Rimini, 26 agosto 2025 – Al Meeting di Rimini si è tenuto l’incontro “Aiutare gli italiani in difficoltà: metodi, risultati, sorprese”, con protagonista Nicola Minasi, ministro plenipotenziario e capo dell’Unità di Crisi della Farnesina. L’incontro, introdotto da Gianluca Brusco, ha offerto uno spaccato prezioso di un’attività poco conosciuta ma essenziale: la tutela dei cittadini italiani all’estero in caso di emergenze. “Il nostro compito – ha spiegato Minasi – è difendere vite italiane quando si verificano eventi drammatici: guerre, attentati, rapimenti, disastri naturali, pandemie. Situazioni estreme che obbligano a decisioni rapide e coordinate, giorno e notte, 365 giorni l’anno”.
Come funziona l’Unità di Crisi
L’Unità di Crisi del MAECI conta 35 persone, tra diplomatici, militari, tecnici informatici e analisti, in stretto contatto con ambasciate, consolati, intelligence e forze armate. È attiva 24 ore su 24, anche a Natale o Ferragosto. Il primo strumento è “Viaggiare Sicuri”, portale che informa su condizioni di rischio nei Paesi del mondo. Complementare è “Dove siamo nel mondo”, piattaforma nata dopo lo tsunami del 2004 che consente ai viaggiatori di registrarsi per essere rintracciati in caso di crisi. “La libertà di viaggiare è un diritto costituzionale – ha sottolineato Minasi –. Non viviamo in uno Stato che controlla dove siamo. Sta a noi decidere di segnalarci. Questo ci permette, in caso di emergenza, di sapere chi e dove andare a cercare”.
Pensare prima: la pianificazione come chiave
Minasi ha insistito su un principio operativo: prepararsi prima che accada l’imprevisto. “Un terremoto o un’eruzione non si possono prevedere, ma si può decidere oggi come reagire. Pensare in anticipo a dove raccogliere i connazionali, come comunicare senza internet, dove trovare acqua e viveri, è la differenza tra caos e salvezza”. Citata anche la frase di Eisenhower: “I piani non servono a niente, ma la pianificazione è tutto”. Perché non esiste crisi uguale a un’altra: ogni volta cambia l’ordine degli eventi, e occorre improvvisare su una base solida.
Sudan, Niger, Israele, Libano: evacuazioni reali
Con esempi concreti, Minasi ha raccontato operazioni recenti. Sudan, 2023: cento italiani bloccati a Khartoum, aeroporto bombardato. Evacuazione riuscita grazie a convogli terrestri verso una base aerea alternativa. “Avevamo visitato quei luoghi dieci anni prima. La preparazione preventiva ha salvato vite”. Niger, 2023: 91 italiani evacuati dopo colpo di Stato. L’Italia tra i pochi Paesi, con Usa e Francia, a organizzare voli diretti. Israele e Gaza, 2023: oltre mille italiani rientrati con voli speciali e charter, più 19 operatori umanitari evacuati dalla Striscia. Libano, 2024: evacuazione di 300 connazionali prevista con mesi di anticipo, grazie a un’analisi preventiva che aveva intuito l’escalation.
Guerre e pandemie: risposte straordinarie
Il caso più estremo resta il Covid-19, con il rimpatrio di 110.000 persone. Ma anche crisi meno note hanno messo alla prova la struttura: “Durante la guerra dei dodici giorni abbiamo gestito evacuazioni simultanee da Israele, Iran e Golfo. Tre fronti aperti in contemporanea: logistica e coordinamento portati al limite”. Nel 2024, poi, l’Italia ha assunto un ruolo unico nell’accoglienza di pazienti da Gaza: “In 14 missioni abbiamo portato in Italia 181 bambini e malati gravi, più dei restanti 26 Paesi Ue messi insieme. È stato un lavoro di squadra con forze armate, protezione civile, sanità e terzo settore”.
Tecnologia e intelligenza artificiale
La Farnesina sperimenta anche strumenti innovativi. Un algoritmo sviluppato con l’Università di Torino elabora migliaia di variabili per stimare l’instabilità dei Paesi. “Non è un oracolo digitale – ha chiarito Minasi –. L’intuito umano resta decisivo. Ma serve come allarme per non trascurare segnali deboli”. Parallelamente, un sistema di monitoraggio dei social intercetta notizie in tempo reale prima che arrivino ai media. “Funziona bene – ha detto – ma nessuna tecnologia può sostituire l’intelligenza naturale e la collaborazione umana”.
Un lavoro tra rivalità e cooperazione internazionale
Parlando dei rapporti con le altre unità di crisi, Minasi ha rivelato: “Tra Paesi alleati esiste collaborazione, ma anche rivalità. Nelle evacuazioni ognuno vuole essere il primo a salvare i propri cittadini. Si lavora insieme solo se si ammettono i propri limiti e si chiede aiuto. Per questo operiamo sempre come se fossimo soli, pronti però a collaborare quando è possibile”.Un approccio pragmatico che riflette la complessità della diplomazia: orgoglio nazionale e cooperazione devono trovare equilibrio.
Formazione e prevenzione per i giovani italiani
Ampio spazio è stato dedicato al tema della sicurezza dei giovani volontari all’estero. Minasi ha ricordato i Corpi Civili di Pace e i programmi di servizio civile internazionale: “Ogni anno 900 ragazzi partono per aree fragili del mondo. Non basta il loro entusiasmo: serve preparazione. Noi collaboriamo alla loro formazione, spiegando rischi e comportamenti da adottare. È prevenzione che salva vite”.
Sorprese e umanità: storie che restano
Le operazioni non sono solo numeri. Minasi ha ricordato episodi emblematici: “Nel terremoto in Turchia 2023 abbiamo cercato per dieci giorni il corpo di un connazionale sotto le macerie di un albergo. Alla fine lo abbiamo trovato. È stata una fatica immensa, ma il senso del nostro lavoro è restituire un figlio, un padre, una sorella a chi aspetta in Italia”. Accanto alla durezza, emergono anche volti di speranza: come suor Pina de Angelis, missionaria italiana a Il Cairo, che ha cucinato per bambini palestinesi evacuati da Gaza. “In quei gesti – ha detto Minasi – c’è la testimonianza che l’Italia non porta solo logistica e aerei, ma umanità”.
Conclusione: la responsabilità di proteggere
L’incontro si è chiuso con un messaggio chiaro: “Aiutare gli italiani in difficoltà significa agire con metodo, imparare dai risultati, accettare le sorprese. Ma soprattutto significa ricordare che dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, un destino. È un dovere morale oltre che istituzionale”. Un lungo applauso ha accompagnato le parole finali, confermando la gratitudine e l’interesse del pubblico per un lavoro silenzioso ma essenziale. In un mondo instabile, l’Unità di Crisi resta un presidio di fiducia e sicurezza per tutti gli italiani all’estero.







