare senza rischi economici, grazie a una struttura giuridica mutualistica e non profit. Solo così le CER possono diventare davvero popolari e stabili». Chiassai ha sottolineato l’urgenza di una forte azione di comunicazione: «La maggior parte dei cittadini non sa cosa sia una comunità energetica. Eppure è una rivoluzione che può incidere sulla vita quotidiana. Bisogna spiegare con parole semplici i vantaggi ambientali, economici e sociali. Le amministrazioni locali hanno un dovere: farsi promotrici attive di questa opportunità».

Gherardi (Confagricoltura): il ruolo strategico dell’agricoltura

L’intervento di Nicola Gherardi, presidente della comunità energetica di Confagricoltura, ha portato la prospettiva del mondo agricolo. «Gli agricoltori sono i primi a subire gli effetti del cambiamento climatico – siccità, alluvioni, rincari energetici – e per questo sono anche i primi protagonisti della transizione. Le CER rappresentano per noi non solo un’opportunità di investimento, ma un modo per restituire valore ai territori e rafforzare le comunità rurali». Confagricoltura ha costituito una cooperativa a responsabilità limitata, capace di includere sia grandi produttori di energia (con impianti da centinaia di kW) sia piccoli imprenditori agricoli con pannelli da 20 o 30 kW. «La comunità esiste solo se c’è chi consuma – ha spiegato Gherardi –. Il nostro compito è garantire equilibrio tra produttori e consumatori». Il nodo critico resta la tempistica: «Le scadenze del PNRR fissano novembre 2025 come termine ultimo per completare progetti finanziati. Troppo spesso, però, i ritardi non dipendono dagli imprenditori ma dalle procedure autorizzative o dalle connessioni alla rete. Occorre semplificazione, altrimenti rischiamo di perdere un’occasione storica».

Vai (USE Nord): energia e solidarietà insieme

Suggestiva la testimonianza di Felice Vai, presidente della comunità energetica USE Nord, che ha spiegato l’intuizione alla base del progetto: «Abbiamo pensato alle CER come a un modo per sostenere le opere sociali e il terzo settore. Gli incentivi ricevuti per l’energia condivisa sono destinati a scuole, case di riposo, associazioni caritative. È una forma nuova di sussidiarietà che unisce ambiente, economia e solidarietà». Il progetto ha già attivato 11 configurazioni, di cui 3 qualificate dal GSE, con incentivi per circa 450.000 euro in vent’anni destinati ad enti sociali. «La sfida ora è far crescere le comunità, farle diventare stabili nel tempo. Non basta un vantaggio economico: serve un valore condiviso che fidelizzi le persone. Solo così le CER saranno durature».

Iaccarino (Enel): abilitare la transizione

In chiusura, la voce della grande azienda: Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari Istituzionali Italia di Enel. «Il ruolo di Enel è duplice – ha spiegato –: da un lato sosteniamo la nascita di comunità energetiche, aiutando cittadini e imprese a costituirle e gestirle; dall’altro, siamo distributori di rete, quindi fisicamente abilitiamo la connessione degli impianti». Iaccarino ha fornito dati impressionanti: «Dal 2020 al 2023 siamo passati da 50.000 a quasi 400.000 nuovi impianti allacciati ogni anno. Significa 1.000 allacci al giorno. Oggi in Italia ci sono quasi 2 milioni di piccoli produttori di energia. Questo dimostra che la transizione non è più nelle mani di pochi grandi player, ma è diventata diffusa e partecipata». Per Enel, le CER rappresentano «uno straordinario strumento di solidarietà e sostenibilità. Non cambieranno da sole il sistema energetico, ma possono incidere concretamente, soprattutto se collegate al terzo settore. È un modello che va conosciuto, diffuso, reso accessibile a tutti».

Energia come bene comune

Nelle battute finali, il moderatore Sergio Luciano ha tirato le fila: «Le CER non sono utopia ma realtà concreta, già attiva in centinaia di Comuni. Sono un modo per ridurre le bollette, favorire la decarbonizzazione e sostenere opere sociali. Rappresentano un mattone nuovo per costruire comunità più solidali e sostenibili». La sintesi tecnica è stata affidata ancora a Cotana, che ha ribadito: «Le comunità energetiche sono una scelta che conviene a tutti: ai cittadini, alle imprese, all’ambiente. Non sono prive di complessità, ma sono uno strumento straordinario per coniugare sviluppo economico, innovazione e giustizia sociale». Il futuro dell’energia passa anche da qui: dalle comunità locali che, insieme, diventano protagoniste della transizione.

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