C. DAWSON, LA RELIGIONE E LO STATO MODERNO PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Press Meeting

“Una profonda riflessione sulla formazione dello stato moderno agli albori dell’affermazione delle ideologie totalitarie”. Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano, introduce in questo modo i suoi ospiti: Paolo Mazzeranghi della D’Ettoris Editori, Giovanni Cantoni, direttore della collana Magna Europa, e S.E. mons. Luigi Negri, Vescovo di S. Marino- Montefeltro, per dialogare sul libro di C. Dawson, “La religione e lo stato moderno”, ed. D’Ettoris.
Dawson, convertito dall’anglicanesimo al cattolicesimo e forse per questo ostracizzato in patria, propone una originale interpretazione storiografica che accomuna comunismo, fascismo, nazional-socialismo, new deal e laburismo inglese nella medesima matrice culturale, una filosofia liberale, che affonda le sue radici in quella pretesa di rinascita umana legata al falso mito di Protagora: l’uomo come misura di tutte le cose.
Per Cantoni l’opera di Dawson si inserisce in un contesto cultuale europeo, che può non coincidere con i suoi confini geografici, ma abbraccia una dimensione umana e mondiale nello stesso tempo.
Mazzeraghi, curatore della versione italiana dell’opera, entra nel merito dei contenuti: “in Dawson, la crisi della civiltà occidentale coincide con la fine della Cristianità”. In realtà il vuoto lasciato dal liberalismo del ‘900 ha permesso prima la nascita di movimenti ideologici, poi l’affermazione incontrastata delle inevitabili manifestazioni totalitarie. Perché leggere Dawson? Per l’acuta e lungimirante valenza pedagogica. La sua profondità analitica – illustra Mazzaranghi – è andata al di là della sua contingenza storica e degli stessi addetti ai lavori del tempo. La conclusione del libro rappresenta una speranza lanciata a noi lettori moderni: “è morta la prima cristianità ma non la sua anima di speranza, la Chiesa”.
È poi la volta di Mons. Negri: “da Dawson abbiamo imparato che la fede è un movimento di vita, non una serie di istituzioni; è un popolo che vive la grande avventura della vita come l’opera di Cristo incarnato, dal singolo che si assume la responsabilità della propria vocazione fino alle grandi opere dei monasteri medievali”. Dawson – incalza il porporato – ci richiama, con grandissima attualità al rischio insito nell’affermazione delle società moderne: non eliminare la religione sotto l’aspetto istituzionale, ma il movimento naturale della fede, dell’uomo verso Dio. L’alternativa diviene lo stato ed il suo simulacro, il potere: di qui la disperazione dell’uomo e la naturale ed inevitabile dissoluzione del potere stesso.

N.L.
Rimini, 23 agosto 2007