Rimini, 26 agosto 2025 – Il tema dell’Europa è stato il filo conduttore del Meeting di Rimini 2025 e l’incontro dal titolo «Coesione e sviluppo per un’Europa unita» ha offerto una riflessione ampia sulle sfide che attendono i ventisette Paesi dell’Unione. Dopo gli interventi di Mario Draghi e Roberta Metsola, che hanno sollecitato l’Europa a non rischiare di scivolare in un’irrilevanza geopolitica, economica e culturale, il dibattito ha assunto una prospettiva specifica legata al welfare e alle politiche di coesione. «Il welfare europeo è una risorsa enorme, un modello unico al mondo che però rischia di essere compromesso se non si affrontano i nodi del debito pubblico, dell’invecchiamento e della denatalità», ha introdotto Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
Il valore del welfare universale europeo
Vittadini ha sottolineato come il modello europeo, a differenza di quello statunitense basato su criteri selettivi e con forti disuguaglianze sociali, garantisca universalità di accesso a sanità, istruzione e assistenza. «È impressionante come in Europa anche un extracomunitario che arriva possa avere un tipo di intervento uguale a quello di un cittadino italiano con reddito medio-alto», ha detto. Tuttavia, ha avvertito, questo sistema non può essere dato per scontato: «Abbiamo un bilancio comunitario di dimensioni minime. Basta questo bilancio a garantire l’universalità negli anni a venire?». Da qui la necessità di interrogarsi su come rafforzare le politiche di coesione e sul rischio che esse vengano percepite come mero assistenzialismo invece che come strumenti di sviluppo.
Un bilancio europeo più flessibile e semplificato
Il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme della Commissione Europea, Raffaele Fitto, ha messo in evidenza la centralità di bilancio e governance istituzionale. «L’Europa non è un’entità unica, ma una complessità istituzionale nella quale il processo decisionale è decisivo», ha affermato. Fitto ha ricordato come la nuova Commissione abbia introdotto figure inedite, come i commissari per la difesa e per la semplificazione, a testimonianza della necessità di risposte adeguate a sfide inedite. «Se in passato si poteva costruire un bilancio pluriennale valido per sette anni, oggi la flessibilità è centrale. Non possiamo affrontare crisi come la pandemia, la guerra in Ucraina o le tensioni commerciali con strumenti rigidi».
Politiche di coesione come leva di sviluppo
Fitto ha ribadito che la politica di coesione, che rappresenta un terzo del bilancio europeo, deve essere vista come strumento di crescita e non come semplice trasferimento di fondi. La revisione di medio termine in discussione al Parlamento europeo permetterà agli Stati membri di riscrivere i programmi attuali individuando nuove priorità: difesa, competitività, energia, acqua e casa. «Le regioni di confine baltiche sono in drammatica crisi economica: quella non è solo una questione di sicurezza militare, ma di coesione. La politica di coesione deve avere la capacità di adeguarsi a questi scenari», ha chiarito. La logica dovrà essere quella della «sussidiarietà verticale e orizzontale», con un coinvolgimento diretto anche della società civile e dei corpi intermedi.
Difesa, sicurezza e welfare: un equilibrio da costruire
Il dibattito si è concentrato anche sul timore che maggiori investimenti in difesa possano erodere le risorse destinate al welfare. Fitto ha risposto indicando un approccio ampio: «Se difesa vuol dire solo armi, è un conto. Ma se significa infrastrutture, cyber sicurezza, innovazione e occupazione, allora rappresenta un’opportunità. Non possiamo pensare che il confine con la Russia riguardi solo la Finlandia o l’Estonia: è il confine europeo». Ha inoltre ricordato come il tema della difesa sia legato anche all’autonomia strategica dell’Europa, dal piano energetico al rapporto con l’Africa: «Non possiamo essere spettatori. Se parliamo di allargamento a Balcani e Ucraina, dobbiamo sapere che comporta costi e impatti sulla coesione, ma anche una posta in gioco valoriale: la democrazia non è un bene scontato».
Allargamento e sfida demografica
Sul tema dell’allargamento dell’Unione, Fitto ha richiamato la necessità di una visione lungimirante: «Il tema dell’Ucraina oggi va oltre le considerazioni economiche. È in gioco una partita valoriale». Al tempo stesso ha evidenziato i rischi di desertificazione delle aree interne e di sovrappopolamento delle aree urbane: «Non possiamo accettare che intere zone d’Europa si svuotino. La politica di coesione deve garantire il diritto di rimanere nei luoghi d’origine». Ha quindi richiamato la necessità di una migliore qualità della spesa pubblica: «Troppo spesso abbiamo speso senza guardare agli obiettivi veri. La politica di coesione può rappresentare un elemento centrale di cambiamento».
La prospettiva del mondo economico
Andrea Dellabianca, presidente della Compagnia delle Opere, ha concluso sottolineando l’importanza per l’Europa di coniugare sviluppo, coesione e valori fondanti. «Termini come flessibilità, capacità di cambiare, semplificazione e rapidità di decisione sono centrali anche per chi fa impresa», ha osservato. Per Dellabianca occorre una politica industriale europea capace di accompagnare le trasformazioni settoriali, dall’automotive all’energia, e di investire su giovani e istruzione: «La coesione non è solo un avvicinamento tecnico o economico. È relazione tra persone, tra imprese, scuole, ospedali, servizi. È ripartire dai soggetti sociali e dai corpi intermedi».







