161. Cristiani perseguitati

Press Meeting

Le persecuzioni ai cristiani nelle varie parti del mondo sono un argomento che il Meeting non lascia mai cadere. Assente per gravi motivi Shahbaz Bhatti, il ministro federale pachistano per le minoranze, il discorso si focalizza sull’Iraq con la presenza di Joseph Kassab, direttore esecutivo della Federazione caldea in America, Staffan De Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite in Iraq e Mario Mauro, presidente dei deputati del Popolo della libertà al Parlamento europeo. Alle ore 19 la sala A2 è colma, a testimonianza dell’interesse che suscita l’argomento. Introduce Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e Liberazione.
Kassab inizia con la constatazione che in Iraq i cristiani rischiano di sparire, vittime degli eventi che sono accaduti nella storia a partire dal VII secolo con la conquista musulmana di quel territorio. “Da maggioranza diventano minoranza, a cui sono imposte, per sopravvivere, altissime tasse”. Le crociate del XII-XIII secolo mettono in difficoltà le comunità cristiane perché sono costrette a scegliere tra i propri concittadini e i fedeli della propria religione. Un’altra data da ricordare è l’aprile 1915 quando iniziò da parte turca la persecuzione non solo degli armeni, ma di tutte le minoranze cristiane presenti nei suoi territori. Con l’ultima guerra contro Saddam Hussein le persecuzioni si sono aggravate, con atrocità che il relatore elenca con macabre descrizioni. Kassab conclude il suo intervento recitando il Padre Nostro in lingua aramaica, la lingua parlata da Gesù.
“Negli ultimi due anni le atrocità non sono state perpetrate solo contro i cristiani – inizia così la sua relazione De Mistura – tutte le minoranze sono state colpite da forze politiche, in particolare Al Qaida, che mira con il terrore a produrre instabilità per far cadere questo governo per impadronirsi della guida del Paese. Ma ho fiducia, perché gli iracheni non mollano: due ore dopo ogni attentato erano lì a pulire, risistemare e a far ripartire la vita normale”. Sono state distrutte cinquanta chiese, ma anche settanta moschee. Molti cristiani sono andati via e non vogliono tornare, ma molti sono rimasti perché non vogliono lasciare quella terra che abitano da cinquemila anni e da duemila sono cristiani. “Volevano far fallire le elezioni, ma la collaborazione tra Onu e cristiani ha ottenuto una legge che garantisce la rappresentanza di tutte le minoranze e così le elezioni si sono fatte. Per motivi religiosi sono ottimista. La notte di Natale sono stato in una chiesa nel Nord del Paese. L’edificio era straripante nonostante le minacce e tutti pregavano con unità e fierezza”.
Mauro allarga la prospettiva: ci sono atrocità contro i cristiani spiegate con motivazioni politiche, ma ci sono anche delle vere persecuzioni, come in Vietnam e in India, dove non c’è altro motivo se non la diversa fede. “Politicamente il fondamentalismo è una scorciatoia per prendere il potere. Utilizza il pretesto religioso per avere il consenso delle popolazioni, manipolando la storia e le informazioni. I fondamentalisti colpiscono i più deboli, le minoranze, per colpire il vero nemico che è chi sta al governo”. Mauro racconta una serie di episodi di violenze contro sacerdoti e fedeli cristiani in Vietnam con la complicità della polizia. Il cristiano dà fastidio al potere perché è un uomo libero e chiede la libertà per tutti. Un martire grida la sua fede con il suo sangue. “Non possiamo ignorarli anche se noi sappiamo che Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat”.
E noi che cosa possiamo fare? Chiede ai tre interlocutori Fontolan. Per Kassab dobbiamo chiedere a tutte le agenzie internazionali e al Vaticano di sostenere i cristiani perseguitati e far avere loro gli aiuti necessari perché non lascino la loro terra. De Mistura ribadisce il suo ottimismo dettato dalla fede e perché gli iracheni dicono che non vogliono lasciare la loro terra che abitano da duemila anni. Mauro richiama alla memoria dei presenti alcune discriminazioni che esistono in Occidente e che un domani possono diventare persecuzioni. Ricordando la testimonianza di Tony Blair, rammenta alla platea che nel Regno Unito un cattolico non può diventare re: “Mi piacerebbe che le cose cambiassero e Tony diventasse Enrico IX”.

(A.B.)
Rimini, 28 agosto 2009